Credito sociale – Bologna come la Cina?

Facciamo chiarezza sulla "patente per i cittadini virtuosi"

maicolengel butac 8 Apr 2022
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Su svariate testate la settimana scorsa sono apparsi titoloni di questo genere:

Alcuni dei più indignati, come Gianluigi Paragone, hanno titolato:

Il green pass era un test! La patente per i “cittadini virtuosi” arriva in Italia. Cos’è e perché fa paura

Ma siamo di fronte all’ennesimo caso di disinformazione a uso e consumo dei propri lettori. La cosa divertente è che mentre mi documentavo su questa notizia avevo mio figlio a fianco, è in quinta elementare, mi ha chiesto per curiosità di cosa si parlava – a scuola stanno imparando a leggere i giornali -, gli ho fornito le fonti e dopo averle sfogliate mi ha guardato con la faccia interrogativa…

Papà ma sono due cose diverse, perché quel signore le paragona?

Ammetto che la prima cosa che avrei voluto rispondere non era adatta alle sue orecchie di bambino bene educato. Comunque vediamo se anche voi siete come mio figlio o siete come il Senatore.

Ci vogliono davvero pochi secondi per capire che il richiamo al Green pass serve solo a dare indicizzazione alla notizia, ma che non c’è alcun collegamento. Il Green pass è un’iniziativa europea, che serve a dare informazioni sullo stato di salute in merito alla pandemia. Qui invece si parla di una proposta (ben lontana dall’essere ben definita) legata alla virtuosità dei cittadini.

Vediamo di fare chiarezza

In Cina, come abbiamo già avuto modo di raccontarvi in un precedente articolo, esiste un sistema a punti che è stato chiamato Social Credit System ( 社会信用体系 ). Si testa a livello regionale dal 2009, ed è un sistema che premia o penalizza i cittadini in base a come loro si comportano. Questo sistema esiste già in determinati settori della nostra vita sociale, anche nei Paesi occidentali, ad esempio le banche hanno un sistema secondo il quale distinguono il correntista fidato a cui prestare soldi, fare fidi, concedere mutui, da quello non ugualmente affidabile. Il sistema cinese nei Paesi occidentali, specie da pagine simili a quella del senatore Paragone, è stato più volte raccontato male, sfruttando leggende urbane se non vere e proprie bufale, fatte apposta per gettare una pessima luce sull’idea nella sua totalità. Ma il criterio è semplice: segui la legge e le regole imposte dal governo? Sei in qualche modo premiato, non le segui, vieni penalizzato.

La proposta che dicono che verrà lanciata a Bologna dopo l’estate non è la stessa, e oltretutto il cancan fatto dai siti della galassia complottista si basa tutto sulle pochissime cose rese note fino a ora dal sindaco Matteo Lepore e dall’assessore Massimo Bugani.

La fonte dei tanti articoli sul credito sociale in salsa bolognese è un intervista del Corriere di Bologna fatta a Lepore e Bugani, ve ne riporto i virgolettati:

BUGANI: Si sta costruendo quella che chiamiamo una nuova rete idrica per la città. Nei prossimi anni molti servizi passeranno sul digitale in Italia, qui abbiamo un progetto ambizioso che si muove da basi solide.

LEPORE: Daremo ai cittadini servizi basati sulle loro esigenze e questo ci permetterà di personalizzare la loro esperienza. Le persone potranno trovare sul loro cellulare o sul computer tutto quello che farà l’amministrazione. Manterremo un supporto “fisico” per tutte le persone che non usano il web, soprattutto le più anziane», assicura Lepore. Ma l’obiettivo è un’alfabetizzazione informatica che non lasci indietro nessuno, anche per questo dal 6 aprile partirà un tavolo dedicato proprio al digital divide.

BUGANI: Tra gli interventi più innovativi c’è lo smart citizen wallet. «Il portafoglio del cittadino virtuoso» Il cittadino avrà un riconoscimento se differenzia i rifiuti, se usa i mezzi pubblici, se gestisce bene l’energia, se non prende sanzioni dalla municipale, se risulta attivo con la Card cultura. Comportamenti virtuosi che corrisponderanno a un punteggio che i bolognesi potranno poi «spendere» in premi in via di definizione: «Scontistiche Tper, Hera, attività culturali e così via. Ovviamente nessuno sarà costretto a partecipare, chi vuole darà il consenso scaricando e utilizzando un’apposita applicazione, io credo saranno in tanti ad aderire. Vogliamo fargli capire che non sono degli “sfigati” ma che i loro comportamenti vengono premiati.

Sulla base di queste scarse informazioni vediamo titoli come:

Andrea Lisi sul Fatto Quotidiano:

Il Comune di Bologna propone il credito sociale: a me sembra di essere finiti in Cina!

Francesco Boezi su Il Giornale:

A Bologna la “card sociale” in salsa cinese. E scoppia il caos

Andrea Sartori, VisioneTv e Conoscenze Al Confine:

Bologna: arriva il “credito sociale digitale”. Patente a punti per cittadini virtuosi, come a Pechino

Michele Crudelini per ByoBlu:

CREDITI SOCIALI IN ITALIA? A BOLOGNA C’È IL “PORTAFOGLIO DEL CITTADINO VIRTUOSO”

Cristina Gauri per Il Primato Nazionale:

Benvenuto credito sociale: a Bologna arriva la patente digitale per cittadini eco-virtuosi

Stefano Magni per La Nuova Bussola Quotidiana:

Crediti sociali, il modello cinese sbarca in Emilia

Potrei andare avanti ancora, vista la galassia di complottisti che ne parlano in questi toni. Ma come avete potuto leggere con i vostri occhi, perlopiù quella spacciata è misinformazione, che in alcuni casi è sfociata nella disinformazione più totale (vedi chi parla di patente a punti, che evidentemente nemmeno ha provato ad approfondire).

L’idea bolognese è di premiare chi segue le regole, non di penalizzare ulteriormente chi non lo fa. La differenza sembra poca cosa, ma non lo è affatto. E devo dire, da cittadino che pulisce i propri muri dai graffiti (rispettando il Regolamento sul decoro urbano della mia città), ammetto che vedermi riconosciuto il merito di differenziare i rifiuti, di non prendere multe dalla polizia municipale, di tenere in buono stato il portico di casa e di negozio non mi fa così schifo.

Purtroppo nella galassia seguita dagli amici di Paragone e compagnia bella è evidente come siano in tanti a preferire l’atteggiamento opposto.

Fa riflettere leggere su Il Giornale le parole del consigliere comunale Stefano Cavedagna di Fratelli d’Italia:

Chi stabilisce se un cittadino è bravo o meno? Secondo quali criteri? Temiamo seriamente che un cittadino venga ritenuto bravo solo se fa quello che l’amministrazione desidera. Verrebbero creati cittadini di serie A e di serie B, quella sì che sarebbe una vera e propria discriminazione.

Stiamo scherzando? Un cittadino è “bravo” se rispetta i regolamenti della società in cui vive, che prevedono tra le altre cose pagare le tasse, differenziare i rifiuti, rispettare l’ambiente in cui vive ecc. Evidentemente a Cavedagna queste basi del vivere comune non sono state insegnate, visto che non gli viene nemmeno in mente che potrebbero essere un’opzione.

Sempre dall’articolo del Giornale, sarebbe bello che l’autore ci raccontasse che “caos” è scoppiato visto che la sperimentazione, se si farà, partirà dopo l’estate.

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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