JD Vance e la propaganda pro-Orbán
Secondo il VP degli Stati Uniti l'Unione Europea avrebbe congelato i fondi per l'Ungheria solo perché ritiene Orbán antipatico

Come probabilmente saprete tutti, il vicepresidente USA JD Vance è stato nei giorni scorsi in Ungheria per appoggiare Orbán e criticare l’Unione Europea. Voi che state leggendo quest’articolo saprete già come sono andate le elezioni ungheresi, ma per me è domenica mattina e ancora non sono usciti i risultati; solo stasera dopo le 20, infatti, usciranno i primi dati. Ma, chiunque abbia vinto, crediamo che sia importante riportare quanto sostenuto da Vance nell’ottica di una verifica sui fatti da lui narrati.
Durante una conferenza stampa al fianco di Orbán Vance ha pronunciato una specifica frase che doveva servire a polarizzare la platea a favore di Orbán:
The bureaucrats in Brussels have tried to destroy the economy of Hungary…
They have tried to drive up costs for Hungarian consumers, and they’ve done it all because they hate this guy.
Che tradotto:
I burocrati a Bruxelles hanno cercato di distruggere l’economia dell’Ungheria…
Hanno provato a far salire i costi per i consumatori ungheresi, e l’hanno fatto solo perché odiano quest’uomo.
Come stanno le cose?
Stavolta non c’è un grande bisogno di BUTAC, visto che le parole di Vance sono state verificate da molti giornalisti internazionali. A partire da Jennifer Rankin, del Guardian britannico, che il 9 aprile scriveva:
L’espressione “i burocrati di Bruxelles” è un cliché euroscettico di lunga data. Chi la utilizza, come Vance, di solito omette il fatto che il diritto e le politiche dell’UE sono determinati da 27 Stati membri, per lo più con il contributo del Parlamento europeo.
E ancora:
L’Ungheria ha prosperato da quando è entrata a far parte dell’UE con il “big bang” dell’allargamento del 2004. In caso di dubbi, Vance potrebbe consultare l’International Trade Administration (ITA) del governo statunitense, che riporta come l’Ungheria “vanta una posizione strategica in Europa un facile accesso ai mercati dell’UE“, uno dei diversi fattori che hanno attratto numerose aziende statunitensi, come Coca-Cola e Microsoft, a stabilire le proprie attività nel Paese.
Negli ultimi 22 anni, l’Ungheria ha beneficiato enormemente dei fondi europei. Entro il 2018, oltre l’80% degli investimenti pubblici ungheresi proveniva da fondi europei destinati ad aiutare gli Stati membri dell’UE più poveri a colmare il divario con i paesi vicini più ricchi.
La frase di Vance reggerebbe se il blocco dei fondi da parte dell’UE fosse stato un atto ostile e arbitrario, non la conseguenza delle scelte di Orbán. Ma chiunque sia un minimo a conoscenza delle regole dell’UE si rende velocemente conto che è esattamente il contrario.
Dall’inizio del 2026, secondo la Commissione Europea, circa 17 miliardi di euro di fondi UE risultano congelati per l’Ungheria. Per sbloccarli, Orbán avrebbe dovuto attuare riforme sufficienti contro i conflitti di interesse e la corruzione.
Questo meccanismo non è stato inventato per fare un dispetto a Orbán: il Regolamento sulla Condizionalità dello Stato di diritto collega l’erogazione dei fondi al rispetto, per l’appunto, dei principi dello Stato di diritto e alla tutela degli interessi finanziari dell’UE. Per dirla in parole povere: i soldi ci sarebbero, ma Orbán non ha fatto le riforme richieste per sbloccarli e quindi sono stati congelati. Tutto molto semplice.
Concludendo
I fondi UE non sono un bonus elargito a caso: e difatti hanno costituito la spina dorsale degli investimenti pubblici ungheresi. Oltre l’80% degli investimenti pubblici ungheresi fino al 2018 è stato finanziato con fondi europei. Quindi “Bruxelles distrugge l’economia ungherese” è un’affermazione che non regge di fronte ai numeri. Che a fare disinformazione pro Orbán sia il Cremlino ci sta, che a farlo sia il secondo in comando degli Stati Uniti d’America è purtroppo solo l’ennesima dimostrazione del desiderio di far fallire il sogno europeo anche da parte dei Repubblicani americani.
maicolengel at butac punto it
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