DROGHE-DIPENDENZE

Da un po’ di tempo vedo circolare su Facebook un articolo dell’Huffington Post che tratta delle reali “cause” della dipendenza da droghe, l’articolo in questione.

Tutto si baserebbe su un esperimento di tale Bruce Alexander denominato rat park, presente anche su Wikipedia. La sostanza dell’esperimento sarebbe che inducendo dipendenza da droghe in ratti, e successivamente ponendoli in un “parco per ratti” in cui potessero felicemente interagire con i loro simili, questi fossero meno propensi a mostrare astinenza e tornassero molto più facilmente ad uno stato di non dipendenza. Espandendo tale principio agli esseri umani, si sostiene che la tossicodipendenza sia puramente una problematica di socializzazione, e che proprio in questo risieda la salvezza.

Dal punto di vista sociologico è senza dubbio un articolo positivo, nel senso che trasmette al lettore alcune idee utili per quanto scontate:

  • Il contesto sociale influenza la possibilità di sviluppo di una dipendenza.
  • Per il dipendente risulta molto più facile uscirne se integrato e trattato da essere umano anziché da bestia.
  • La lotta alla droga condotta nella maniera sbagliata in realtà si traduce in un incentivo.

La componente psicologica è sicuramente importante per affrontare un problema come la dipendenza. Il problema giunge nel momento in cui si vanno ad analizzare i dati scientifici portati, a partire dall’esperimento del rat park stesso. Questo è stato infatti rifiutato dalle riviste “Science” e “Nature”, due colossi della scienza, e Alexander è stato accusato di aver volontariamente alterato i dati dello studio, e successivi tentativi di replica dello stesso sono falliti (tranne in un caso dove il successo parziale è stato però attribuito ad un fattore genetico).

Ora, se il pomo della discordia fosse solo questo io non sarei qui a scrivere, però nell’articolo vengono riportate una serie di amenità delle quali è bene essere coscienti, perché potrebbero portare ad affrontare in maniera completamente sbagliata un problema grave come una dipendenza.

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Nell’articolo viene riportato che

l’eroina che vi darà il medico sarà molto più pura e potente di quella adoperata dai tossici per strada, costretti a comprarla da spacciatori che la tagliano. Ragion per cui, se la vecchia teoria della dipendenza fosse valida – sono le droghe a causarla, perché fanno sì che il tuo corpo ne senta il bisogno – la conseguenza sarebbe ovvia. Un mucchio di gente dovrebbe lasciare l’ospedale per finire alla ricerca di una dose per strada, assecondando la dipendenza che avrebbero sviluppato.

La morfina è uno dei farmaci famosi per dare effetti avversi da cessazione dell’uso, ovvero crisi di astinenza e dipendenza se l’assunzione viene sospesa in maniera improvvisa. Proprio per questo, infatti, a seguito di assunzione prolungata la cessazione viene fatta in maniera graduale, e nonostante questo esistono comunque casi di pazienti che sviluppano dipendenza da oppioidi a causa della morfina. Negare questa verità è pericoloso, un lettore in buona fede potrebbe pensare di poter assumere sostanze senza sviluppare dipendenza.

Potete leggere della dipendenza da oppiacei qui.

Altra parte controversa è quella sulla guerra in Vietnam, sulla quale l’articolo recita:

La rivista Time scriveva che fra i soldati americani l’uso di eroina era “comune quanto quello della gomma da masticare”, e che ce n’erano delle prove concrete: stando a una ricerca pubblicata negli Archives of General Psychiatry circa il 20 per cento dei soldati americani in quel Paese erano diventati dipendenti dall’eroina. In tanti se ne sentirono comprensibilmente terrorizzati; convinti che alla fine della guerra in patria sarebbe rientrato un enorme numero di tossicodipendenti.

La verità è che circa il 95 per cento dei soldati che avevano sviluppato quella dipendenza – stando alla medesima ricerca – in seguito semplicemente non si drogarono più. In pochi furono costretti alla riabilitazione. Il fatto è che erano passati da una gabbia terrificante a una piacevole, per cui smisero di anelare alla droga.”

