Jim Carrey, la teoria del sosia e la nostra voglia di complotti
Tra cloni, imitatori e fan allarmati chi c’era davvero sul palco dei César?

Non c’è dubbio: poche cose sono scolpite a fuoco nell’immaginario pop come il volto di Jim Carrey. Negli anni la sua espressività non si è limitata a contraddistinguere l’attore e a caratterizzare il suo personaggio, ma l’ha fatto entrare di diritto nel cuore di un’intera generazione (forse anche più di una).
Chi non si è commosso almeno una volta guardando “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (no, in questo articolo nessuno utilizzerà la terribile traduzione italiana del titolo) o è riuscito a sopportare l’ennesimo litigio dei parenti a Natale solo perché in sottofondo Mediaset trasmetteva la trecentesima, ma sempre imperdibile, replica de “Il Grinch”?
L’attore canadese ha una fanbase enorme che, nonostante le spumeggianti posizioni di Carry sui vaccini, lo ha sempre seguito con affetto e un pizzico di apprensione.
Un’affezione che spiega, almeno in parte, lo sgomento e la perplessità provata dai fan dopo l’ultima apparizione pubblica dell’artista lo scorso 26 febbraio. Carrey, chiamato a ritirare un premio onorario alla carriera durante la cerimonia dei César, è apparso piuttosto cambiato. Composto e emozionato, ha recitato i suoi ringraziamenti in francese, e ha mostrato per la prima volta un volto più tirato e meno espressivo di quello che tutti noi ricordavamo.
Il web, come spesso accade, ha risposto in modo composto e ragionevole: in pochissimo tempo si è infatti diffusa la teoria secondo la quale l’uomo visto durante la premiazione non fosse davvero il protagonista di “Ace Ventura”, ma un sosia, un clone, o che addirittura Jim Carrey avesse deciso di presenziare alla cerimonia indossando del trucco prostetico.
Ma perché internet è esploso dando per vera questa teoria? Le risposte sono molteplici e tutte complesse.
Negli anni le apparizioni pubbliche dell’artista si sono ridotte notevolmente. Oggi conduce una vita riservata a Maui, dove medita, dipinge e cerca di gestire la propria depressione lontano dai ritmi frenetici dell’industria. Questa sua lontananza dal jet set ha favorito la circolazione della “teoria del clone”, analogamente a quanto avvenuto con la cantante Avril Lavigne e la sua malattia di Lyme.
Ulteriori “prove” della speculazione? Un’intervista rilasciata a David Letterman in cui riferiva di utilizzare spesso dei sosia per sfuggire ai paparazzi e la sua rinomata avversione verso la chirurgia estetica, esplicitata in più occasioni (ma su questo, lasciatemi dire, non sarebbe il primo a cambiare idea con il passare degli anni).
Inoltre, a spargere benzina sul fuoco del complotto ci ha pensato Alexis Stone, make-up artist britannico da oltre un milione di follower, famoso per aver impersonato più di una celebrità negli scorsi anni, che tramite un post su Instagram avrebbe rivendicato la paternità della performance sul palco parigino, mostrando il “dietro le quinte” della trasformazione: un incredibile lavoro di protesi facciali, parrucche e persino una dentiera, tutto immortalato con la Torre Eiffel sullo sfondo. Peccato che la foto fosse stata generata dall’IA.
Per arginare il caso, Gregory Caulier – delegato generale dei César – si è visto costretto a smentire ufficialmente ogni ipotesi di sostituzione. Ha ribadito che Carrey era regolarmente presente, circondato dai suoi affetti più cari: la sua compagna, la figlia, il nipote e un gruppo di dodici amici, sottolineando che la partecipazione di Carrey fosse prevista già dall’estate scorsa.
E la questione della lingua, sollevata da alcuni utenti online? Caulier ha chiarito anche questo punto, lodando l’impegno dell’attore: per mesi ha lavorato al suo discorso nonostante le difficoltà con il francese, chiedendogli spesso consiglio.
Anche lo staff del comico non ha nascosto l’amarezza: secondo quanto riportato dal Daily Mail, sarebbe profondamente rattristato non tanto dai commenti sul suo aspetto, quanto dalla “stupidità” di chi alimenta seriamente il complotto del sosia.
L’attore trova deprimente che un traguardo così significativo della sua carriera sia stato offuscato dai gossip e dai complotti, e mi sembra più che normale. Non importa quanto forte sia il nostro rapporto parasociale con una celebrità: dobbiamo accettare che prenda decisioni che non condividiamo o che cambi, soprattutto quando l’alternativa – ad esempio pensare che abbia usato un clone – mina la sua già complessa salute mentale.
Jim Carrey non sarà più quello di una volta, ma abbiamo sempre i suoi film per vederlo con l’aspetto di venti anni fa.
Beatrice D’Ascenzi
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