Malinformazione e educazione sessuale a scuola
Cogliamo l'occasione della mail di un pediatra che contesta l'educazione sessuale a scuola per analizzare fonti spesso utilizzate da chi sostiene questa posizione

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un articolo sui Guerrieri Vivi e il targeting dei minorenni fuori da scuola – se non l’avete letto potete recuperarlo qui. Poco dopo la pubblicazione abbiamo ricevuto una mail da un medico pediatra. Non faremo il suo nome, ma vi riporto il testo della mail perché ritengo che sia l’unico modo per poterne fare un’analisi completa.
Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo https://www.butac.it/guerrieri-vivi-minorenni/ I “guerrieri ViVi” e il targeting dei minorenni. Ma le avete lette le splendide linee guida di OMS-UNESCO? Il CSE Comprehensive sexuality education di OMS ed UNESCO https://whocc.bioeg.de/fileadmin/user_upload/Dokumente/BZgA_GuidanceImplementation_Italian.pdf riporta: “gioco del dottore” per i bambini più piccoli, “prime esperienze sessuali e contraccezione” per età 9-12 anni, con solerti spiegazioni riguardo ad “età per il consenso legalmente valido ai rapporti sessuali, fare esperienze sessuali protette e gratificanti; procurarsi e utilizzare correttamente preservativi e contraccettivi” per età 12-15 anni; immancabilmente “gravidanza (anche nelle relazioni omosessuali), aborto, contraccezione, contraccezione d’emergenza” per età 15 anni e successivi. In altri termini la CSE promuove sessualizzazione precoce e grooming, esperienze destruenti. (1) La sessualizzazione si verifica quando il valore di una persona deriva solo dal suo fascino o dal comportamento sessuale, con l’esclusione di altre caratteristiche, e quando una persona è sessualmente oggettivata, ad esempio, trasformata in una cosa per l’uso sessuale di un altro. L’imposizione inappropriata della sessualità è particolarmente rilevante per i bambini. Chiunque (ragazze, ragazzi, uomini, donne) può essere sessualizzato.” (2) Una sentenza della Corte d’Appello Federale USA del 2015 riporta: «Il grooming (adescamento, tipico dei predatori sessuali) si riferisce all’insieme delle azioni intraprese deliberatamente per esporre un minore ad attività sessuali», con l’obiettivo finale di «ridurre le inibizioni del minore al fine di prepararlo all’attività sessuale». I programmi di “educazione sessuale” attirano l’attenzione di bambini e di adolescenti sulla sessualità, senza rispetto alcuno dei tempi e delle modalità intime, con le quali la persona in fase di crescita scoprirà in modo perfettamente singolare la sua stessa natura sessuata e potrà affrontare l’argomento nella calda calma del colloquio con i genitori, con i nonni, con i fratelli e le sorelle. Essi inculcano nelle menti di bambini e di adolescenti concetti conformi alla ideologia dei cosiddetti “esperti”, ad esempio il pornoattore Rocco Siffredi o attivisti LGBTQ+.
A fine mail ci vengono forniti tre link che sarebbero le fonti su cui si basa la mail. Non ve le riporto tutte, tra l’altro una è un articolo scritto dallo stesso autore della mail – e diciamolo, citarsi come fonte di se stessi non è un metodo scientifico accettabile. Sia chiaro, succede anche a noi a volte di linkare nostri articoli, ma sono appunto articoli di fact checking, ricchi di fonti da leggere. Qui il link riporta a un testo che non ha link esterni ma solo le parole dello stesso pediatra, le sue opinioni.
Gli altri due link invece rimandano ad APA, American Psychological Association, e si tratta di due articoli di 19 anni fa circa. Ne parliamo tra un po’.
Il gioco del dottore
Il documento che ci viene linkato rappresenta lo Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, porta i loghi di WHO/OMS BZga (Centro Federale tedesco per l’educazione alla salute) e FISS (ovvero la Federazione Italiana Sessuologia Scientifica) e risale al 2014.
