Armato sì, ma con la pistola nella fondina

Un'analisi dei video dell'ultimo omicidio commesso dagli agenti ICE a Minneapolis

maicolengel butac 26 Gen 2026
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Sulle bacheche social di  RTL 102.5 nelle scorse ore è apparso questo post:

🔴 Era armato, secondo il Dipartimento per la sicurezza nazionale, l’uomo di 37 anni ucciso oggi a Minneapolis da un agente dell’ICE. Le autorità federali affermano che la vittima aveva con sé una pistola, due caricatori e nessun documento di identità. L’operazione, spiegano dal DHS, era mirata contro un immigrato irregolare ricercato per aggressione violenta. Durante l’intervento, un uomo si sarebbe avvicinato agli agenti impugnando un’arma e avrebbe opposto resistenza nel tentativo di essere disarmato. Temendo per la propria vita, un agente ha sparato. Dopo la sparatoria, circa duecento persone hanno raggiunto la zona, ostacolando le forze dell’ordine, che hanno attivato misure di controllo della folla.

Post che circola accompagnato da quest’immagine:

Immagine che riporta le stesse informazioni fuorvianti:

MINNEAPOLIS, UOMO ARMATO UCCISO DA UN AGENTE ICE: ERA RICERCATO PER AGGRESSIONE, DISORDINI DOPO LA SPARATORIA

Al post su Instagram si aggiunge un’ulteriore descrizione:

Era armato, secondo il Dipartimento per la sicurezza nazionale, l’uomo di 37 anni ucciso oggi a Minneapolis da un agente dell’ICE. Le autorità federali affermano che la vittima aveva con sé una pistola, due caricatori e nessun documento di identità. L’operazione, spiegano dal DHS, era mirata contro un immigrato irregolare ricercato per aggressione violenta. Durante l’intervento, un uomo si sarebbe avvicinato agli agenti impugnando un’arma e avrebbe opposto resistenza nel tentativo di essere disarmato. Temendo per la propria vita, un agente ha sparato. Dopo la sparatoria, circa duecento persone hanno raggiunto la zona, ostacolando le forze dell’ordine, che hanno attivato misure di controllo della folla.

Ma le informazioni riportate vanno bene per incartare il pesce, non per racontare come sono andati i fatti, specie quando si ha un vasto pubblico sui social (oltre a quello in radio: immaginiamo che le cose dette in onda possano essere più o meno le stesse).

Sia chiaro, è vero che le autorità in loco hanno definito la vittima, il 37enne Alex Jeffrey Pretti – infermiere di terapia intensiva senza precedenti penali – un “terrorista domestico intenzionato a compiere una strage”, ma i video che circolano smentiscono completamente questa ricostruzione. Mostrano infatti Pretti intervenire quando un agente ICE si mette a spruzzare peperoncino contro una donna disarmata. La pistola di Pretti è nella sua fondina, non rappresenta un pericolo ed è legalmente detenuta. Un altro agente interviene, rimuove la pistola dalla fondina della vittima, e a quel punto altri due agenti gli sparano alle spalle mentre lui è a terra. Le immagini sono rivoltanti. Vengono esplosi, secondo la ricostruzione del New York Times, almeno dieci colpi. La vittima non rappresentava in alcun modo un pericolo, era già stata disarmata e su di lui erano arrivati ben tre agenti. Come nel precedente caso, gli agenti ICE hanno inizialmente impedito alle autorità locali di indagare sulla scena del delitto.

I post come quelli di RTL – che non è l’unica ad aver scelto di pubblicare prima di qualsiasi analisi giornalistica fatta bene – non fanno altro che alimentare la disinformazione, dando ai sostenitori di Trump italiani (sì, ce ne sono ancora, ben più di quanti vorremmo credere) motivi per sostenere l’operato di ICE. Chi preferisce la velocità alla verifica fa un pessimo lavoro giornalistico. Non sta informando, sta parlando alle pance, e questo nel 2026 è grave.

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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