Giorgio Bianchi, Mosca, le restrizioni e la propaganda

Un piccolo riepilogo di una vicenda del 2021, riportata all'attenzione in questi giorni da uno dei suoi protagonisti

maicolengel butac 14 Gen 2026
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Abbiamo pubblicato ieri un articolo dove vi raccontiamo come un giornalista irlandese abbia smentito pubblicamente un disinformatore americano. Nell’articolo abbiamo linkato nostri vecchi pezzi del periodo pandemico per mostrarvi come la propaganda funzioni tutta alla stessa identica maniera, e come da anni vengano fatti test per capire come ottimizzarla al meglio.

Ma prima ancora che pubblicassimo l’articolo su Caolan Robertson e David Shirley è successo qualcosa di molto curioso: la radio ricorsiva (Radio Radio) ha pubblicato un’intervista a uno degli autori della disinformazione pandemica, uno di quelli che stavamo citando nell’articolo su Robertson e Shrink.

Titola Radio Radio:

Giorgio Bianchi ▷ “Andai in Russia durante il Covid e un fact checker pretese di smentirmi sulla realtà”

L’articolo che spiega i fatti su RR è davvero breve e serve evidentemente a gettare ulteriore discredito su BUTAC in un momento in cui – per chissà quale motivo – fa comodo. Vi riportiamo il racconto di Bianchi:

Durante la pandemia, proprio nei periodi più folli, io ero a Mosca. Documentavo che lì non c’era nessun tipo di restrizione. Finimmo in questo bar karaoke e c’era la gente che ballava sui tavolini. Pubblicai su Facebook con un commento e finì nel merino di Butac. Quel tizio dalla sua cameretta con il suo pc, disse: no, perché in Russia le restrizioni sono ancora in vigore. Poi di fatto in un bar dove la gente era senza mascherine, senza niente. Cioè, un fact checker dalla sua cameretta con il suo pc pretendeva di smentire un testimone oculare che era sul posto. Questo è come va il mondo oggi: tu vedi le cose con i tuoi occhi – io ho documentato per dieci anni il conflitto in Ucraina, ho documentato per otto anni il conflitto in Siria – eppure ancora oggi c’è gente che pretende di saperne di più

Tutto quanto raccontato da Bianchi, facendo riferimento a un nostro articolo del 2021, è corretto – a parte la cameretta: avendo io circa una cinquantina d’anni e due attività imprenditoriali da gestire continuo a lavorare da uno dei miei uffici; ma questo non conta niente, perché il giochino del “blogger dalla sua cameretta” è un vecchio artificio dialettico sfruttato per denigrare quando non si ha nulla di più su cui fare leva. A noi come sempre interessano i fatti.

Bianchi nel 2021 scriveva che:

In Russia non ci sono restrizioni da un sacco di tempo. A Mosca e San Pietroburgo i ristoranti sono pienissimi di gente senza distanze né niente. Aperti tutti i centri commerciali, bar, ristoranti: tutto aperto. E possibilità di comprare tranquillamente i biglietti per cinema, teatro, ristoranti. Non so di quali restrizioni parlino. Qui tutto funzionava. L’unica restrizione che avevamo era che bar e ristoranti dovevano chiudere alle 11, ora hanno tolto anche questa. Da noi ha funzionato tutto sempre. Sembra non ci sia nessuna pandemia. Qui è pienissimo di gente: tutti escono e fanno le loro cose, con una vita normale

E il suo profilo social era stato ristretto per alcuni giorni a seguito di post come questo:

In questo momento mi trovo a Mosca e non posso che confermare. “Qui non c’è nessuna pandemia”

Noi, spiegando chiaramente che non eravamo a Mosca ma che tutti potevano verificare quali fossero le regole in vigore in città, ci siamo limitati appunto a spiegare come regole sulle restrizioni esistessero eccome, e che fossero ben precise, linkandole e permettendo a chiunque di verificarle, come fanno appunto i fact checker:

Io non sto a Mosca, ma nel 2021 verificare quali siano le regole nella città russa è alla portata di tutti, basta aprire un browser e cercare un sito governativo russo con le regole per la municipalità a cui siamo interessati. Ad esempio mos.ru, sito ufficiale del sindaco di Mosca. Dove vengono riportate tutte le regole in vigore, anche in lingua inglese.

Al punto due riportano:

Face masks and gloves
It is necessary to wear a face mask and gloves in shops, on public transport and in other crowded places.

Che tradotto:
Mascherine e guanti

È necessario indossare una maschera e i guanti nei negozi, sui mezzi pubblici e in altri luoghi affollati

Quindi riportavamo le regole ufficiali dal sito della municipalità di Mosca. Nulla più. Nessuno nega che Bianchi potesse essere in un bar karaoke dove si ballava sui tavoli (anche se non è quello che la foto mostra), e dove la gente stava senza mascherina. Anche in Italia c’erano locali simili – che una volta beccati sono stati chiusi – ma noi non stavamo smentendo le immagini che mostrava Bianchi, bensì l’affermazione che le accompagnava, ovvero che a Mosca non ci fosse più alcuna restrizione, una bugia che persino mio figlio all’epoca decenne avrebbe saputo smentire.

Il punto non era Mosca, né il bar in cui era entrato Bianchi, o le mascherine sui tavoli e non sui volti. Il punto è che Bianchi mentiva quando diceva che non vi fossero restrizioni, visto che dal sito ufficiale dell’amministrazione moscovita era evidente che le restrizioni ci fossero – e che fossero scritte anche in inglese per eventuali visitatori. Non negavamo quello che Bianchi videodocumentava, negavamo quello che sosteneva. Esattamente come ha dovuto fare Robertson con Shirley.

Il fact-checking non nega ciò che hai visto, ma verifica ciò che affermi. Per chi costruisce una narrazione come Bianchi, però, questa distinzione è intollerabile, perché rompe l’incantesimo. E allora il problema non è più la frase sbagliata, ma “quello dalla cameretta”. Perché è così che funziona la propaganda: non contesta i fatti, delegittima chi li verifica. Trasforma una verifica in un affronto personale.

Ed è esattamente lo stesso schema che vediamo ripetersi da anni, dalla pandemia alla guerra in Ucraina. Cambiano i temi, cambiano i nomi, ma la dinamica resta sempre la stessa. Curiosamente Bianchi le cavalca tutte.

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel (dal suo ufficetto) at butac punto it

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