Se devo essere sincero non mi ricordo quale sia stato il mio primo articolo qui su Butac, ma ricordo bene perché decisi di iniziare a scrivere, spinta di maicolengel a parte: mi ero reso conto di quanto la gente fosse impreparata a gestire il flusso di informazioni online.

Avendo a che fare con i computer da tantissimo, sia come passione che come lavoro, e con internet sin dai suoi albori in Italia come tanti della mia età, si è formato nel tempo un insieme di conoscenze ed esperienze che mi hanno permesso di capire quello che mi viene presentato davanti agli occhi. Non sto dicendo di avere la scienza infusa o che lo Spirito Santo guidi i miei occhi in ogni istante e neanche di avere sempre ragione, ma l’incapacità di decifrare quello che si ha sul proprio schermo, che sia il PC, lo smartphone o anche la TV, perché no, è uno dei più grandi limiti dell’attuale società.

Quante volte se ne è parlato? Tantissime, e io stesso avrò già scritto cose simili qui in passato. Che stia esagerando? Non credo, anzi questo è un problema che viene minimizzato costantemente. Viviamo in una società dipendente dalla tecnologia, ma gente che usa il computer da più di dieci anni non è comunque in grado di distinguere una legittima finestra di avviso del sistema operativo da quello di uno spyware, anche quando è scritto con un italiano degno del peggior traduttore automatico. C’è ancora gente che apre qualsiasi allegato che arrivi da qualsiasi indirizzo mail, clicca su qualsiasi link gli venga girato, “io mica spendo soldi per un antivirus”, e poi viene hackerato qualsiasi account in suo possesso.

Da cosa dipende questa situazione?

Potrà sembrare che stia mischiando mele e arance, ma in realtà quasi tutti questi problemi dipendono da due fattori: il primo è quello di cui scrivevo prima, l’incapacità, o l’estrema limitatezza, di capire quanto abbiamo davanti agli occhi; e il secondo è principio universale, che in Italia forse è più forte che in altri luoghi, del “tanto mica capita a me”. Se a questo sommiamo la presunzione di avere sempre ragione e di essere più svegli degli altri, abbiamo tutti gli ingredienti per una bomba atomica sociale. Bomba che è già esplosa, e siamo ancora in pieno fallout nucleare.

In questa “guerra alla cattiva informazione” siamo stati tra i primi e non ci siamo mai tirati indietro. Non saremo stati i più bravi, ma senza dubbio i meno schierati – se non dalla parte della scienza e della realtà dei fatti – e abbiamo combattuto una buona battaglia. Personalmente ho tirato i remi in barca un po’ di tempo fa per via dello stesso sconforto che mi porta però a scrivervi oggi: non mi sembra che la situazione sia migliorata.

Negli anni tantissime persone ci hanno scritto di aver imparato a non fidarsi e a controllare le fonti: benissimo. Tantissimi ci fanno i complimenti e ci donano qualche spicciolo: grazie di cuore. In tanti discutono costruttivamente e ci hanno segnalato i nostri errori, che abbiamo sempre corretto: bravissimi. So che ci sono tanti che usano i nostri articoli con amici e parenti quando condividono bufale e spero che funzioni almeno qualche volta. Ma queste persone che percentuale sono degli italiani? Non sto parlando dei like o delle visualizzazioni del blog o su Youtube, ma della penetrazione culturale del pensiero critico e del fact-checking nel popolo di internet, popolo che oramai si sovrappone quasi completamente a quello nazionale. Tutti hanno internet, anche se magari non se ne rendono conto, e i social network hanno raggiunto tutti attraverso WhatsApp e simili, con tutte le prevedibili conseguenze, sia positive che nefaste.

