La settimana scorsa per l’ennesima volta ho dovuto rifare circolare un articolo dove spiegavamo la questione immigrati che ricevono la pensione in regalo dallo Stato.

L’articolo che abbiamo linkato e ricondiviso sui social era intitolato:

Il governo regala la pensione agli immigrati

Il titolo veniva, come sempre, dalla notizia che circolava. Notizia diffusa tempo fa da svariate trasmissioni televisive (su media nazionali a larga diffusione) e che continua a girare senza alcun accenno a fermare il suo processo di manipolazione dei fatti. Tra i commenti all’articolo su Facebook ne spunta una serie che ritengo interessante analizzare insieme, proprio nell’ottica del valutare a che livello sia la comprensione del testo in chi legge online.

Arriva la prima commentatrice, Emanuela:

Non è la pensione ma, l assegno sociale. Che differenza! Quasi 500 euro al mese di ns tasse e mancati investimenti.

Bastava leggere il nostro articolo per trovare riportato:

Il titolo parla di pensioni, ma quando nel video la giornalista incalza il direttore dell’INPS e lui fa riferimento alle pensioni la giornalista lo incalza di nuovo, specificando che lei non sta affatto parlando di pensioni ma di assegni sociali.

Vediamo di capirci meglio. La Finanziaria del 2000 ha introdotto l’assegno sociale anche per i cittadini extracomunitari. Come spiegavamo nel 2013 però ci sono molte clausole per riceverlo.

Il primo botta e risposta è tipico di chi è abituato a un certo modo di dibattere in rete. Le facciamo presente che nel nostro articolo è chiaramente spiegato che si tratta di assegno sociale. E lei a quel punto invece che scusarsi per l’incomprensione continua nel suo attacco.

…appunto sapientoni, quindi non é una bufala. Chiunque arrivi, dopo 1 anno di residenza, e avendo l età prevista ( vedi ricongiungimenti familiari) riceverà quasi 500 euro x 13 mensilità. La parola non è pensione é assegno e NON è una bufala. Invece i 35 euro x adulto e 150 x minori se li ciucciano le coop tipo come mafia capitale ! Vi risaluto e tolgo il like.

Nel nostro articolo parliamo anche di questo, e spieghiamo – riportando link all’INPS – come stanno le cose. Ma è evidente che Emanuela non l’ha letto (o se l’ha letto non l’ha capito). Arriva a darle manforte Ele:

buon pomeriggio. Il fatto di lavorare o aver lavorato in Italia non è tra i requisiti richiesti.
Fino al 1996 quello che oggi si chiama “assegno sociale inps” si chiamava “pensione sociale inps”.

Nel nostro articolo di marzo 2018 non riportavamo tutto, ma davamo link al precedente articolo dove riportavamo la regola per avere accesso alle provvidenze economiche di cui stiamo parlando. La questione è regolamentata dalla legge 388 articolo 80 comma 19 che riporta:

Ai sensi dell’articolo 41 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l’assegno sociale e le provvidenze economiche che costituiscono diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali sono concesse alle condizioni previste dalla legislazione medesima, agli stranieri che siano titolari di carta di soggiorno; per le altre prestazioni e servizi sociali l’equiparazione con i cittadini italiani e’ consentita a favore degli stranieri che siano almeno titolari di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno. Sono fatte salve le disposizioni previste dal decreto legislativo 18 giugno 1998, n. 237, e dagli articoli 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni.

Se avete letto con attenzione le cose sono abbastanza chiare: per avere diritto all’assegno sociale occorre avere un permesso CE, o carta di soggiorno, permesso che viene dato solo a condizione che si abbia un reddito superiore all’importo dell’assegno sociale.

Ve lo spiego con le parole della Polizia di Stato:

Deve essere inoltre dimostrata la disponibilità di un reddito minimo non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale e che il cittadino straniero non sia pericoloso per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.

Ele però insiste che le cose non stiano così:

… rilegga bene (magari direttamente dal sito dell’INPS). Dove c’è scritto che il soggetto deve lavorare o aver lavorato in Italia? Le rispondo io: non c’è scritto

Ma certo che non c’è scritto, perché l’INPS non si occupa di permessi di soggiorno, sono altre agenzie che decidono le regole per avere un permesso di soggiorno, l’INPS si limita a spiegare che serve un permesso di soggiorno CE. Ma il mio articolo tutto questo già lo raccontava, come è possibile che sia Emanuela che Ele non colgano il punto?

A me onestamente dispiace che chi mi legge non comprenda quel che scrivo, è evidentemente colpa mia che non so rendere il più semplici possibili i concetti. La cosa è evidente da come Ele risponde a un nostro lettore che cerca di spiegarle i fatti:

NON C’E’ SCRITTO CHE SERVE AVER LAVORATO IN ITALIA!!!
Leggi il sito Inps (non BUTAC).
Leggi il sito Inps.
Leggi il sito Inps.
Leggi il sito Inps.

Giuro, quel Leggi il sito INPS l’ha ripetuto 4 volte come vedete sopra. Perché è evidente che per lei chi non capisce è il nostro lettore, che si era armato di tanta pazienza per spiegarle la questione. Ma tanto quella pazienza è subito vanificata, ecco che arriva Carlo a dar manforte a Emanuela e Ela:

Che figura barbina, tanto varrebbe mettere direttamente una bandiera di partito nel logo del sito

Quello di Carlo può essere un profilo fake, come anonima (almeno come nome e profilo pubblico) è Ele. Emanuela invece ha un profilo abbastanza aperto e ricco di contenuti personali. Dietro ai due profili femminili però ci sono persone diverse che non hanno compreso (o non hanno voluto leggere) quanto spiegavamo con dovizia di link.

Purtroppo la cosa apre possibili scenari, e tutti a mio avviso destano preoccupazione.

A) Non hanno aperto l’articolo perché tanto è BUTAC, è ovvio che sia di parte. Opzione che mi dispiacerebbe ma che perlomeno ci metterebbe al sicuro dall’incomprensione del testo.

B) Non hanno aperto l’articolo perché non hanno capito ci fosse un articolo ma si sono limitate a leggere il meme d’accompagnamento. Opzione inquietante che confermerebbe ancora una volta come funziona la rete per molti.

C) Hanno aperto l’articolo ma non sanno cosa siano gli hyperlink e quindi non riescono a leggere le fonti. Opzione grave, ma sono tutti soggetti che hanno superato una certa età, la scuola non avrebbe potuto aiutarli.

Non so quale sia il caso, mi preoccupano tutti e tre, è evidente che c’è un serio problema in Italia, legato all’analfabetismo digitale o a quello funzionale. Sarebbe bello che lo Stato intervenisse, magari con corsi che vengano in aiuto dei tanti che trovano complesso il districarsi in un mondo inesplorato. Ma purtroppo il dubbio che ai politici faccia un po’ comodo quest’ignoranza c’è.

Spero di non avervi tediato, grazie ad Andrea e Giacomo che nei commenti avevano tentato di fare chiarezza. Resta una grande amarezza, Emanuela, Ela, Carlo sono i nostri vicini di casa, i parenti con cui passiamo le feste, i genitori dei compagni di scuola dei nostri figli. Non sono persone cattive, sono persone ingenue che si fidano di altre persone. Hanno sentito una narrazione che collima coi pregiudizi che già avevano in testa e la difendono a spada tratta, poco contano fonti e link per fargli capire che stanno sbagliando. Continueranno a negare l’errore finché possono (e probabilmente anche oltre).

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su Paypal!! Può bastare anche il costo di un caffè!