Dev’essere l’estate che tira fuori il peggio dal giornalismo, ed ecco che – come l’anno scorso abbiamo avuto la Blue Whale challenge a spaventare i genitori (e nessuno dei tanti funzionari delle forze di polizia che hanno speso parole in tv che abbia mai fatto lo sforzo di smentire alcunché) – ecco che arriva la nuova moda.

Il Momo Game

Siamo di fronte all’ennesima storia che nasce sul web, per merito di racconti nello stile creepypasta, e trova spazio sui giornali di mezzo mondo, allarmando genitori un po’ ovunque. Grazie ovviamente alla scarsa attenzione prestata dai giornalisti nella verifica delle fonti. Non c’è nulla di cui inquietarsi, gli allarmi su ragazzi o ragazze morte per colpa del fantomatico Momo Game non sono minimamente verificati. L’unica cosa vera è che alcuni (ma in Italia per ora non trovo traccia di conferme nemmeno di questo), che hanno zero controllo su quante informazioni personali condividono in rete, si sono trovati messaggini su Whatsapp provenienti da numeri sconosciuti. Messaggini accompagnati dall’immagine di Momo.

Onestamente credo che la colpa sia dell’analfabetismo digitale, che fa sì che non abbiamo la più pallida idea di come funzionano i nostri device o di come proteggerci da invasioni della privacy.

Non posso riportarvi un messaggio di Momo: come vi ho detto in Italia per ora, di verificati, non ne risulta nessuno. Posso però farvi fare un veloce giro per capire dove sia partita la storia e grazie a chi continui ad allarmare.

Fino al 12 luglio, sul web Momo era principalmente un’immagine apparsa nel 2016, immagine che rappresentava una scultura esposta alla Vanilla Gallery. La scultura, che in realtà non si chiama Momo (nome diffuso proprio dal web ispanico) ma Bird Mother, vuole essere una rappresentazione di Ubume, una figura mitologica giapponese raffigurante una mamma morta di parto, che appare alla gente con un bambino in braccio chiedendo di prendersi cura di lui per poi sparire nel nulla.

Ad agosto 2016 sul web ispanico un account di nome Momo (da lì il nome usato successivamente) aveva postato alcune immagini della scultura accompagnate da messaggini inquietanti, ma si trattava ovviamente di qualche buontempone. La cosa non aveva preoccupato nessuno, sul web di storie simili ne esistono a milioni. Il problema generalmente si pone quando queste storie arrivano in mano a giornalisti, politici e forze dell’ordine che non hanno la più pallida idea di cosa sia un creepypasta.

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Esattamente come oggi…

Fino a che l’immagine non ha cominciato a girare su bacheche celebri come Reddit nessuno aveva dato peso ai messaggi. Ma ovviamente il web è un luogo fantastico, e basta postare le giuste cose nei giusti posti perché nasca velocemente una leggenda urbana. Momo su Reddit è diventato parte di un creepypasta.

Vi riporto la definizione data da Focus Junior, perché ritengo sia la più semplice per chi è totalmente a digiuno di web:

IL TERMINE: creepypasta è composto da due parole: “creepy” (che fa paura) e “copypasta” cioè un termine inglese che indica un testo che viene spesso copiato ed incollato (copy / paste).
LE TEMATICHE: le creepypasta sono dunque storie immaginarie mirate sia a divertire che ad impressionare il lettore. Numerosi racconti hanno temi ricorrenti quali entità misteriose, cassette, videogiochi “maledetti” (Spongebob, Simpsons, Minecraft). Certe storie sono considerate dei fenomeni virali della rete tra cui “Slender man” che hai citato nella tua domanda.

Reddit

Da Reddit il passo per la viralità è breve, e ovviamente si trova sempre lo scemo che decide di trasformare la leggenda urbana in qualcosa di più tangibile. A oggi però risulta solo un soggetto verificato, in Sud America, ad aver sfruttato la storia. Soggetto già identificato e che ha già smesso di diffondere alcunché. Ma ovviamente, come nel caso del Blue Whale, più se ne parla più troveremo persone che decideranno di imitare la vicenda (ma non ditelo ai giornalisti eh!).

L’allarme viene messo in circolazione dagli amministratori della regione di Tabasco, in Messico, che tra l’11 e il 12 luglio 2018 pubblicano in rete questo poster:

Lo screenshot che vedete riportato nell’immagine è attualmente l’unico messaggio verificato di “Momo” che abbia circolato, ma come già detto sicuramente ne arriveranno altri in altre lingue, i copycat esistono ovunque, e più le testate allarmano sul tema più troveremo cretini disposti a trollare i giornalisti.

La leggenda racconta che alle 3 di notte su alcuni telefoni sia arrivato un messaggio di Momo che invita a compiere delle azioni, se non si obbedisse Momo apparirà a spaventare chi non ha eseguito quanto richiesto. Non posso assicurare che il messaggio non sia arrivato. Ma è un messaggino su Whatsapp, come ne potrete ricevere a milioni, l’equivalente di spam non richiesto. Se avete figli che usano i cellulari dovreste già aver spiegato loro che, se non si sta attenti a cosa si condivide e con chi, si possono ricevere milioni di messaggi spam.

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Ma l’allarme diventa più serio quando una ragazzina di dodici anni viene trovata morta in Argentina, i giornali titolano subito che ritengono esistano collegamenti tra Momo e la sua morte. Ma è davvero così? Cercando sui giornali online della zona salta fuori che la ragazza aveva subito un abuso sessuale, è indagato un diciottenne i cui messaggi sono stati trovati sul telefono della vittima. Le tracce di violenza sessuale sono state riscontrate dagli inquirenti sul corpo della povera ragazza. Come con il Blue Whale anche qui appare chiaro che è molto più facile per i familiari incolpare qualcosa di esterno, molto più semplice far riferimento a un gioco online che ammettere che avevano poco controllo sulla vita della loro figliola, che a soli dodici anni si intratteneva online con un ragazzo molto più vecchio di lei.

Ovviamente la parte degli abusi sessuali sulla ragazza non viene riportata da quasi nessuna testata. Basta aver trovato riferimenti a Momo per cavalcare il tormentone dell’estate 2018. E così la storia arriva nel resto del mondo, Italia inclusa, senza che esista prova di un gioco di Momo. Questo è il giornalismo a cui vi siete assuefatti, questo è quello che ci meritiamo: creepypasta che diventano realtà che allarmano le famiglie, e magari ispirano cretini.

È deprimente.

L’allarme per Momo circola già su testate inglesi, spagnole, russe, arabe, insomma, in poco tempo ha fatto il giro del mondo, come è successo con il Blue Whale. A oggi l’unica morte che sia stata in qualche modo collegata al gioco è quella di una dodicenne argentina che aveva appena subito un abuso sessuale.

L’amico e collega Juanne Pili aveva già tentato di mettere in guardia i giornalisti nostrani, evidentemente con scarso successo, ma non c’è da sorprendersi, d’altronde Kaos è ancora l’eroe di Amatrice e su Battipaglia e le molestie alla tredicenne nessuno ha ancora fatto chiarezza.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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