In tanti mi avete segnalato l’articolo apparso su Open a firma dell’amico e collega David Puente. I toni con cui me lo state segnalando sono quelli convinti che si tratti di un errore da parte di uno dei più noti fact-checker italiani (sempre dopo il nostro comune mentore il benemerito Zio Paolo Attivissimo).

Partiamo dall’inizio, stiamo parlando della storia della “mimo” cilena che in questi ultimi giorni in Italia sta diventando il simbolo delle proteste nel Paese. David ha fatto delle attente verifiche e ha riportato la storia come da fonti originali.

E la storia è completamente diversa da come viene riportata da mille articoli e post social in rete. Completamente significa che le fonti più attendibili parlano di suicidio, la famiglia chiede silenzio e non sono partiti crowdfunding di alcun tipo a supporto degli stessi.

Io e David lavoriamo fianco a fianco per FAKE – La Fabbrica delle notizie, siamo i cosiddetti rompipalle della redazione (io più di lui, però), non siamo capaci di dare notizie senza averle verificate più volte. David qui ha fatto un lavoro egregio, andando a contattare le associazioni del posto, chiedendo lumi, e riportando via via ogni informazione che raccoglieva. Perché metterlo in dubbio? La ragione purtroppo è sempre la stessa: qualcosa che conferma un nostro stato d’animo (in questo caso la rabbia contro il governo cileno) è molto più facile da accettare che qualcosa che invece va in direzione opposta. David ha intervistato l’associazione delle avvocatesse femministe cilene, che segue il caso in loco, che ha risposto alle sue domande con molta chiarezza:

David: Quale è il ruolo dell’associazione in questa vicenda?

Ass.Avv.Femm.«Non appena siamo venute a conoscenza della vicenda, occupandoci con maggior attenzione di donne vittime di violenza, abbiamo raggiunto la famiglia e ci siamo offerte di lavorare per loro pro bono. Si tratta di una famiglia povera che ha affrontato e sta affrontando molte difficoltà».

Su Twitter la vostra associazione ha parlato del ritrovamento di una lettera della ragazza legata al suicidio. Confermi?

«Si, la lettera esiste ed è stata lei a lasciarla».

Quindi la famiglia pensa che sia stato un suicidio?

«La famiglia prosegue la tesi del suicidio che, viste le prove in mano, risulta quella plausibile. Comunque non scartiamo eventuali novità».

Voi e la famiglia non avete riscontrato qualche elemento che porti a pensare a violenze e percosse subite sul corpo della ragazza?

«No. In ogni caso abbiamo fatto fare delle perizie da parte di terzi sul corpo e sulla lettera, ma i risultati potrebbero tardare e forse dovremmo aspettare un anno prima di consultarli».

Online si sostiene che la ragazza fosse stata trattenuta dai Carabineros la sera prima di essere trovata senza vita. Vi risulta?

«No, si trovava insieme alla sua famiglia. Capisci quanti rumors ci sono in questa storia?».

Io non ho fatto le stesse verifiche di David, conosco la sua serietà, mi sono limitato a controllare i tempi e il pubblico dibattito che c’è stato all’epoca della morte della Mimo… tutto confermato, come racconta David nel suo articolo. Nulla è stato censurato, perché non c’era nulla da censurare: Daniela Carrasco era a casa sua fino a poco prima di venire trovata impiccata. Condividere versioni diverse della cosa significa avvelenare intenzionalmente il pozzo.

maicolengel at butac punto it

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