A volte mi domando: ma la verifica dei fatti la insegnano ancora nei corsi di giornalismo? Esiste ancora in redazione qualcuno che dica “No, dai, questa non possiamo pubblicarla, è una boiata…”

È domenica, mi dedico dieci minuti a leggere le segnalazioni e una mi rimanda a un articolo de Il Giornale:

La Germania caccia gli italiani: “Se poveri via dal nostro Paese”

Senza andare a leggere l’articolo il mio ormai anziano cervello mi suggerisce di cercare su BUTAC, perché io una storia che partiva da un titolo simile me la ricordo, pubblicata proprio su BUTAC qualche tempo fa. Vi rammento che ancora non ho letto l’articolo del Giornale, prima voglio trovare quel che mi ricordavo.

La memoria non mi tradiva:

La Germania toglie la residenza agli stranieri disoccupati

Avevo già trattato questa storia, con parole chiave differenti, ma la storia, a quanto sembra dal titolone usato dal titolista de Il Giornale, può essere la stessa. Solo a questo punto mi metto finalmente a leggere cosa ci raccontano.

«Lei per la mancanza di mezzi di sussistenza perde il diritto alla libertà di circolazione ed è a rischio di abschiebung»: ovvero espulsione, rimpatrio coatto.

Queste le parole usate in apertura d’articolo, parole che ovviamente possono spaventare chi risiede in Germania. Ma, purtroppo, siamo di fronte alla stessa identica disinformazione che avevo trattato nel 2014. Identica. Il giornalista fa intendere al lettore che la Germania abbia messo in atto misure estreme per allontanare i cittadini italiani, quasi fossimo ospiti sgraditi.

…l’iniziativa – assunta dai Centri per l’impiego e dagli Uffici stranieri in diversi lander, ma verosimilmente ben conosciuta anche dal governo federale – non si limita a annunciare il diniego dei sussidi ma parla esplicitamente di espulsione coatta, in barba al principio di libera circolazione dei cittadini europei. Ed è questo a suscitare l’incredulità e le proteste di chi ha ricevuto la lettera.

Ma non è così, sono le stesse leggi di cui parlavamo nel 2014, quando spiegavo:

In tutta l’Unione Europea vige la medesima normativa, i cittadini dell’Unione hanno il permesso di visitare tutti gli Stati dell’Unione stessa, per quanto vogliono, ma se chiedono di avere la RESIDENZA in uno degli Stati (che non sia quello di appartenenza ovviamente) e ricevere i benefit previsti dal piano welfare del suddetto Stato devono avere un’occupazione, o per lo meno se restano senza lavoro devono trovarne uno entro un determinato tempo (che credo sia 3 mesi da disoccupato) che gli permetta di rientrare negli standard imposti per mantenere la residenza.

Dare a intendere che si tratti di una prerogativa tedesca contro i cittadini italiani è fare disinformazione in mala fede. Io non so se l’autore dell’articolo abbia fatto verifiche o se sia uno dei tanti giornalisti sottopagati che non hanno quel tempo da dedicare al controllo dei fatti, e pertanto riportano dall’elenco di fonti ritenute attendibili dalla redazione, senza alcuna analisi.

E in Italia?

Come ciliegina sulla torta, queste sono le normative italiane per la permanenza nel nostro Stato:

Il cittadino comunitario che decide di soggiornare in Italia per oltre tre mesi, ha l’obbligo di richiedere l’iscrizione all’Anagrafe del Comune di dimora. A tale iscrizione, che sostituisce integralmente la richiesta della carta di soggiorno Ce, abolita da oltre un anno, consegue il rilascio della “attestazione anagrafica”
Il diritto di soggiorno e pertanto l’iscrizione anagrafica sono riconosciuti al cittadino comunitario che sia
lavoratore subordinato o autonomo;
– studente iscritto presso un istituto pubblico o riconosciuto dallo Stato per la frequenza di un corso di studi o di formazione professionale purché in possesso di risorse economiche sufficienti per sé stesso e per i propri familiari e di un’assicurazione sanitaria;
cittadino comunitario in possesso di risorse economiche sufficienti per sé stesso e per i propri familiari e di un’assicurazione sanitaria.

Se invece, scaduti i tre mesi dall’ingresso il cittadino UE non riesce a “regolarizzare” il proprio soggiorno in Italia secondo le disposizioni di legge, può essere allontanato dal territorio nazionale. L’allontanamento può essere disposto anche se, successivamente all’iscrizione anagrafica, vengono meno le condizioni che hanno determinato il diritto al soggiorno.
…. Se il cittadino UE viene sorpreso sul territorio dello Stato oltre il termine fissato nel provvedimento di allontanamento, e non dimostra che ha presentato l’attestazione al consolato italiano, è punito con l’arresto da un mese a sei mesi e con l’ammenda da 200 a 2.000 euro.

Direi che “sulla carta” ci sia poca trippa per gatti, le nostre regole valgono come quelle tedesche, non c’è alcuna differenza tra i “lander” dell’articolo del Giornale e i requisiti per stare in Italia. Se siano pochi o molti gli stranieri a cui si intima di andarsene nel nostro Paese non lo so, ma non penso che per un giornalista sia difficile scoprirlo. Questo sarebbe informare il lettore. Non spacciare fischi per fiaschi.

Informazione ?

Ma questo sistema informativo è quello usato in UK per la Brexit, in USA per le elezioni americane, è un sistema malato, è un sistema pericoloso, e voi che leggete e alzate le spalle, e che non capite che danni può fare questa disinformazione, dovreste davvero ripensare i vostri pregiudizi, cercare per una buona volta di capire che l’aver letto una notizia errata di questa portata rende automaticamente inaffidabili tutti quelli che l’hanno letta e approvata per la pubblicazione. Non c’è ma che tenga, nulla giustifica il fatto che in due giorni testate giornalistiche registrate abbiano sistematicamente riportato disinformazione in malafede.

Discuto spesso del futuro del giornalismo nel nostro Paese con amici blogger e amici giornalisti, il mondo dei media come lo intendevamo nel 1980 è cambiato, permettere a chi faceva il bello e il cattivo tempo sulla carta stampata di diffondere bufale e pseudoinformazione a tutto spiano è un grave errore. Spero sempre che l’Ordine Nazionale provveda a fare qualcosa, perlomeno conto di poter riportare fatti come questo quando li incontrerò a metà ottobre a Roma.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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