Sergio Berlato e il complottismo pandemico

Un deputato al Parlamento europeo che diffonde teorie del complotto senza alcuna prova

maicolengel butac 24 Mar 2026
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Negli ultimi giorni più lettori ci hanno segnalato post apparsi sulla bacheca di un politico italiano, Sergio Berlato, che i nostri lettori ritengono disinformativi.

I due post che ci sono stati segnalati riguardano vaccini e pandemia, ma scrollando la bacheca del deputato europeo ne abbiamo trovati anche di altro tipo; oggi ci occuperemo di quelli collegati ai vaccini, ma è solo una prima puntata.

Il 18 marzo 2026 scrive Berlato:

Sia pur gradualmente stanno emergendo i contenuti dei file Epstein tra i quali emerge che la presunta pandemia Covid-19 era stata pianificata a tavolino per garantire enormi guadagni di natura economica e per testare l’efficacia del controllo sociale.

Accompagnato da quest’immagine:

Dai file Epstein emerge che la pandemia COVID-19 era stata pianificata per fare soldi con i vaccini.

Il 20 marzo:

Le verità che stanno emergendo sulla pseudo pandemia da Covid-19 sono gravissime. Continuiamo a pretendere verità e giustizia.
Accompagnato da quest’immagine:

Speranza nascose al parlamento la reale efficacia dei vaccini

In entrambi i casi siamo di fronte a disinformazione; che a farla, su organi di stampa, sia un deputato europeo pagato dalle tasse dei cittadini è a nostro avviso molto grave.

Partiamo dal caso Jeffrey Epstein

L’unico appiglio a questa teoria del complotto è una mail del 2015 intitolata Preparing for pandemics, mail di ben tre righe spedita da un mittente anonimizzato a Epstein. L’e-mail è stata inoltrata a Epstein nel 2015 e un allegato indica che era relativa a un incontro a Ginevra sulle pandemie. Non sulla pandemia ma un generale incontro pubblico per parlare della preparazione alle possibili pandemie. Sono anni che si fanno eventi in preparazione a possibili pandemie, si fanno perché la comunità scientifica internazionale da tempo avverte che siamo in un momento storico in cui è probabile che si arrivi a questo genere di emergenze sanitarie (e non solo). Conferenze ed eventi del genere si fanno per capire le eventuali falle del sistema e migliorarle, per tutelare la salute globale degli abitanti del pianeta. E non siamo solo noi a spiegarlo: ci sono anche i fact-checkers di Agence France Press o di Open. Berlato sta rilanciando una teoria del compolotto, di quelle più da terrapiattista che da politico eletto al Parlamento europeo.

La pandemia da COVID-19 è stata studiata da migliaia di ricercatori in tutto il mondo. L’origine del virus, la sua diffusione e l’impatto sanitario sono oggetto di analisi continue, pubblicate su riviste scientifiche, discusse apertamente e sottoposte a revisione. Non esiste alcuna evidenza credibile che supporti l’idea di una pianificazione globale orchestrata per fare soldi con i vaccini o testare il controllo sociale. Se Berlato ha prove che smentiscono quanto sostenuto dai ricercatori del mondo intero che le porti, in caso contrario sarebbe bello che si dimettesse (o che gli venisse richiesto dalla nostra Presidente del Consiglio, visto che militano nello stesso partito).

Speranza e i numeri del vaccino

Vabbè, direte voi: sulla pandemia organizzata ha sparato grosso, ma almeno su Roberto Speranza che “nascondeva i dati” ci saranno prove più solide, no?

No.

Questa narrazione gira da anni, riciclata ciclicamente con piccole variazioni. Cambia il titolo, cambiano le immagini, ma il meccanismo resta sempre identico: si prendono documenti ufficiali, si estrapolano frasi fuori contesto oppure si interpretano in modo arbitrario, e il gioco è fatto.

Il nodo centrale è sempre lo stesso, ed è sorprendentemente semplice:si confonde (o si finge di confondere) l’efficacia nel prevenire il contagio con l’efficacia nel prevenire malattia grave e morte.

I vaccini anti-COVID non sono mai stati presentati come uno scudo totale contro il contagio, ma come uno strumento fondamentale per ridurre i ricoveri. Noi su BUTAC lo spiegavamo già a marzo 2021. Questa distinzione non è un dettaglio tecnico, è stata spiegata pubblicamente, nei report delle autorità sanitarie, nelle conferenze stampa, nelle audizioni parlamentari.

Dire che siano stati occultati dei dati sull’efficacia significa sostenere, senza prove, che istituzioni nazionali e internazionali, comunità scientifica e sistemi di monitoraggio indipendenti abbiano coordinato per anni una gigantesca operazione di disinformazione. Una tesi straordinaria, che però continua a poggiare su un dettaglio minuscolo: mancano completamente le prove. E per dimostrare una tesi così straordinaria servono prove altrettanto straordinarie, prove che Berlato manco ci prova a presentare.

Concludendo

I due post analizzati non sono opinioni discutibili o interpretazioni alternative dei fatti, sono pura disinformazione, costruita su collegamenti arbitrari, decontestualizzazione e fraintendimenti ripetuti da anni. Ma in entrambi i casi manca ciò che dovrebbe essere alla base di qualunque accuse: le prove. Quando a diffondere contenuti disinformativi non è un utente qualsiasi ma un deputato europeo il livello di responsabilità dovrebbe essere diverso: non più basso, ma molto più alto.

Chi ricopre un ruolo istituzionale dovrebbe avere il dovere di verificare ciò che diffonde, soprattutto quando si tratta di temi che riguardano la salute pubblica.

Continuare a rilanciare narrazioni prive di fondamento non aiuta a pretendere verità e giustizia, ma contribuisce ad alimentare confusione e sfiducia verso le istituzioni. E questo non è un dettaglio.

Un rappresentante eletto non è un commentatore qualsiasi: è una figura che agisce e comunica a nome dei cittadini, anche di quelli che non l’hanno votato. Quando questa funzione viene esercitata diffondendo contenuti infondati, il problema non è solo informativo, ma diventa politico. Ed è un problema che non dovrebbe essere ignorato.

maicolengel at butac punto it

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