In God we trust, ma solo dagli anni Cinquanta
Gli Stati Uniti non nascono religiosi: da cosa nasce, quindi, il fanatismo cristiano odierno?

Quanti di voi vedendo Donald Trump “dottore” che cura le malattie ci hanno visto un tentativo di paragonarsi a Gesù Cristo? Direi molti, e non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Ed è lo stesso Trump a parlare di religione molto più spesso di quanto non facessero la maggioranza dei suoi predecessori, specie nell’ultimo ventennio.
L’idea della maggioranza delle persone che conosco è che gli Stati Uniti siano un paese fortemente cristiano, devoto alla religione, ma tutto questo è un costrutto recente, che probabilmente farebbe rigiurare nella tomba i padri fondatori.
Se gli Stati Uniti fossero davvero nati come Stato cristiano, ci aspetteremmo almeno il minimo sindacale, come un riferimento esplicito a Dio nei documenti fondativi. Ma questo riferimento non c’è. La Costituzione del 1787, in realtà, non nomina alcuna divinità e il Primo Emendamento vieta allo Stato di stabilire una religione ufficiale.
Ecco, oggi parliamo di questo.
I padri fondatori
Chi ha creato gli Stati Uniti non stava di certo cercando di creare una teocrazia. Jefferson era solito tagliare dalla Bibbia tutte le parti relative a fatti soprannaturali, Madison spingeva perché ci fosse netta separazione tra Stato e religione, Washington ogni volta che se ne parlava era così prudente da risultare evasivo, e dimostrò coi fatti quanto per lui fosse basilare la tolleranza verso tutte le religioni.
Sia chiaro, non erano atei, ma avevano molto chiaro che mescolare religione e potere politico fosse una pessima idea. D’altronde erano reduci da una guerra combattuta contro uno Stato, la Corona britannica, il cui capo era al tempo stesso il capo della Chiesa; ruolo che i regnanti britannici ricoprono dal XVI secolo. Solo recentemente Re Carlo III ha esplicitato che, pur essendo lui protestante e Difensore della Fede per ruolo, il suo desiderio è quello di proteggere tutte le fedi nell’attuale multireligioso Regno Unito.
Oltretutto, nel Trattato di Tripoli del 1797, all’articolo 11 venne scritto chiaramente che:
As the government of the United States of America is not in any sense founded on the Christian Religion…
Ovvero:
Poiché il governo degli Stati Uniti d’America non è in alcun modo fondato sulla Religione Cristiana…
Il fanatismo religioso comincia dopo
L’idea degli Stati Uniti come “nazione cristiana” è molto più recente di quanto possiamo pensare, non nasce nel 1776. E difatti solo durante la Guerra Civile (1861–1865), e solo su alcune monete, compare la dicitura In God We Trust – per essere precisi nel 1864, grazie al Coinage Act. Nelle idee dei firmatari dell’atto serviva per dare un tono morale alla guerra contro la schiavitù che si stava combattendo in quel momento.
Ma la frase diventa motto nazionale ufficiale solo nel 1956, nel mezzo della Guerra Fredda, e lo diventa proprio per contrastare l’Unione Sovietica, formalmente ateista.
Fino a quel momento il motto nazionale, molto meno divisivo, era E pluribus unum (Dai molti uno):

Da lì Stato e religione cominciano a mescolarsi sempre di più.
Il Pledge Of Allegiance
Il Pledge of Allegiance è il giuramento di fedeltà alla bandiera che i bambini americani recitano in classe, in piedi, mano sul cuore, ogni mattina. Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso non includeva la frase “under God”, sottomessi a Dio. Insieme al cambio di motto nazionale invece viene cambiato anche il giuramento di fedeltà. Non è una cosa da poco.
Io vorrei che ci soffermassimo un secondo su questo dettaglio, perché non è una pratica così comune nelle democrazie liberali: esempi simili si sono visti anche in contesti storici decisamente meno rassicuranti, alcuni anche molto vicini a noi.
Il Pledge of Allegiance nasce nel 1892, scritto da Francis Bellamy, ministro battista socialista, informazione che i suoi attuali fan probabilmente preferiscono ignorare. Il testo originale non conteneva alcun riferimento religioso. La frase “under God” viene appunto inserita solo nel 1954, in piena Guerra Fredda, per volere del presidente Eisenhower e su pressione della Knights of Columbus, un’organizzazione cattolica, insieme ad altri gruppi protestanti. L’obiettivo dichiarato, come dicevamo, era distinguere gli Stati Uniti dall’ateismo comunista sovietico. In altre parole: Dio entra nel giuramento scolastico americano non per devozione, ma per propaganda geopolitica.
Peccato che poi non ne esca più.
L’avvento del capo “scelto”
Finita la Guerra fredda infatti non si è tornati indietro, anzi. Specie nell’ultimo periodo i leader religiosi cristiani, spesso televangelisti di dubbia affidabilità, hanno preso sempre più potere in alcuni Stati, arrivando a fare pressioni su leggi considerate diritti, come l’aborto.
E arriviamo ai giorni nostri, con Donald Trump, che è stato capace di diventare un importante punto di riferimento per una parte dell’elettorato evangelico – non per una svolta spirituale improvvisa, ma perché Donnie incarna una narrazione potente: quella del leader “scelto”. Lui stesso ha cavalcato quest’immagine in tutte le campagne elettorali che ha fatto, e ci è riuscito benissimo anche per merito della tanta propaganda in suo favore diffusa da QAnon.
La cosa è paradossale, perché Trump è probabilmente il presidente americano che – almeno fino al 2016 – nella sua vita privata è stato meno “cristiano” di tutti i precedenti: divorzi, casinò, speculazioni, e chi più ne ha più ne metta. Eppure è diventato il messia della destra cristiana. Il motivo, purtroppo è molto semplice: la destra religiosa non è realmente interessata alla coerenza morale, ma al potere politico. Potere che uno come Trump gli ha fornito su un piatto d’argento.
Purtroppo però questo potere politico e morale viene sfruttato in maniera becera da chi sta governando il Paese. Chi dissente è quasi come se bestemmiasse. Le scelte politiche sono fatte come se si trattasse di una lotta tra bene e male, tra il diavolo e l’acqua santa, dove ovviamente Trump e il suo entourage rappresentano i buoni.
Il leader assume un ruolo che va oltre quello politico, e da lì il passo verso il culto della personalità è sempre più breve.
Concludendo
Quest’articolo non vuole offendere nessuno ma solo approfondire, in maniera riassuntiva, qualcosa che credo non sia chiaro a molti. Quello che oggi ci viene da definire fanatismo religioso americano è figlio della Guerra fredda; prima gli Stati Uniti, con tutti i loro difetti, erano un Paese dove la religione aveva un ruolo decisamente più marginale. Scene come quelle che vengono normalizzate oggi non sarebbero state concepibili solo poche decine di anni fa.
Mettere in evidenza questa contraddizione era per me importante, pur conscio che con questo articolo mi sono giocato qualsiasi viaggio negli Stati Uniti fino a quando non cambieranno le cose, lo so. Ma andava scritto, specie perché anche in Italia qualcuno tenta continuamente di mischiare Stato e religione, e da noi i firmatari della Costituzione avevano ben chiaro che non era cosa da fare. Non dimentichiamolo.
maicolengel at butac punto it
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