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Partiamo col dire che io non seguo Sanremo da 14 anni. Nemmeno per sbaglio.

Quindi probabilmente non sono la persona adatta per commentare sulle spese che la RAI fa per supportare il Festival della canzone italiana.

Ma ciò non toglie che quest’immagine che sta circolando in diverse varianti online da qualche giorno vada spiegata meglio.

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Mentre gli imprenditori continuano a suicidarsi e chi ha perso il lavoro spesso vive in condizioni di povertà. La Rai regala 500mila euro ad Elton John e compagna per fare propaganda sull’utero in affitto.

Che si tratti di becera propaganda omofoba lo dimostra l’uso del termine “compagna” indirizzato al partner del cantante inglese. Ma tanto chi gestisce la pagina che ha messo in circolo l’immagine deve essere amico di quell’altro politico che giusto ieri ha dichiarato che se avesse un figlio gay gli darebbe fuoco. Gente che non vorrei come genitori dei compagni di scuola dei miei figli, soggetti da cui bisognerebbe imparare a prendere le distanze da subito.

Ma procediamo per passi.

La Rai è un ente pubblico, per tutelare il suo funzionamento nel 2004 è stata promulgata la Legge Gasparri. Come ci spiega Wiki:

…il consiglio di amministrazione non è nominato esclusivamente dagli azionisti: sette consiglieri vengono eletti dalla Commissione parlamentare di vigilanza, due vengono indicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che è il maggiore azionista della RAI. I membri del Consiglio d’Amministrazione hanno un termine di mandato di tre anni anche se possono essere nominati di nuovo. Tra i consiglieri di sua nomina, il Ministero dell’Economia e delle Finanze indica il presidente del Consiglio d’amministrazione. Per insediarsi il presidente deve ottenere un voto di gradimento da almeno due terzi dei membri della Commissione parlamentare di vigilanza. Il Consiglio d’amministrazione vota il direttore generale, che ha sempre un mandato di tre anni rinnovabile, ed è anch’esso di nomina del ministro dell’Economia. Tali norme qualificano dunque la Rai come “società di interesse nazionale”, ai sensi dell’articolo 2461 del codice civile italiano.

Quindi la RAI è gestita usando organi che ne devono controllare scelte e decisioni, e che ne devono rispondere allo Stato. Tra queste scelte vi è sicuramente anche il bilancio di una cosa come il Festival di Sanremo. Io lo eliminerei, ma solo perché a me non piace. Purtroppo piace ancora a tanti, e incassa così tanti soldini in pubblicità da essere un carrozzone a cui nessuno è disposto a rinunciare (e poi si leverebbero sicuramente gli scudi di chi vuole difendere le “sane tradizioni italiane”). Quindi il festival ce lo teniamo così com’è.

Ma allora, è vero che hanno dato così tanti soldi ad Elton John? Il direttore Leone sostiene che siano molti meno, ma non li quantifica direttamente (e questo per me è errato, l’azienda è pubblica, i soldi per finanziarla vengono dalle nostre tasse, perché non devono dirmi quanto è costato Pinco e quanto Pallo?). Ma il direttore a Libero spiega che:

Come l’edizione del 2015 era costata meno di quella del 2014, quella di quest’anno limerà ancora le uscite. Tre i motivi: le maggiori entrate dagli sponsor, le spese contenute per l’organizzazione e i cachet degli ospiti, e il minor costo dalla convenzione con il Comune di Sanremo, stipulata nel 2015, che ci fa risparmiare 1,5 milioni di euro rispetto al passato. A fine Festival dovremmo chiudere un bilancio in attivo tenendo conto dei 16 milioni necessari per le spese di produzione e dei 22 alla voce entrata.

Quindi il Festival secondo quest’intervista costa 16 milioni di euro, ma ne fa entrare 22. Direi sia un’impresa in attivo, per ben 6 milioni di euro. Considerato che nei 16 in uscita sono inclusi i chachet di migliaia di persone (che quindi lavorano per merito del Festival, non solo cantanti e presentatori, ma conti d’albergo, elettricisti, microfonisti, tecnici del suono, orchestrali, addetti alle pulizie, hostess ecc ecc) non va così male.

