Per quanto si andrà avanti con questa “nuova Bibbiano”?

Alcune ulteriori precisazioni sulla vicenda della famiglia nel bosco

maicolengel butac 28 Nov 2025
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Sono passati anni da quando quelli che oggi sono al governo cavalcarono la disinformazione sul caso Bibbiano. Noi ce ne occupammo più volte fino al definitivo aggiornamento di qualche mese fa, che trovate qui e che mostrava, dati alla mano, come tutta la vicenda fosse stato un sistema sfruttato da politici per guadagnare visibilità sulla pelle di bambini e assistenti sociali che in realtà non avevano fatto nulla di sbagliato.

Ci risiamo, e la situazione è pressoché identica vista la mole di inquinamento delle informazioni che viene quotidianamente riversata sui cittadini. Ci risiamo e come BUTAC, pur controvoglia, ci sentiamo di dover pubblicare un piccolo aggiornamento a distanza di pochi giorni dalla nostra analisi sull’ordinanza.

Il parco eolico

Dopo il nostro articolo del 24 novembre nei commenti qualcuno è arrivato a sostenere che non capivamo nulla, poiché la vicenda era tutta una manovra per liberare quel bosco da chi l’abitava e far nascere un parco eolico progettato da anni. Ma già il 25 novembre, su Chiaro Quotidiano – testata locale della provincia di Chieti – usciva un articolo firmato da Antonino Dolce che faceva chiarezza sulla vicenda ricostruendo i fatti. Dolce spiega che non c’è nessuna correlazione, nessun progetto imminente, nessun nesso temporale o geografico tra la decisione del Tribunale per i Minorenni e ipotetiche pale eoliche:

Il progetto citato è stato presentato al ministero dell’Ambiente e della sicurezza economica il 28 novembre 2023 (e non nel 2024) ed è ancora in fase di valutazione. Sono previste 11 torri eoliche, delle quali due in territorio di Palmoli: la più vicina di quelle palmolesi si trova a oltre 8 km dall’abitazione della famiglia Trevallion-Birmingham (altro che «coincidenza territoriale»). La distanza scende a circa 3 km se si prende in esame la torre eolica più vicina, in territorio di Tufillo. (…)

Nessuno degli altri progetti presentati – e parliamo di ben 71 aerogeneratori e 16 comuni interessati – prevede impianti più vicini all’abitazione. Tra l’altro, la normativa indica una distanza minima da rispettare tra i grandi impianti eolici e le case sparse di qualche centinaio di metri, ben al di sotto dei 3 km citati.

Dolce nel suo articolo rileva come a cavalcare questa notizia siano stati Francesca Donato, ex europarlamentare, e Il Giornale d’Italia. E questo non ci sorprende affatto.

La rinuncia dell’avvocato

Il 26 novembre RaiNews ha titolato:

Famiglia nel bosco, legale rimette mandato: “Hanno rifiutato casa e progetto”, e denuncia ingerenze

La frase sulle ingerenze ovviamente sui social è stata gonfiata ad arte, dando a intendere che lo Stato avrebbe intimorito l’avvocato, ma non ha senso: i primi a schierarsi a fianco della famigliola nel bosco, infatti, sono stati proprio membri del governo in carica, gli stessi che cavalcavano la vicenda di Bibbiano, gli stessi che dei fatti se ne infischiano, consci che parlare di “difesa dei bambini” alle pance del proprio elettorato è sempre un buon modo per vincere consensi.

Ma l’articolo di RaiNews chiarisce la questione, spiegando che il legale ha lamentato intrusioni e interferenze da parte di soggetti esterni alla famiglia, non delle istituzioni. Il riferimento è ai gruppi organizzati che, dopo il servizio delle Iene, hanno iniziato ad assediare sia fisicamente che mediaticamente questa vicenda, rendendo ingestibile un lavoro che dovrebbe restare tecnico e riservato.

Nessun complotto, nessun tentativo di zittire la famiglia, solo un avvocato che si è trovato nel bel mezzo di un circo mediatico e ha preferito tirarsi indetro invece che prendere parte al cast dello show.

La nota del Ministero

D’altra parte invece abbiamo il Ministero dell’Istruzione, che il 25 novembre ha tenuto a precisare – come spiegato dall’agenzia DIRE:

Al Ministero risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti e tramite l’appoggio ad una scuola autorizzata. La conferma è arrivata dal dirigente scolastico dell’istituto scolastico di riferimento per il tramite dell’ufficio scolastico regionale.

Ma la dichiarazione del Ministero è ridondante, o genera solo confusione; difatti, come spiegavamo nella nostra analisi dell’ordinanza, l’allontanamento non è avvenuto a causa della mancanza dell’educazione parentale, né per il fatto che i bambini non frequentassero la scuola. Quindi perché parlarne?

La decisione del Tribunale non è stata presa per uno “scontro di modelli educativi”, ma per tre fattori molto concreti che avevamo analizzato a fondo nel nostro articolo del 24 novembre:

  • condizioni abitative non compatibili con la legge,
  • rifiuto dei controlli sanitari obbligatori,
  • isolamento dei minori.

Concludendo

A meno che non escano novità che impongano un cambio completo dei fatti questo sarà l’ultimo articolo che dedichiamo alla vicenda, perlomeno fino a una conclusione di qualche genere. Lo dico perché ho già visto a cosa servono casi come questo: a gettare fumo negli occhi dell’elettorato, che si distrae dalle cose serie, quelle che impattano realmente la vita di tutti. Abbiamo già passato sia Bibbiano che Battipaglia (questa cavalcata perlopiù dal Ministro delle infrastrutture Matteo Salvini) e abbiamo visto come mai nessuno abbia poi ammesso di aver sbagliato valutazioni, a dimostrazione che sapevano benissimo fin dall’inizio cosa stavano facendo.

maicolengel at butac punto it

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