Quello però che è curioso è che in quel testo non si trova menzione del “gioco del dottore”, come non si parla mai di “prime esperienze sessuali”. Ma nel 2016 gli stessi autori di quegli Standard per l’Educazione sessuale scrissero un elenco di domande e risposte per chi avesse dubbi, domande che ne prevedevano una anche sul gioco del dottore:
6. According to some critics, the Standards promote “masturbation” and “playing doctors” in children from age 1 to 4 and encourage 6 year old children to “explore samesex relationships”. Is this true?
Che tradotta:
6. Secondo alcuni critici, gli Standard promuovono la “masturbazione” e il “gioco del dottore” nei bambini da 1 a 4 anni e incoraggiano i bambini di 6 anni a “esplorare le relazioni omosessuali”. È vero?
La risposta, già tradotta:
L’educazione deve essere adeguata all’età. Pertanto, gli Standard includono informazioni sulle tipiche fasi di sviluppo dei bambini. Queste informazioni sono rivolte ai professionisti (ad esempio, gli insegnanti, compresi quelli della scuola dell’infanzia), che devono essere informati sulla varietà di fenomeni normali nello sviluppo psicosessuale dei bambini, tra cui, ad esempio, la masturbazione precoce e i giochi del “dottore”. Senza tale conoscenza, sussiste il rischio che i professionisti reagiscano in modo inappropriato, potenzialmente danneggiando il bambino e/o ostacolandone il futuro sviluppo sano. Gli Standard, quindi, informano i professionisti su come affrontare questi fenomeni in un programma di educazione sessuale di alta qualità, in modo adeguato allo sviluppo del bambino.
Quindi, come scritto chiaramente, non si stava promuovendo alcuna attività sessuale, ma venivano solo descritti comportamenti spontanei che sono già stati osservati nella crescita infantile. Comportamenti per i quali l’OMS ritiene sia importante fornire agli insegnanti strumenti e informazioni allo scopo di interpretarli e gestirli in modo adeguato. Che un pediatra non sappia che i bambini possono essere molto precoci, e che può capitare che facciano giochi come quello del dottore fin da piccoli, è qualcosa che mi lascia dubbioso sulla professionalità del soggetto.
Ma quindi cosa dice davvero il PDF?
Partiamo dalle “prime esperienze sessuali” per i bambini di 9-12 anni, che nel testo della mail vengono presentate come se il documento OMS invitasse i bambini a fare suddette esperienze sessuali. Ma non è così: nel PDF linkato dallo stesso pediatra, nella sezione dedicata alla fascia 9-12 anni, si parla di tutt’altro: cambiamenti della pubertà, organi sessuali e riproduttivi e loro funzioni, igiene del corpo. Nessuna “esperienza sessuale” intesa come attività da praticare o promuovere. Come abbiamo già visto con il gioco del dottore, il documento BZgA risponde esplicitamente anche a questa obiezione: si tratta di informazioni sullo sviluppo psicosessuale rivolte ai professionisti, non di inviti rivolti ai bambini.
A pagina 54 della Guida, nell’elenco di cosa devono sapere i docenti formati all’educazione sessuale, si legge che tra le loro competenze necessarie rientra la “conoscenza degli elementi fondamentali della legislazione nazionale e dei requisiti di legge (ad esempio, l’età per il consenso legalmente valido ai rapporti sessuali, la tutela dei minori, etc.)”. È una competenza professionale richiesta agli adulti che lavorano con i minori, non un contenuto da insegnare in classe a dodicenni. Ed è in questo contesto che si parla appunto di età per il consenso legalmente valido ai rapporti sessuali. Età che il pediatra sembra non sapere, ma che in Italia è fissata a 14 anni.
La sentenza della corte d’appello
Il pediatra poi nella sua mail fa riferimento a una sentenza della Corte d’Appello Federale USA che risale al 2015. Sentenza che non ci viene linkata – ma poco importa, perché il sillogismo del pediatra si smonta in poco. La sentenza dice che il grooming è l’esposizione deliberata di un minore ad attività sessuali. Quindi, siccome l’educazione sessuale espone i minori a contenuti sessuali, allora l’educazione sessuale sarebbe grooming. È un sillogismo che funzionerebbe altrettanto bene per sostenere che i corsi di pronto soccorso insegnano a uccidere, visto che spiegano come si muore. Una definizione legale di cosa sia il grooming non trasforma l’educazione sessuale in grooming. Anzi, fornire a bambini e ragazzi conoscenze adeguate sui propri diritti e bisogni li rende più consapevoli e meno vulnerabili agli abusi, e migliora la loro capacità di riconoscerli, fermarli e cercare aiuto.
