Il governo dà ragione ai No Tav

maicolengel butac 22 Feb 2018
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Premessa, quanto segue non è una presa di posizione a favore o contro la TAV, solo una piccola precisazione. In tanti ci avete segnalato un articolo del Manifesto che titola:

Alla fine il governo dà ragione al movimento No Tav

L’articolo riprende un documento pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, documento che tutti potete leggere nella sua interezza. Come potete immaginare il Manifesto con quel titolo sostiene la causa No Tav, e lo fa riportando un estratto dal documento di cui sopra:

A pagina 58, si legge: “Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza.

Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse. Quello che è stato fatto nel presente documento ed interessa oggi è, invece, valutare se il contesto attuale, del quale fa parte la costruzione del nuovo tunnel di base, ma anche le profonde trasformazioni attivate dal programma Ten-T e dal IV pacchetto ferroviario, richiede e giustifica la costruzione delle opere complementari: queste infatti sono le scelte che saremo chiamati a prendere a breve. Proprio per la necessità di assumere queste decisioni in modo consapevole, dobbiamo liberarci dall’obbligo di difendere i contenuti analitici delle valutazioni fatte anni fa”

Questo è quanto il Manifesto riporta del documento lungo 61 pagine. Poche righe di pagina 58. Poche righe che tra l’altro spiegano a cosa ci si sta riferendo: le opere complementari. Non il tunnel principale. Non quello osteggiato dai No Tav in ogni possibile modo. Si sta parlando delle altre strutture che avrebbero dovuto accompagnare la costruzione della TAV. Non necessarie, complementari. Strutture che a quanto mi risulta sono già state bloccate dal ministro Delrio nel 2016. Nulla di segreto, ne parlava anche il FQ a luglio 2016.

Tav, Delrio: “Taglio di linee nuove per 60 km, risparmi per 2,6 miliardi”.

Delrio all’epoca spiegava:

Non sono arretramenti, sono adeguamenti, e sono un’intelligente rivisitazione dei progetti per fare le opere nei tempi giusti, con i costi minori e che siano davvero utili

Nell’articolo del FQ trovavamo la stessa narrativa usata oggi sul Manifesto, raccontata tramite le parole dei No Tav:

Il governo dà ragione ai No Tav. Tracciato ridotto di 59 km. Altri 25 maledetti km da togliere

Ma il documento dà davvero ragione ai NoTav?

Non mi addentro nelle valutazioni tecniche ma solo su quanto viene esplicitamente riportato nelle 61 pagine, ridotte a un singolo estratto da il Manifesto. Basta leggere il documento pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per trovare altri punti interessanti da citare.

Correttezza dei volumi

A pagina 41 ad esempio ci spiegano che i calcoli del 2012 sono confermati:

Gli scenari di traffico analizzati confermano nella sostanza la correttezza dei volumi posti alla base del modello di esercizio 2012 Fase 1. Le opzioni previste nel documento Osservatorio 2016, costituiscono l’oggetto fondamentale della revisione del progetto (project review), per lo svolgimento della quale si rende necessaria la verifica della capacità di circolazione delle singole tratte all’orizzonte temporale di messa in esercizio del tunnel di base (2030).

Oggettiva validità

A pagina 59, poche righe dopo quanto riporta il Manifesto si può leggere:

Le verifiche fatte in seno all’Osservatorio, e riportate in sintesi in questo documento, hanno consentito di prendere atto di questo mutato contesto e hanno mostrato che l’infrastruttura ha la sua dimostrata ed oggettiva validità, soprattutto se inserita nel contesto delle reti europee: non si tratta più di un tratto di ferrovia che deve sostituire la strada per l’attraversamento delle Alpi, sostituendo 300 km di viaggio su strada, ma la costruzione di un anello mancante che permette alla catena ferroviaria di operare senza interruzione anche sulle lunghe distanze (1.000 km e oltre), pur salvaguardano anche le tratte più brevi con una gestione moderna dei traffici rotaia-rotaia e strada-rotaia e materiale rotabile nonché terminali al passo con i tempi, con benefici che vanno ben oltre quelli relativi al contesto locale. Risulta per queste ragioni quanto mai necessario attivare un processo continuo di monito raggio e verifica per adattare in corso d’opera il progetto, come del resto è stato fatto con successo in sede di Osservatorio negli ultimi anni.

Quindi, ricapitolando, la commissione spiega che gli studi del 2012 sono confermati. Sono quelli fatti a inizio progetto ad essere considerati vecchi e da rivedere alla luce di nuovi studi con nuove tecnologie. Le opere complementari sono ritenute meno necessarie al completamento dei lavori, ma erano già state bloccate nel 2016 dal ministro Delrio. Se un progetto dura molti anni è normale che debba evolversi man mano che si sviluppa. Altrimenti sarebbe già vecchio all’inaugurazione.

Quindi?

Su cosa il governo dà ragione ai No Tav? Non mi è chiaro. Quello che mi è chiaro, e spero sempre lo sia anche a tutti voi, è che la narrativa la fa da padrone sulla notizia, confondendo le acque, e questo è sempre sbagliato. Qualsiasi sia la natura del dibattere.

Non credo serva aggiungere altro, come avevo premesso non era mia intenzione entrare nel merito dell’opera.

maicolengel at butac punto it
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