La Repubblica Popolare di Narva

Dezinformatsiya o abbaglio?

maicolengel butac 19 Mar 2026
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In Estonia esiste una città, piccola ma strategicamente delicata, che si chiama Narva. Poco più di 50mila abitanti, una forte componente russofona e, soprattutto, un dettaglio geografico non proprio trascurabile: Narva è separata dalla Russia, e in particolare dalla città di Ivangorod, da poche decine di metri.

Negli ultimi giorni sui social russi e su alcuni circuiti russofili hanno iniziato a circolare contenuti che parlano della nascita di una presunta Repubblica Popolare di Narva. Meme, bandiere, slogan, nulla di particolarmente sofisticato, anzi: contenuti spesso grezzi, con pochissime interazioni iniziali, tipici di operazioni che partono in sordina.

Ed è qui che la questione diventa interessante.

Il precedente

Chi si occupa di analisi della disinformazione ha riconosciuto una dinamica già vista: narrazioni che sembrano marginali, quasi ridicole, ma che riprendono schemi familiari. Il riferimento al Donbas, in questi casi, viene spontaneo. Anche lì, prima che la situazione evolvesse, circolavano contenuti che presentavano l’idea che il movimento separatista fosse qualcosa di spontaneo e popolare.

Questo non significa che Narva stia per trasformarsi in un nuovo Donbas. Significa però che alcuni schemi comunicativi si ripetono, e ignorarli del tutto non è necessariamente una scelta prudente.

La critica

Allo stesso tempo, c’è un altro elemento che merita attenzione.

Il giornalista Indrek Kiisler, su Eesti Rahvusringhääling (ERR), ha sottolineato come questi contenuti fossero inizialmente confinati a una dimensione marginale, con numeri molto bassi e scarso impatto reale. Secondo Kiisler, a renderli visibili su larga scala sarebbe stata proprio la loro ripresa da parte di progetti di monitoraggio della propaganda e, successivamente, dai media e dalla politica. Scrive Kiisler:

…nel mondo è in corso una guerra dell’informazione e in Russia vengono pianificate quotidianamente operazioni speciali contro l’Estonia e il resto del mondo occidentale, non c’è dubbio. E non serve essere un oracolo per vedere la crescita di queste attività. Proprio per questo è necessaria un minimo di professionalità per distinguere tra spazzatura e materiale realmente pericoloso.

Parole forti, che non possono essere liquidate con leggerezza. Chi si occupa di disinformazione conosce bene il problema: esiste un equilibrio difficile tra il segnalare un fenomeno e il rischiare di amplificarlo. Quanto volte anche noi di BUTAC abbiamo scelto di non dare spazio a carte narrazioni per paura di amplificarne la portata? L’effetto Streisand, in questo contesto, non è solo teoria, ma pratica quotidiana.

Ma fermarsi qui sarebbe un errore

Non nego che anche io, letto l’articolo di Kiisler, mi sono fatte domande, tante, preoccupato di contribuire a quell’amplificazione anche con quest’articolo che state leggendo. Ma anche se nessuno nega che amplificare contenuti marginali può contribuire alla loro diffusione, è altrettanto vero che molte operazioni di influenza iniziano proprio così: piccole, apparentemente irrilevanti, costruite per testare reazioni e capacità di penetrazione.

Non si tratta di scegliere se ignorare o amplificare, si tratta di capire quando si è davanti a semplice rumore di fondo, generato da sciocchi che si divertono a trollare o quando invece si è davanti ai primi segnali di una narrativa pericolosa destinata a crescere. Stiamo vivendo tempi in cui il lusso di sbagliare non ce lo possiamo concedere.

Ridurre tutto a “sciocchezze da social” rischia di portarci a sottovalutare una dinamica che vediamo funzionare alla perfezione da anni. Dinamica che in altri contesti ha avuto sviluppi decisamente significativi. Si tratta di stare in equilibrio tra il raccontare senza ingigantire: non facile, ma necessario.

Concludendo

Nel caso di Narva, al momento non esistono elementi concreti che indichino un reale interesse della popolazione locale verso scenari separatisti. Le preoccupazioni dei residenti, come riportato anche da fonti locali, sono di tutt’altra natura.

Ma la dezinformatsiya sta avvelenando sempre di più l’informazione nei Paesi europei, occorre non abbassare la guardia.

maicolengel at butac punto it

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