Le classi per disabili a Genova e Borgonovo
L'ennesimo esempio di come si possa utilizzare un'informazione vera per disinformare

Francesco Borgonovo il 20 settembre 2026 firma un articolo su La Verità che titola:
Sinistra contro le classi per i disabili. Peccato ci siano già nella rossa Genova
Titolo chiaramente politico, ovvero indica che lo scopo dell’articolo non è informare i lettori ma, fin da subito, a fomentare lo scontro tra destra e sinistra. L’articolo firmato da Francesco Borgonovo parte da un fatto reale, ma poi fa un salto parecchio importante. Ennesimo esempio di come la malinformazione venga sfruttata per disinformare.
Il fatto reale
A Genova i Poli RES (Risorse Educative Speciali) esistono per davvero. Si tratta di strutture scolastiche dedicate agli alunni con disabilità multiple e gravi, nate negli anni Ottanta, dopo la chiusura delle “scuole speciali”. Si tratta di ambienti scolastici organizzati appositamente per accogliere e supportare alunni che abbiano appunto gravi disabilità. Nulla di nascosto: anche il sito del Comune di Genova usa questa dicitura.
Cosa scrive Borgonovo?
Borgonovo non si limita alla sigla. Ricostruisce la storia dei Poli, cita il protocollo tra Ufficio scolastico, ASL e Comune, riporta la pagina dell’Istituto comprensivo Pegli e ammette che non sono le classi differenziali del passato. Poi conclude che “nei fatti si tratta di classi separate” e che la differenza è solo di vocabolario. Il senso è questo: la sinistra si scandalizza per la proposta di Futuro nazionale, ma a Genova la stessa cosa esiste già ed è pure celebrata.
Ma non è vero, come sostiene Borgonovo, che si tratti di una differenza solo lessicale.
Non solo parole
Le vecchie classi differenziali erano per l’appunto vere e proprie classi, con programmi e organizzazione propria, e gli alunni che le frequentavano erano sostanzialmente esclusi dalla normale vita della classe. Ma la legge 517/1977 ha superato quel modello, e la legge 104/1992 ribadisce il diritto all’educazione e all’istruzione nelle classi comuni.
Su Wikipedia c’è la storia di quel modello d’istruzione separata.
Le pagine dei singoli istituti con Polo RES descrivono situazioni diverse. Il Polo dell’IC Quezzi spiega che gli studenti frequentano, compatibilmente con le proprie esigenze, la classe di appartenenza. L’IC Molassana e Prato descrive un rapporto bidirezionale tra Polo e classi. Una tesi dell’Università di Genova dedicata ai Poli spiega che il progetto non è una sezione separata, che gli alunni sono iscritti nelle classi regolari e che, quando possibile, condividono con i compagni la mensa e altri momenti.
Gli alunni dei Poli RES sono formalmente iscritti nelle classi ordinarie. Il Polo RES dispone di locali e personale dedicati, ma non costituisce formalmente la loro classe scolastica separata. In pratica una parte della giornata si svolge in un ambiente pensato apposta per l’alunno che necessita di Risorse Educative Speciali, ma non tutto il tempo.
Pegli e Borgonovo
Nel suo articolo Borgonovo riporta le parole che possiamo leggere sulla pagina dell’Istituto Comprensivo Pegli – Diversamente Uguali, dove si spiega che i poli RES sono:
…scuole con vere e proprie sezioni dedicate all’accoglienza di alunni di scuola primaria e secondaria di primo grado, fino a 18 anni. Questi ragazzi frequentano la scuola in spazi attrezzati ed hanno la possibilità di interagire con gli altri alunni con modalità organizzate. Le attività svolte hanno carattere laboratoriale e sono realizzate in aule polivalenti funzionali.
Peccato che poi Borgonovo ometta la successiva critica:
…riteniamo che ciò non basti a garantire l’inclusione degli alunni con disabilità grave che, nel nostro sistema scolastico, si realizza, invece, nelle classi comuni. Si tratta infatti di una variante delle classi differenziali, esposta al rischio di significative esclusioni. Non a caso, già diversi anni fa S. Nocera definì questa esperienza come integrazione a gambero.
Quindi Borgonovo, nel suo articolo, usa la pagina di una scuola per sostenere che il modello funziona e che chi lo critica è ipocrita. Quando in realtà la stessa pagina della scuola contiene la critica al modello, e lui la lascia fuori.
Concludendo
La malinformazione è come una muffa: si forma nei luoghi in cui si fa poca pulizia, cresce e ingloba quanto incontra finché non viene rimosso con un serio detergente e olio di gomito. Nel nostro Paese da anni stiamo permettendo a questa muffa di farsi largo, forse sarebbe giunto il momento di fare un serio trattamento antimuffa e liberarcene una volta per tutte.
maicolengel at butac punto it
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