L’estrema destra è online: il terreno fertile che Meta non bonifica

L'estremismo di destra si amplifica su Facebook, complici gli algoritmi e le politiche ambigue di Meta. Scopriamo perché l'odio digitale si trasforma sempre più spesso in azione reale e quali sono i rischi dell'isolamento cognitivo

Beatrice 31 Ott 2025
article-post

Digitale, veloce ma non meno priva di conseguenze. L’estremismo di destra non è più un fenomeno solo “di nicchia” o legato a luoghi fisici, ma una realtà in evoluzione che si sviluppa e si amplifica online, in particolare su piattaforme come Facebook. Un contesto che, come dimostrato da un’inchiesta del Guardian, è diventato terreno fertile per la diffusione di idee sempre più estreme, capace di coinvolgere anche utenti che normalmente non risulterebbero in target, spesso perché esposti casualmente dagli algoritmi a contenuti polarizzanti.

Ma quali sentimenti si attivano in queste comunità virtuali e quali effetti hanno sulla vita fuori dallo schermo?

Le chiavi di volta sono principalmente due: la disumanizzazione e la sfiducia nelle istituzioni. Ridurre l’altro a “parassita” o “animale” riesce a eliminare l’empatia. Sdoganando un linguaggio aggressivo, volgare e pieno di odio, si innesca la paura o il disgusto dei membri, convincendoli che l’azione contro il bersaglio sia accettabile e necessaria per l’autoconservazione. In questo modo si riescono a giustificare attacchi, esclusione o discriminazione che non tutti gli utenti attuerebbero così facilmente nella vita offline.

Ed è proprio questo il punto: l’anonimato e la distanza data dallo schermo facilitano l’uso di un linguaggio violento. Allo stesso tempo, disumanizzando l’altro, i membri si sentono meno responsabili delle conseguenze delle loro parole, in quanto non stanno attaccando persone reali, ma “entità”  inferiori o pericolose.

Questa dinamica funge da collante, rafforzando l’identità del gruppo, che si autoproclama l’unica fonte di “verità” nascosta volontariamente dalle istituzioni (i “media mainstream”, la “politica corrotta”).

Ciò porta a un isolamento cognitivo in cui i membri accettano solo le informazioni che confermano la loro visione del mondo, rafforzando la polarizzazione tra “loro” e “il sistema”. Uno smaccato senso di alterità che spiana la strada all’accettazione (o alla richiesta) di azioni extra-istituzionali o violente. La comunità virtuale diventa, in questa visione distorta, l’unico modo per risolvere i problemi sociali.

Se le istituzioni sono percepite come nemiche, infatti, l’azione della comunità virtuale diventa l’unica via di cambiamento. I leader online sfruttano la rabbia sociale e la disinformazione per indirizzarle verso un obiettivo unico (come gli immigrati durante le proteste di Southport), anche grazie alla “percezione errata del consenso”. Gli utenti infatti sono portati erroneamente a pensare che anche fuori dalla rete il proprio punto di vista sia largamente diffuso, pur essendo, in realtà, rinchiusi in una bolla.

Valori tradizionali, nazionalismo, attacchi alle minoranze: le narrazioni dell’estrema destra non sono cambiate. La novità è il terreno in cui si gioca la partita. Strumenti come video fabbricati, deepfake e amplificazione algoritmica aumentano la velocità con cui i soggetti finiscono in questo “motore di radicalizzazione” in cui la violenza online si affianca a quella fisica.

Ma Meta come si pone di fronte a questi gruppi?

La piattaforma di Zuckerberg si trova in una posizione contraddittoria. Da un lato, l’applicazione delle restrizioni è complessa, perché i gruppi di estrema destra usano spesso linguaggio in codice e meme per eludere la moderazione. Dall’altro, però, l’allentamento sulla moderazione del discorso politico e la riduzione del fact-checking hanno reso Facebook un ambiente più favorevole alla normalizzazione dei discorsi d’odio e delle teorie cospirative.

È fondamentale che le piattaforme riconoscano e arginino questi spazi che svolgono un ruolo nella radicalizzazione. L’unica difesa in questo motore sempre più veloce risiede nella consapevolezza critica dell’utente e nella responsabilità delle piattaforme di non cedere spazio all’odio strutturale. La radicalizzazione di estrema destra ha infatti  trovato nel digitale un amplificatore di odio e un rifugio dall’empatia. Finché giganti come Meta saranno disposti a sacrificare la sicurezza per ideologia o per profitto, il motore della disinformazione continuerà a spingere l’odio online verso la violenza nelle piazze.

Beatrice D’Ascenzi

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!

Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.

BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti e il gruppo di discussione, segnalazione e quattro chiacchiere con la nostra community

Ho figli che vivono in Stati diversi dell’Unione Europea. Ho un background militare ma senza alcuna voglia di morire in battaglia, né che altri debbano farlo. Vivo a Bruxelles e da anni tengo uno zaino pronto in caso di emergenza. Un prepper nato o forse NATO… Chi scrive queste parole non è un allarmista, non […]

maicolengel butac | 17 feb 2026

Chi si occupa di notizie lo sa bene, la disinformazione è un’arma potente, capace di cambiare gli equilibri interni (ed esterni) di una nazione. Ma quando si inizia a parlare di FIMI – ossia la Foreign Information Manipulation and Interference – traducibile in italiano come manipolazione e interferenza dell’informazione straniera – la situazione si complica […]

Beatrice | 10 feb 2026

Lunedì 2 febbraio ho fatto un piccolo esperimento social: ho fatto un post, scritto da ChatGPT, e l’ho pubblicato su Facebook. Il post cominciava proprio con le parole: ChatGPT e la foto della nostra premier in visita al poliziotto in ospedale A seguire un elenco che rispondeva al prompt: “Cosa vedi in questa foto?”. A […]

maicolengel butac | 06 feb 2026

Oggi non trattiamo propriamente una bufala, ma vorremmo fare chiarezza su una narrazione che vediamo circolare sempre più insistentemente. Un lettore ci ha scritto: I complottisti già stanno difendendo Trump dicendo che sotto Obama e Biden l’ICE era già quella di oggi, praticamente fino al giorno prima li accusavano di essere stati lascivi e fomentanti […]

maicolengel butac | 02 feb 2026