L’Ungheria, i soldi sequestrati e la propaganda filorussa

Una notizia raccontata con insinuazioni non verificate, ignorando spiegazioni e contesto

maicolengel butac 10 Mar 2026
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L’8 marzo Roberto Vannacci ha pubblicato sui suoi profili social un post dai toni sensazionalistici che collegava “cessi d’oro, yacht di lusso e serate con prostitute” ai soldi destinati all’Ucraina. Il pretesto era un articolo de Il Messaggero del 7 marzo dal titolo:

Ucraina, l’Ungheria sequestra milioni di euro e lingotti d’oro da due portavalori di Kiev.

Cosa è successo davvero

Il 5 marzo 2026 il Centro Antiterrorismo Ungherese (TEK) ha fermato sull’autostrada M5, fuori Budapest, due furgoni blindati con targa ucraina. A bordo: sette dipendenti di Oschadbank, la principale banca statale ucraina, che trasportavano 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e 9 kg d’oro proveniente dalla Raiffeisen Bank International di Vienna, destinati alle casse di Oschadbank in Ucraina. I sette dipendenti sono stati trattenuti con i telefoni sequestrati e senza accesso consolare per oltre un giorno, prima di essere rilasciati e rimandati in Ucraina la sera del 6 marzo. Denaro, oro e veicoli sono rimasti in custodia ungherese.

Perché i contanti e non i bonifici?

È questa la domanda su cui prima Péter Szijjártó, ministro degli Esteri ungherese, e poi Vannacci hanno costruito il castello di insinuazioni. Riporta Il Messaggero queste parole di Szijjártó:

…da gennaio sarebbero transitati attraverso l’Ungheria 900 milioni di dollari e 420 milioni di euro in contanti, oltre a 146 chili d’oro. Se si tratta di transazioni tra banche, perché non vengono gestite tramite bonifico e perché una quantità così enorme di denaro contante deve passare attraverso l’Ungheria?

La risposta è semplice e documentata, ed era disponibile da subito, se solo l’autore dell’articolo del Messaggero si fosse preso la briga di fare qualche approfondimento serio.

Prima della guerra, le banche ucraine importavano valuta estera via aerea, sdoganando i contanti all’aeroporto di Boryspil. Dal 24 febbraio 2022, con la chiusura dello spazio aereo ucraino, questi trasferimenti avvengono esclusivamente via terra. Difatti non è possibile trasferire fisicamente contante in valuta estera tramite bonifico bancario: i bonifici spostano numeri nei registri contabili, non banconote. Le banconote servono per alimentare la circolazione fisica del denaro nelle filiali bancarie, negli sportelli automatici, nel mercato al dettaglio di un Paese in guerra.

L’ex direttore generale di Oschadbank Sergiy Naumov ha chiarito che nel 2025 i cittadini ucraini hanno acquistato valuta estera contante per 24 miliardi di dollari, vendendo quasi 17 miliardi. Solo a gennaio 2026, gli acquisti di contante in valuta estera hanno superato 1,3 miliardi di dollari mensili. Una domanda di quella portata richiede altrettanta logistica fisica.

Oschadbank ha spiegato che dal luglio 2025 la banca dispone di una licenza internazionale di trasporto merci rilasciata dal Servizio statale ucraino per la sicurezza dei trasporti, che certifica la conformità alle normative europee. Trasporti analoghi vengono effettuati settimanalmente con gli stessi vettori blindati autorizzati.

Il contesto politico (che Il Messaggero ha omesso)

Il sequestro avviene in un momento delicato per l’Ungheria, con le elezioni parlamentari previste a breve, e Orbán che pare sia in difficoltà nei sondaggi. Secondo giornalisti investigativi che lavorano con i servizi di sicurezza europei, Putin ha incaricato strateghi politici e l’intelligence militare russa di interferire nelle elezioni ungheresi di aprile per garantire la vittoria di Orbán. Nelle ore successive al sequestro, reti di bot legate alla Russia hanno inondato i social media ungheresi con materiale realizzato apposta per screditare l’Ucraina.

Come ricorda anche La Stampa, uno scontro con Kyiv è esattamente ciò di cui Orbán ha bisogno in questo momento. Il premier ha tappezzato l’Ungheria di manifesti con immagini generate dall’IA raffiguranti la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente ucraino Zelensky accanto alla parola ungherese “Nem!” (“No!”).

Concludendo

Il post di Vannacci prende le insinuazioni di un governo straniero, quello di Orbán, notoriamente allineato a Mosca, e le amplifica senza verifica. Il tutto mentre omette la spiegazione più elementare e più verificabile dei fatti. Non è giornalismo, è propaganda di seconda mano amplificata da un personaggio in cerca di un posto da politico.

maicolengel at butac punto it

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