La calda calma della famiglia
L’idea che l’educazione sessuale debba essere una prerogativa esclusiva della famiglia è qualcosa che, a nostro avviso, si scontra con la realtà dei fatti. Come qualcuno di voi sa siamo presenti all’interno di più gruppi social dedicati ai genitori, e sono tanti quelli che non hanno idea di cosa dire ai propri figli adolescenti sul tema educazione sessuale. Tra chi è troppo timido a chi la sessualità l’ha imparata dalle lettere a Cioè, la famiglia spesso non è il luogo adatto dove un giovane può fare affidamento per imparare la propria sessualità. Gli Standard non dicono che i genitori non debbano avere un ruolo, ma solo che non possono essere l’unica fonte sul tema. I dati lo confermano, come spiegato a pagina 52 della stessa guida linkata dal pediatra: quando la Finlandia negli anni Novanta rese l’educazione sessuale opzionale, lasciandola alla sola famiglia, i tassi di gravidanza adolescenziale aumentarono del 50%. Quando la reintrodusse in modo strutturato, calarono di nuovo.
Rocco Siffredi?
No, nel testo degli Standard non si parla di Rocco Siffredi, in nessun modo. Si tratta di un’invenzione retorica, un’immagine inserita dal pediatra per suscitare disgusto e chiudere ogni ragionamento sul nascere. Questo modo di comunicare funziona bene sui social, ma molto meno come argomento scientifico.
I due link all’American Psychological Association
Le due fonti APA citate, come dicevamo, risalgono al 2007. Il primo link riguarda un rapporto della Task Force on the Sexualization of Girls, nato in risposta alle preoccupazioni di giornalisti, organizzazioni per l’infanzia e genitori sui danni causati alle ragazze dalla sessualizzazione nella cultura di massa: media, pubblicità, prodotti di consumo, intrattenimento. Non c’è in quel documento nessuna analisi degli effetti dell’educazione sessuale scolastica, perché semplicemente non è quello l’oggetto dello studio. Usarlo come prova contro la CSE è una distorsione del contesto originale ed è particolarmente paradossale, perché uno degli obiettivi dichiarati dei programmi di educazione sessuale strutturata è proprio fornire ai ragazzi gli strumenti per riconoscere e resistere alla sessualizzazione che arriva dall’esterno.
Il secondo entra nel dettaglio con un articolo che riguarda sempre la sessualizzazione delle ragazze prodotta da pubblicità, media, musica, videogiochi, internet e merchandising. L’educazione sessuale non viene mai menzionata come causa di danni. Inoltre nelle raccomandazioni finali l’APA dice esattamente l’opposto di quanto il nostro pediatra vorrebbe farci credere. Le scuole, dice l’APA, dovrebbero insegnare l’alfabetizzazione mediatica e includere nei programmi di educazione sessuale informazioni sugli effetti negativi della sessualizzazione mediatica. Quindi, perché sia chiaro ed evidente, l’associazione degli psicologi americani ha usato questo studio per chiedere più educazione sessuale strutturata nelle scuole, non meno.
Concludendo
Quello che emerge da questa analisi non è tanto una questione di buona o cattiva fede del medico che ci ha scritto; non lo sappiamo e non ci interessa stabilirlo. Quello che sappiamo è che ogni singola fonte citata nella mail, quando la si va a leggere per davvero, dice qualcosa di diverso o addirittura di opposto a quanto sostenuto. E questo è esattamente lo stesso meccanismo che denunciavamo nell’articolo sui Guerrieri Vivi: prendere fonti reali, decontestualizzarle, fare cherry picking e usare quel materiale per costruire un’accusa non supportata dalle fonti scelte. Chi costruisce le proprie accuse in questa maniera a nostro avviso è colpevole di malinformazione, la più grave tra le forme di disturbo dell’informazione.
redazione at butac punto it
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Immagine di testa di Taras Chernus su Unsplash