Vorrei che aveste ben presente che tra il 2009 e il 2012 la Corte dei conti fu costretta a denunciare i conti del Festival, per quanto si stava spendendo a fronte di miseri incassi. Quindi veder puntare il dito verso il cachet di un Festival in un anno in cui siamo al ribasso mi sembra quanto meno ridicolo. Sempre Libero (lo so, sono sconvolto anche io da questo caso di giornalismo serio fatto dalla testata) ci raccontava anche i cachet dei presentatori degli ultimi anni:

Bonolis, nel 2010, si mise in tasca un milione di euro; la Clerici, l’anno dopo, 800.000 euro come Morandi nel 2011 e 2012. Fazio, uomo Rai, 700.000 nel biennio 2013 e 2014. Carlo Conti, forte del maxicontrattone con l’Azienda di Stato che prevede compensi separati per i programmi che conduce (L’Eredità, Tale e quale Show e I migliori anni) si accontenta di 550.000 euro (50.000 più rispetto al 2015) per il Festival che condurrà anche l’anno prossimo.

Quindi in sei anni il costo del presentatore è stato quasi dimezzato, e da passivi di quasi 8 milioni di euro si è passati ad attivi per sei milioni. Non male, vero?

Quindi, come ogni azienda anche la Rai ha fatto le sue verifiche, ha fatto i suoi cambiamenti e da un’organizzazione in passivo il Festival è passato ad esser un qualcosa che porta denaro alle casse dell’azienda, e non ne spende. Quindi poco importa se per Elton si siano spesi 50 o 500mila euro, se questo serve a portare telespettatori a guardare il Festival. Ovvio che se questo fosse fatto solo ed unicamente per puntare i riflettori sulla storia delle unioni civili e sulle adozioni da parte delle coppie omogenitoriali sarebbe un uso errato dello strumento pubblico (uso che ogni partito al governo purtroppo fa da sempre in certi casi).

Ma è stato così? Non mi pare, Elton John è venuto, ha cantato e se ne è andato, come da copione. La Stampa ci racconta esattamente questo:

La temutissima ostensione di Elton John in pieno psicodramma nazionale sulle unioni civili si è risolta nell’innocuo show del Grande Ospite Internazionale. Come se il copione l’avessero scritto Salvini o Gasparri, insomma chi da destra aveva intimato a mamma Rai di non trasformare l’ostensione del più celebre marito omosex del mondo in uno spot per il matrimonio gay. Alla vigilia Gianka Leone, direttore di Raiuno, si era affidato alla ben nota professionalità di Carlo Conti e alla democristiana prudenza consustanziale alla rete ammiraglia. E così sir Elton, ormai uguale all’imitazione che ne fa Crozza, è stato sbrigato senza incidenti, dunque senza polemiche.

Quindi nessuna propaganda pro coppie gay, e il cachet del bravo Elton è andato a pagare un artista che fa audience e che quindi fa incassare più soldini pubblicitari. Che la RAI l’abbia invitato conscia del battage pubblicitario che gli avrebbero fatto i vari omofobi presenti sul territorio? Può anche essere, è compito di un esperto di marketing capire come far parlare il più possibile del prodotto da vendere (il Festival) spendendo il meno possibile. Direi che ci siano riusciti alla perfezione, e che i vari Salvini e co. siano state ottime pedine nella cosa, a dimostrazione di quanto poco intelligenti siano certi soggetti politici. Non ne avessero parlato tanto probabilmente ieri sera a vedere Elton John ci sarebbero stati meno telespettatori.

Ma l’unica frase degna di nota resta quella pronunciata da Virginia Raffaele:

E basta co’ ’sto Elton John, dicono che è uno spot per gli omosessuali… Quando ce stanno i Pooh, che è? ’Na marchetta per l’Inps?

E la nostra marchetta a mamma Rai l’abbiamo fatta, resto in attesa di 500mila euro di cachet. Dite che me li mandano? Basta PayPal?

Dimenticavo, ci eravamo occupati anche dei suicidi per crisi qui su Butac, e anche su quelli si disinforma un bel po’ giusto per fare la solita “sana” pseudopolitica che parla alle pance di certi italiani.

maicolengel at butac.it

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