microonde

Dal Blog di “Pianeta Donna” ci segnalano questa notizia dal titolo:

titolo

“Il Suo Terribile Umano Lo Ha Fatto Cuocere Nel Microonde Per 5 Secondi, Ecco La Storia Di Niko”, pubblicata il 12 luglio 2016.

La storia è di quelle terrificanti: un ragazzo ventenne di Portsmouth, nel Regno Unito, con problemi di alcol, ha cotto al microonde il gatto.
Per fortuna, l’arrivo tempestivo dei genitori avrebbe salvato l’animale, di nome Niko, il quale avrebbe però subito lesioni gravi agli occhi, alla lingua e a vari organi interni.
Dopo le cure necessarie e un lungo periodo di osservazione, il gatto sarebbe stato dato in affidamento a un’altra famiglia.
Il ragazzo, d’altro canto, dopo aver dichiarato al giudice di aver smesso di bere e di aspettare un figlio dalla sua fidanzata diciassettenne, se l’è cavata con sole 16 settimane di carcere ed il divieto di avere animali in custodia per tutta la vita.

foto niko

Passiamo ai fatti.
Il 19 agosto 2011, sul sito della BBC appare la notizia, con alcuni dettagli differenti rispetto alla storia raccontataci da “Pianeta Donna”.
Nome, età e città del ragazzo sono gli stessi, ma il nome del gatto è differente.
Stando alla BBC, il gatto si chiamerebbe “Come on then” e sarebbe stato preso in carico dalla RSPCA di Fareham.
Purtroppo, il gatto avrebbe riportato anche qualche bruciatura al pelo dal giro in microonde.
Il sito potsmouth.co.uk riparta una versione assai più dettagliata di come si sarebbero svolti i fatti.

La vicenda si è svolta il 25 febbraio 2011.
Il ventenne, ubriaco, in seguito ad un graffio ricevuto alla mano da parte del gatto, ha dapprima minacciato di uccidere l’animale lanciandolo dalla finestra e poi deciso di metterlo nel microonde.
La fidanzata diciassettenne è corsa fuori dall’appartamento chiedendo aiuto ai vicini, che si sono precipitati e si sono trovati davanti a una scena orribile: quando hanno chiesto al ragazzo dove fosse l’animale, il ragazzo ha aperto il forno a microonde, da cui è uscito il gatto.
I vicini, poi, hanno prontamente chiamato la RSPCA (l’equivalente inglese della protezione animali), dopo aver portato in salvo il micio a casa loro.
Tralasciamo la descrizione degli interventi effettuati dai veterinari dell’associazione.
La sentenza è stata di 16 settimane di carcere, sospesi per 18 mesi, 18 mesi di libertà vigilata ed un coprifuoco di sei settimane dalle 19 alle 7 del mattino, oltre al divieto, a vita, di possedere animali.

Cosa possiamo imparare da questa storia?
Che spesso, per acchiappare click, ci sono “testate” come “Pianeta Donna” che prendono notizie reali e, modificandone alcune parti, le ripubblicano, sfruttando poi la reazione di pancia delle persone per ottenere più visibilità.
Che motivo c’era, se non questo, per riesumare e tagliuzzare e ricucire una storia allucinante come questa, ma che di certo non è fresca?

E dopotutto visti gli altri articoli del blog non rimangono molti dubbi sulla missione dello stesso:

Cattura

P.S.: Il gatto, come detto originariamente chiamato “Come On Then”, in realtà era una gatta, rinominata dai volontari Nancy, la quale, dopo l’esperienza traumatizzante per fortuna si è ripresa in fretta.

Il Manto

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