Dopo le polemiche sulla copertina di Libero Quotidiano sono tanti i sostenitori dell’attuale governo che nel difendere quel testo hanno sostenuto che da quest’anno i contributi all’editoria siano stati cancellati.

Io vorrei seriamente capire una cosa, usare i motori di ricerca vi schifa? Fare dei controlli prima di sostenere qualcosa vi rende meno intelligenti? La questione è di quelle che ci portiamo dietro da anni, e andrebbe raccontata per bene, cosa che tante testate han tentato di fare nel tempo. Lettera43 ad esempio aveva pubblicato un esauriente articolo a ottobre 2018, dove spiegavano:

È uno degli impegni della legge di bilancio su cui la maggioranza vuole impegnare il governo: il «graduale azzeramento a partire dal 2019 del contributo del Fondo per il pluralismo, quota del dipartimento informazione editoria». Si tratta del fondo previsto dalla riforma dell’editoria varata con la legge 198 del 2016 dal governo Renzi e resa operativa da un decreto legislativo del 2017. La riforma ha escluso dai contributi statali all’editoria le testate che sono semplicemente «organi di partiti, movimenti politici, sindacati e dei periodici specializzati a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico» e ha mantenuto il criterio di legare i contributi alle copie effettivamente vendute. Continuano invece a ricevere i contributi le imprese editrici cooperative e quelle che pubblicano quotidiani e periodici all’estero, le cooperative e gli enti no profit che editano testate e le pubblicazioni delle minoranze linguistiche. Il risultato di queste nuove norme si riflettono nei contributi erogati dallo Stato nel 2017 come si vede dalle tabelle qui sotto. Tra le testate edite da imprese editrici cooperative quella che ha incassato maggiori fondi è il quotidiano dei vescovi Avvenire con 2.519.173,47 euro. Poi viene Libero Quotidiano con 2.218.601,31 e in terza posizione Italia Oggi con 2.037.216,81 euro. Il quotidiano comunista Il Manifesto si posiziona solo quarto con 1.288.749,9 euro ottenuti nel 2017.

Avete letto bene? Libero Quotidiano è al terzo posto come contributi per l’editoria. Si cuccano oltre 2 milioni di euro all’anno, e si permettono di fare prime pagine come quella su PIL e gay…

Onestamente se il governo desse due milioni di euro a BUTAC mi sentirei in dovere di fare del mio meglio per una corretta informazione e passerei giorno e notte a verificare ogni singola riga che pubblico.

Su Il Post, a seguito di una polemica televisiva tra il direttore di Repubblica e Luigi di Maio spiegavano:

A godere dei finanziamenti diretti sono esclusivamente alcune categorie di giornali: quelli editi da cooperative di giornalisti, da fondazioni, enti morali e associazioni dei consumatori; quelli delle minoranze linguistiche; quelli destinati agli italiani all’estero e quelli destinati a non vedenti e ipovedenti. Questi giornali ricevono un contributo in proporzione al numero di copie vendute, che può andare dai 2,5 milioni di euro l’anno che riceve Avvenire, giornale della Conferenza episcopale italiana, fino alle poche migliaia di euro che ricevono le testate più piccole.

Libero di fatto è una cooperativa di giornalisti e quindi ha diritto a quei fondi, anche se lo stesso Post ci spiega che quella cooperativa è molto di facciata e la proprietà è in pratica della famiglia Angelucci.

Quindi, la maggioranza delle grandi testate nazionali non riceve finanziamenti diretti. In compenso esistono quelli indiretti di cui forse non tutti sono a conoscenza, come ci racconta Data Media Hub:

Tra i contributi indiretti troviamo, appunto, l’obbligatorietà di pubblicazione degli avvisi di gare. Pubblicità legale che, secondo i dati dell’Osservatorio Stampa Fcp [Federazione Concessionarie di Pubblicità], nel 2017 ammonterebbe a poco più di 67 milioni di euro, in calo del 11.9% rispetto ai 75.5 milioni del 2016. Importo che rappresenta l’11.4% del totale della raccolta pubblicitaria dei quotidiani l’anno scorso, e che nei primi cinque mesi di quest’anno raggiunge i 23 milioni di euro [- 23.8% vs 2016], con un peso del 10.1% sul totale degli investimenti nel periodo Gennaio – Maggio 2018.

A questi vanno ad aggiungersile agevolazioni di credito. Tipologia di agevolazione che non è attualmente finanziata e che nel 2016 è stata di soli due milioni di euro circa, mentre era decisamente più sostanziosa in passato, in particolare nei primi anni della “grande crisi” della carta stampata, con 18 milioni di euro concessi nel 2008 e 13 milioni di euro concessi nel 2009.

Sempre per quanto riguarda l’attualità, e il recente passato, per il sostegno a crisi aziendali e prepensionamenti dal 2014 al 2021 sono previsti stanziamenti per 120 milioni di euro, mentre la norma  relativa al credito d’imposta per investimenti pubblicitari negli anni 2017 e 2018, che dopo un difficile parto ha visto la luce di recente, avrebbe un costo di 50 milioni di euro.

Quindi, per riassumere, le grandi testate nazionali eccetto rari casi, come Libero, non ricevono finanziamenti diretti, in compenso un po’ tutti ricevono finanziamenti indiretti. Quindi, per fare ulteriore chiarezza, eccetto i casi di Libero, Manifesto e Foglio nella maggior parte dei casi non si può attaccare una testata per finanziamenti diretti, nessuna di quelle note ne riceve. Si può sostenere che ricevano finanziamenti indiretti, ma quelli si applicano in percentuale a tutti gli editori, quindi sono tutti nella stessa barca, se ne critichi uno devi criticarli tutti.

maicolengel at butac punto it

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