Internet: uno strumento da imparare a usare

Mai come adesso internet si è rivelato un bene di primaria importanza e strumento di compagnia per la gente. Io, come milioni di altre persone, sono bloccato in casa, non so da quanto tempo oramai non vedo la mia insolitamente larga famiglia, la mia ragazza è bloccata a centinaia di chilometri, non sono nemmeno tanto in salute perciò isolato ancora di più, e così mi ritrovo sempre online per informarmi, per svagarmi, per divertirmi e purtroppo anche per arrabbiarmi. Internet, come non è mai successo prima d’ora, è diventato la valvola di sfogo sociale e, come capita durante le guerre, vediamo una crisi della società civile e tutto quello per il quale si è lottato negli ultimi anni sembra andare in fumo: dall’inizio del contagio in Cina la condivisione impulsiva (e in alcuni casi compulsiva) di qualsiasi video, notizia, polemica è stata incessante e totalmente fuori controllo.

La vitamina C, la vitamina D, virus con genoma simile all’HIV, sono stati gli americani, no i cinesi lo hanno fatto apposta, il medicinale russo supersegreto che però ha dieci anni, no quello giapponese che è in giro da cinque, la propaganda russa, ma no basta l’ozono, e invece la cura l’hanno già, integratori speciali che curano tutte le malattie che siano trend topic, la propaganda cinese, basta disinfettare la stanza con l’incenso, spariamo ai runner però andiamo a fare la spesa in coppia con il naso fuori dalla mascherina tre volte a settimana. Solo l’omeopatia stavolta se ne è stata nel suo cantuccio, manco per l’ebola era successo.

Bentornati nel 2015 signore e signori!

I blog complottisti sono tornati a pompare senza sosta, spinti e ispirati da novelli registi e documentaristi che via Facebook e WhatsApp girano i loro video-verità accusando tutto e tutti e svelando chissà quali segreti, e tutti si precipitano a condividere e discutere di falsità alla peggio e storie manipolate e falsate alla meglio. A parte chi lo fa di mestiere, perché proprio ci campa, i soliti ai quali non darò oggi il piacere di essere nominati, io capisco perché in tanti siano spinti a dire la propria in ogni momento.

Su questa piattaforma mi sono preso molte soddisfazioni in questi anni: è bello vedere il proprio lavoro letto e condiviso da moltissime persone. La sensazione che si prova è molto appagante e la scarica di adrenalina quando si sta per pubblicare qualcosa che sai che sarà discusso è lì, che ti aspetta, ogni volta. Vedere poi la gente che fa proprio quanto hai spiegato, o quantomeno cercato di spiegare, o anche consigliare quanto hai scritto ti spinge a continuare. Ah, vedere decine e decine di persone linkare il mio pezzo sulla Xylella sulla bacheca di Sabina Guzzanti fu una grande soddisfazione, gli insulti di Nando Popu invece molto meno. Tutte queste sensazioni le prova anche chi produce i video disinformativi che condividete e chi scrive sui vari blog alternativi: la differenza è nei volumi, come lo è sempre stato, con decine di migliaia (a volte milioni) di view e click c’è chi gonfia il suo ego e chi gonfia il suo portafoglio, a loro non frega niente di dire la verità, importa solo che sia la loro verità e che combaci con il bias di più persone possibili, che saranno spinte a condividere in una catena infinita. È la stessa soddisfazione che provate anche voi ogni volta che qualcuno vi dà ragione sotto le vostre condivisioni, o quando condividono a loro volta anche se è tutto falso. Lo so che è così. Vi vedo.

Facciamoci due domande, vi prego

Dato che siamo tornati al 2015 riproviamo tutti insieme a cercare di capire cosa è meglio fare:

