Il femore gigante e le civiltà scomparse
Esiste un femore di quasi due metri in un museo statunitense? E questo prova l'esistenza dei giganti in un passato non tropppo remoto?

Estate, tempo di leggerezza anche su BUTAC, specie visto che sono in viaggio e fatico a stare sempre sul pezzo: da oggi, oltre ai soliti articoli sull’attualità e la cronaca recenti, troverete anche qualche approfondimento su tematiche un po’ più leggere.
Ci è stato segnalato un testo di qualche anno fa, un testo che, come ci viene detto, pare essere punto di riferimento sulle civiltà antiche da parte di un’associazione operante su tutto il territorio italiano. Il testo che ci è stato segnalato è “Cronache di civiltà scomparse” di Alessandro Benassai, pubblicato nel 2009. Nel testo, che tra le altre cose fa riferimenti ad Atlantide che ho potuto visionare, a un certo punto (qui un estratto disponibile) si fa un preciso riferimento a quella che, se fosse reale, sarebbe una scoperta epocale:
Ma il più sconcertante tra i ritrovamenti fu sicuramente quello di Hernan Cortes, che durante la conquista del Messico si impossessò di ossa umane di dimensioni enormi, tra cui un femore di 180 cm. Gli indigeni che le possedevano dissero appartenere ad un’antica razza estinta: è esposto oggi al Mt. Blanco Fossil Museum negli Stati Uniti.
Peccato che sia una bufala, o meglio, come spiegato già nella segnalazione che abbiamo ricevuto, chi ha scritto quel passaggio ha preferito sfruttare narrazioni assolutamente campate per aria invece che le fonti esistenti.
I fatti
È vero, nel museo del Mt. Blanco Fossil Museum era presente quello che, a tutti gli effetti, sembrava un femore gigante.

Ma la direzione del museo stesso spiegava chiaramente che non si trattava di un reperto reale, bensì di una scultura, una scultura il cui artista si chiama Joe Taylor, fondatore del museo stesso.

By Larry D. Moore, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=81253899
La prima cosa da dire è che il museo di cui si parla, inaugurato nel 1998, ha chiuso nel 2023, dopo che il suo fondatore è morto. La seconda cosa che va sottolineata è che si trattava di un museo “creazionista” il cui motto era:
Digging up the facts of God’s Creation: One fossil at a time.
Che tradotto:
Riportando alla luce i fatti della Creazione di Dio: un fossile alla volta
La scultura, a detta di Taylor, nasce da un racconto che era stato fatto allo stesso Taylor da un tal Jack Wagner, che nel 1996 gli aveva inviato una mail con articolo allegato in cui si faceva riferimento a un altro fantomatico femore trovato in Turchia o Medio Oriente. Nessun riferimento a Cortés o al Messico. Nulla di nulla. Sia chiaro, Taylor credeva fermamente nel creazionismo e probabilmente nell’esistenza dei giganti, ma questo non significa nulla. Il femore è un falso, creato sulla base di un articolo da fonte non definita che descriveva una scoperta di cui nessuno, in realtà, sa nulla.
Il collega David Puente aveva parlato della stessa storia nel 2018, giungendo alle nostre stesse conclusioni, ma di associazioni che divulgano fatti non confermati per portare acqua al mulino delle proprie teorie purtroppo è pieno il mondo.
Anche su Reddit un utente l’ha smontata qualche mese fa, spiegando anche di aver provato a contattare l’associazione italiana che divulga quanto riportato sopra, senza aver però mai ricevuto altro che risposte evasive alle sue richieste di verifica e correzione.
Esiste persino un testo su Research Gate che parla di questo femore gigante, e che nelle sue conclusioni riporta:
Per quanto è possibile stabilire, nessuna delle affermazioni fatte da Joe Taylor è verificabile. Molte di esse sembrano essere storie inventate, prive di prove concrete, oppure errate identificazioni di reperti archeologici già noti. Sulla base dei dati disponibili, nessuno di questi casi può essere confermato, né rappresenta un’irregolarità storica, un’anomalia geologica o un’anomalia nella crescita e nello sviluppo umano…
Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a casi di pseudoarcheologia, perché da sempre questo genere di notizie ha affascinato i popoli. Ma nel 2026, con tutto il sapere a portata di mano, sarebbe il caso imparare a condividere solo fatti accertati, e smettere di credere in narrazioni prive di fondamento. Chi lo fa spesso ha un solo scopo: monetizzare la suggestionabilità di chi lo segue. Stateci attenti.
redazione at butac punto it
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