L’allarmismo sul nucleare in Europa

maicolengel butac 17 Mag 2018
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Amo chi fa giornalismo senza documentarsi, perché è chiaro che non ha alcun interesse a informare i propri lettori, ma solo voglia di indignare e far cliccare.

Oggi parliamo di nucleare, con l’aiuto del nostro amico Ing. Nuculare…

…che abbiamo già sfruttato in altre occasioni come aiuto su argomenti relativi, a cui ho chiesto una piccola consulenza su due articoli pubblicati sul solito “Gli occhi della guerra”, blog del Giornale di cui ci è capitato di parlare. Quanto segue quindi viene da domande poste allo stesso ingegnere, le mie conoscenze nel campo sono limitate, le sue no.

Il titolo di uno degli articoli apparso su Gli occhi della guerra è questo:

L’EUROPA RISCHIA UN’ALTRA FUKUSHIMA

Titolo decisamente a effetto, di quelli che sanno farsi notare. L’articolo non racconta molto, si tratta di un classico caso di sensazionalismo fatto sfruttando dati reali e omettendone altri.

Si parte così:

Cosa ha spinto il Comune di Aquisgrana, nella Germania occidentale, a distribuire gratuitamente pillole di iodio in tutta la regione? Da settembre le autorità della città tedesca hanno avviato un programma di prevenzione della durata di due mesi per contenere i danni collaterali “in caso di grave incidente nucleare”.

La risposta al quesito è abbastanza semplice, tenere scorte di pillole di iodio è prassi nelle aree in cui ci si trova vicino a impianti nucleari. Le stesse pillole hanno una scadenza. Normalmente lo Stato o i Comuni interessati gestiscono l’approvvigionamento delle scorte, specie a ridosso della scadenza: è quindi normale che vengano distribuite a cadenza regolare a chi vive nelle aree limitrofe. Nel caso particolare, non sappiamo se fossero già state distribuite in precedenza: visto che il reattore è sul territorio belga, sicuramente i comuni limitrofi in Belgio si erano attrezzati distribuendo pillole di iodio alla popolazione; può darsi invece che alcuni comuni tedeschi non fossero stati riforniti dalle loro autorità di competenza, e questo caso specifico dunque è semplicemente un mettersi in regola con una prassi di buon senso.

Questo peraltro è riportato anche in uno dei due articoli citati nel pezzo de Gli occhi della guerra:

I Paesi Bassi seguono questa politica che è già una pratica in Germania e in Belgio

Ovvero, prima non lo era, e solo ora si sono allineati agli standard di sicurezza e prevenzione. Peccato che questa spiegazione, questa semplice frase, non sia stata riportata nell’articolo…

È vero che il reattore ha avuto problemi, ma è anche vero che dopo svariati controlli (e riparazioni) gli enti di verifica hanno emesso verdetti positivi. Non c’è reattore al mondo che operi senza che l’autorità di sicurezza competente sia perfettamente a conoscenza del suo stato, e abbia rilasciato un’autorizzazione al funzionamento. Per il reattore in questione, una volta riscontrato il problema sono stati fatti test sulla tenuta delle pareti del bunker, sono stati verificati i livelli di resistenza e usura e, solo grazie agli esiti positivi di tutti questi controlli, e di quelli fatti dopo le riparazioni eventualmente necessarie, il reattore è stato autorizzato a ripartire. Se dunque si è ritenuto che tutto fosse in sicurezza e che la centrale potesse continuare a funzionare, perché invece certi giornali devono allarmare? L’unico motivo è che chi scrive sia contrario all’uso di centrali nucleari, ma questo significa che non è un giornalista adatto a scrivere su un argomento del genere. Serve distacco per poter raccontare i fatti. Distacco che evidentemente certe persone non hanno.

Quello che poi è davvero errato è il paragone con Fukushima: siamo di fronte a centrali nucleari differenti, sia per i rischi geologici che presentano (il Belgio non rischia terremoti dell’entità di quello giapponese e neppure uno tsunami) sia per la tipologia di impianto. Le centrali in questione (come quasi tutte quelle europee), a differenza di quella giapponese, sono di tipo PWR, non BWR. Hanno edifici di contenimento e di confinamento molto più resistenti di quella di Fukushima, paragonarli non ha senso.

Per capirci, sono entrambe centrali nucleari, come una Ferrari e una Tesla sono entrambe autovetture. Ma tutte le altre caratteristiche sono diverse. Avrebbe senso fare paragoni tecnici sulla Ferrari e la Tesla? No: sono spinte da motori diversi, hanno design differenti, si comporteranno in maniera diversa sulla strada. Una sola cosa hanno in comune: la volontà dei progettisti di renderle sicure, quella degli operatori di non avere incidenti, e delle autorità di sicurezza di assicurarsi che siano utilizzate tutte le migliori tecniche e precauzioni. A proposito di macchine, forse non ricordate quando la legge italiana decise l’obbligo delle cinture di sicurezza.

Ebbene sì, un tempo non c’erano, e poi, anche se introdotte su qualche macchina, non erano ancora obbligatorie. Ma quando ci si rese conto che potevano essere efficaci, lo Stato italiano impose a tutti i proprietari di farle installare sulle loro macchine, Ferrari o Tesla (o Cinquecento…) che fossero. Non vuol dire che Ferrari, Tesla e Cinquecento non fossero sicure, né che chi le guidasse avrebbe avuto un incidente; ma che, esistendo un modo in più per proteggere le persone, fosse (moralmente) obbligatorio impiegarlo per precauzione.

Ecco: la decisione di distribuire pillole di iodio è proprio questo, una precauzione in più.

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