  • Aspettiamo a condividere.
  • Leggiamo i titoli, ma leggiamo anche i contenuti! Il titolo serve solo ad attirarvi e potrebbe anche essere completamente fuorviante.
  • Leggiamo bene cosa c’è scritto e quando è stato pubblicato (potrebbe anche essere una notizia legittima, ma informazioni datate contribuiscono solo a creare più confusione).
  • Che validità scientifica hanno le informazioni date?
  • Chi mi sta dando queste informazioni? Chi sono gli esperti citati, hanno competenze specifiche?
  • Ricordatevi che tutti hanno diritto ad avere un’opinione, ma ciò non significa che questa sia valida quando non c’è una competenza specifica.
  • Chi mi sta dando queste informazioni ci può guadagnare? (Domanda rischiosa, ma se oltre a informarci del problema ci vuole anche vendere la soluzione fermiamoci a valutare bene.)
  • Aspettate ancora un attimo a condividere.
  • Se si parla di cure e medicinali e non è un medico, un virologo o un epidemiologo che ci sta dando le informazioni, non condividiamo, soprattutto in questo momento. (La FNOMCeO ha richiesto ai medici che vogliono diffondere informazioni sui social network di indicare nome, qualifica e Ordine provinciale di appartenenza. Se non sono presenti insieme alle informazioni sanitarie contenute, potete richiederli. Se non vi vengono forniti, o il medico non è chi dice di essere o non vuole prendersi la responsabilità di quanto afferma.)
  • Nonostante anche loro abbiano venduto l’anima al dio dei click, cerchiamo di informarci sui principali siti di notizie e/o sulle testate registrate. Spesso le porcate le scrivono anche lì, chi ci legge lo sa benissimo, ma senza dubbio in quantità inferiori, soprattutto quando si tratta di salute, e raramente si arriva agli eccessi che possiamo trovare ad esempio sui blog anonimi.
  • Quante volte quel sito o quel personaggio sono stati smentiti? Cerchiamo qui su BUTAC o anche quello strumento misterioso che si chiama Google. Se dice panzane da anni perché dargli ancora il beneficio del dubbio?
  • Aspettate ancora un minutino a cliccare su Condividi.
  • Se quello che state leggendo lo trovate maledettamente convincente, tocca tutti i tasti emotivi giusti e combacia così incredibilmente con ogni verità che da sempre sostenete, fate attenzione: forse lo stanno facendo apposta per manipolare la vostra emotività. Fermiamoci e cerchiamo di usare la parte razionale del cervello per un attimo.
  • Non è difficile credere che l’articolo di un blog sconosciuto, o magari conosciuto ma malfamato, possa nascondere delle vere e proprie epifanie tali da sconvolgere la società civile nella quale abbiamo vissuto finora? Non è un po’ troppo? O forse siamo troppo ingenui?
  • Avete ancora voglia di condividere?
  • Se alla fine decidete di condividere e qualcuno vi fa notare cosa c’è di sbagliato, o che la fonte è nota per non essere affidabile, o che ci sono delle falsità dimostrabili tra le informazioni contenute nel post/video/articolo cercate di non arrabbiarvi, verificate voi stessi e insieme, magari, si potrà arrivare a capire quali siano le informazioni corrette e quali no.

Spesso si paragona internet a una piazza virtuale, e questa metafora oggi è ancora più attuale dato che stavolta ci siamo dentro tutti: se non ci rispettiamo a vicenda e ciascuno butta le cartacce per terra, nessuno potrà camminare senza pestare i rifiuti degli altri. Non solo nella vita virtuale, però: tornando al secondo punto di qualche paragrafo fa, il “tanto mica capita a me” abbiamo visto, e continuiamo a vedere, quanto abbia fatto dei danni enormi. Mica toccherà a me essere contagiato dal virus, ma i decessi viaggiano verso i 5000 e supereranno di sicuro questo numero. Per giorni e giorni la gente se n’è fregata, l’ho visto e vissuto di persona, e da quello che vedo in alcune zone d’Italia il messaggio di stare a casa non attecchisce ancora, e ogni giorno è come ricominciare dall’inizio.

Così come è nostro dovere evitare di contagiare gli altri nella vita reale, è nostro dovere anche non contagiare gli altri virtualmente: smettiamo di tossire e vomitare addosso agli altri badilate di disinformazione, fake news, bufale e così via. Facciamo il nostro: mettiamoci mascherina e guanti virtuali, stiamo a casa e forse il mese prossimo sarà di nuovo il 2020.

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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