Qui il discorso si complica lievemente. L’utilizzo di eroina durante la guerra del Vietnam era si comunissimo, ed altrettanto vero è che il numero dei dipendenti dopo il rientro fu molto basso, però non bisogna lasciarsi andare a conclusioni affrettate. Bisogna considerare:

  • Il metodo di assunzione non era per via endovenosa. Data la facile reperibilità ed il basso costo della droga questa veniva assunta fumandola, per evitare l’atto “traumatico” dell’iniezione, il che porta ad una dipendenza inferiore, perché parte del principio attivo con la combustione si deteriora, inoltre non tutto si assorbe (contrariamente all’iniezione), quindi erano abituati ad assunzioni molto più leggere, più facili da combattere durante la disintossicazione. Questo influisce anche sul post-rientro, dove per la differenza di prezzi non era più conveniente fumarla, e molti volevano comunque evitare le iniezioni.
  • Le cifre si riferiscono a quella quota di soldati trovati positivi al test prima di partire, i quali prima di avere il diritto di salire sull’aereo venivano forzatamente reclusi e disintossicati, oltre a ritrovarsi uno stigma sociale non indifferente ai tempi. C’è poco da stupirsi quindi se le ricadute furono poche.

Anche qui fare passare la dipendenza da eroina come una cosa facilmente debellabile è molto pericoloso. Per maggiori dati qui.

Ratselfinject

Viene poi citato il caso del Portogallo, dove c’è stata una depenalizzazione dell’uso della droga, ed a tal proposito si dice:

Una ricerca indipendente del British Journal of Criminology ha scoperto che dal momento della sua totale depenalizzazione le dipendenze sono crollate, e l’uso di stupefacenti da iniezione è diminuito del 50 per cento. Lasciatemelo ripetere: l’uso di stupefacenti da iniezione è diminuito del 50 per cento. Il risultato della depenalizzazione è stato un successo talmente chiaro che in pochi in Portogallo aspirano a tornare al vecchio sistema.

Questo è un argomento a lungo dibattuto, sono stati portati studi su studi che dicono tutto ed il contrario di tutto. Proprio per questo motivo mi risulta difficile confermare o meno la cosa, però è doveroso portare quantomeno l’altra campana. Riporto qui un articolo dell’università di Berkeley dove si conclude che a seguito della depenalizzazione siano in realtà aumentati i dipendenti, gli omicidi e le morti per overdose.

Ribadisco che in questo caso non si sa dove sia la verità, ma prima di assumere per buono qualcosa due domande è bene farsele, sempre per il solito discorso che assumere droghe alla leggera non è cosa da farsi.

Vengono infine nominati quelli che lui chiama i “ganci chimici”. Cercateli pure, non esiste niente con un nome del genere, ma penso sia il modo dell’autore di indicare i meccanismi molecolari che portano allo sviluppo di dipendenza. Chiarito il dilemma terminologico il problema è che ne viene negata l’esistenza, si sostiene che non esistono meccanismi chimici che spieghino la dipendenza. L’autore si produce anche in una battuta sul fatto che i giocatori d’azzardo non si immettono i mazzi in vena per giustificare la dipendenza.

E questa secondo me è la faccenda più grave di tutte. Sul resto si può ammettere un certo grado di ignoranza, ma arrivare a negare del tutto una cosa del genere è veramente assurdo. Mi limito a lasciare un articolo sui meccanismi chimici della dipendenza perché spero che non ci sia veramente bisogno che io mi prodighi a spiegare cose del genere.

In conclusione, l’articolo ha si i lati positivi descritti all’inizio, ma ha anche altri lati estremamente negativi, e un alto grado di disinformazione.

Far passare la dipendenza come una sciocchezza risolvibile uscendo a fare socialità con gli amici può sia indurre a fare uso di droghe in qualcuno che normalmente non lo farebbe perché “tanto si smette facile”, sia creare in un dipendente un ulteriore senso di inadeguatezza peggiorando la sua situazione: se smettere è così facile perché lui non ci riesce?

Prendete dall’articolo ciò che ci può essere di buono e cestinate il resto, è alta fuffa.

Uriel