La diga del Vajont e certe superficialità…
A oltre sessant'anni dalla tragedia del Vajont, ancora si parla di "crollo della diga" - quando si dovrebbe piuttosto dire "distacco della frana"...

Il 31 agosto su Radio24 si parlava di quanto successo in Nepal, e la giornalista Giulia Crivelli, nell’ultimo segmento della puntata della trasmissione 24 Mattino Estate, intervistando l’alpinista professionista Agostino da Polenza, ha detto:
…lei, a poche ore dal crollo, ha detto, mi ha ricordato la forza del crollo del Vajont…
Poco dopo parlando del Vajont Crivelli dice:
…quella aveva cause molto umane, tipo, la diga che non ha retto…
E questa cosa mi fa imbestialire pesantemente. Perdonatemi il perdere le staffe ma da appassionato dello spettacolo di Marco Paolini so bene che la diga del Vajont non è affatto crollata, anzi, potremmo dire che sta benissimo:

La diga non solo sta benissimo, ma è addirittura visitabile con una visita guidata che ci porta direttamente a camminare sulla struttura e, soprattutto, a capire con precisione la dinamica della tragedia, che a molti tutt’oggi non è ancora chiara:

Fonte: ANA Conegliano
Le colpe sono umane, nessuno lo nega, ma la diga è ancora lì, praticamente intatta. Quello che è stato spazzato via da quelle parti sono gli insediamenti umani, in particolare Longarone, Erto (paese di nascita di Mauro Corona, che ha raccontato più volte le storie legate alla tragedia del Vajont e delle sue vittime) e Casso:

Forse la giornalista dovrebbe approfondire i fatti, perché quella del Vajont è una memoria da ricordare per bene, proprio poiché non fu la diga a cedere, come riporta anche Wiki:
La diga resse all’impatto e alle sollecitazioni che furono quasi dieci volte superiori a quelle prevedibili durante il normale esercizio, dimostrazione quindi della professionalità di chi aveva progettato e realizzato l’opera.
La tragedia infatti, che costò la vita a quasi 2000 persone, è stata causata dal distacco di una frana proprio sopra l’invaso della diga, la cui acqua si è riversata verso il basso saltando la barriera di cemento e travolgendo il paese di Longarone, e verso l’alto, andando a spazzare via Erto e Casso, paesini arroccati sulla montagna. La frana si era in realtà manifestata da tempo senza che qualcuno tra coloro che ne erano a conoscenza ritenesse credibile la minaccia del distacco. Racconta infatti ancora Wikipedia:
Le cause della tragedia, dopo numerosi dibattiti, processi e opere di letteratura, furono ricondotte ai progettisti e dirigenti della SADE, ente gestore dell’opera fino alla nazionalizzazione, i quali occultarono la non idoneità dei versanti del bacino, a rischio idrogeologico.
Sulla tragedia del Vajont sono stati spesi fiumi di inchiostro e informazioni dettagliate sono disponibili a tutti con una semplice ricerca online, anche perché i fatti relativi alla frana vengono usati come caso di studio nelle facoltà di Ingegneria di mezzo mondo proprio per evitare che si ripetano errori del genere, e anche Paolini ha reso disponibile a tutti gratuitamente il suo spettacolo su YouTube, perché – dichiaratamente – possa raggiungere più persone possibile. Proprio per questo è un peccato che su una radio nazionale si sentano imprecisioni di questo genere da parte di professionisti dell’informazione, che vanificano il lavoro di divulgazione sul tema e contribuiscono a diffondere convinzioni errate nell’opinione pubblica. Per comodità di chi lo spettacolo di Paolini non l’avesse mai visto o sentito nominare ve lo appoggio qui sotto:
maicolengel at butac punto it
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