Le avventure di maicolengel: la Legionella

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Come avrete saputo il nostro boss benemerito, maicolengel, pulendo il condizionatore è incappato in una brutta avventura dal nome Legionella.

Quindi perché non scrivere “due righe” su questo argomento? Che qui sono mesi che si parla quasi esclusivamente di virus, dimenticandoci che al mondo esistono anche loro, i batteri.

La Legionella

piastra Petri con colonie di Legionella

La Legionella è un batterio Gram-negativo aerobio (cioè per vivere ha bisogno di ossigeno).

I batteri Gram-negativi vengono classificati in questo modo per il colore che assumono in seguito a un esame di laboratorio detto appunto colorazione di Gram. Quando si applica questo processo, i batteri Gram-negativi assumono una colorazione rosa tendente al rosso, mentre altri batteri assumono una colorazione blu e sono chiamati batteri Gram-positivi. I batteri Gram-negativi e Gram-positivi si colorano in maniera diversa perché presentano pareti cellulari diverse. Causano anche tipi di infezione diversi e per combatterli si utilizzano, ovviamente, antibiotici diversi. La suddivisione dei batteri in funzione della colorazione secondo il metodo di Gram è il modo più utilizzato per distinguere i batteri, anche se ciò non comporta alcun grado di parentela tra le diverse specie.

I batteri Gram-negativi, quindi anche la nostra Legionella, sono avvolti in una capsula protettiva che aiuta a impedire che i globuli bianchi possano ingerire i batteri. Sotto la capsula, nei batteri Gram-negativi è presente una membrana esterna che li protegge da certi antibiotici, come la penicillina. Se alterata, questa membrana rilascia delle sostanze tossiche chiamate endotossine. Le endotossine contribuiscono alla gravità dei sintomi durante le infezioni da batteri Gram-negativi.

Ma torniamo alla nostra “amica”.

La Legionella è un batterio scoperto non molti anni fa (44 ANNI NON SONO TANTI), e deve il nome all’epidemia acuta che nell’estate del 1976 colpì un gruppo di veterani della American Legion riuniti in un albergo di Philadelphia, causando ben 34 morti su 221 contagiati, con eziologia ignota a quel tempo; solo in seguito si scoprì che la malattia era stata causata da un batterio, denominato appunto Legionella, che in seguito fu isolato nell’impianto di condizionamento dell’hotel dove avevano soggiornato i veterani.

Il genere Legionella comprende 61 diverse specie (sottospecie incluse) e circa 70 sierogruppi. Per nostra fortuna non tutte le specie sono state associate a casi di malattia nell’uomo. Legionella pneumophila è la specie più frequentemente rilevata nei casi diagnosticati. La Legionella penetra nell’ospite attraverso le mucose delle prime vie respiratorie, in seguito a inalazione di aerosol contaminati o più raramente di particelle di polvere da essi derivate per essiccamento o aspirazione di acqua contaminata.

L’infezione da Legionella può dare luogo a due distinti quadri clinici:

  1. la febbre di Pontiac che si presenta come una malattia acuta autolimitante che non interessa il polmone: dopo un periodo di incubazione di 24-48 ore compaiono febbre, malessere generale, mialgia, cefalea e a volte tosse e gola arrossata, che si risolve in 2-5 giorni.
  2. la malattia dei legionari o legionellosi è una polmonite che si manifesta dopo un’incubazione di 2-10 giorni (in media 5-6 giorni), e si manifesta come una polmonite infettiva, con o senza manifestazioni extrapolmonari. La legionellosi è una patologia a notifica obbligatoria E al nostro Boss è capitata proprio questa opzione.

La Legionella è fondamentalmente una brutta bestia, ampiamente diffusa in natura: è presente in ambiente acquatico (sorgenti, fiumi, laghi, fanghi) ma la troviamo anche nel terreno. Dagli ambienti acquatici naturali raggiunge gli ambienti acquatici artificiali con estrema facilità: condotte cittadine e impianti idrici degli edifici, serbatoi, tubature, fontane e piscine, pigne delle docce, torri di raffreddamento, impianti di condizionamento. La Legionella si trova incorporata in un biofilm che si forma all’interno dei tubi e dei contenitori d’acqua. Se è vero che la Legionella preferisce gli habitat acquatici caldi (la sua temperatura ottimale è compresa tra 25°C e 42°C) è altrettanto vero che è in grado di sopravvivere in un range di temperatura molto più ampio, tra 5,7°C e 63°C, ma presenta anche una buona sopravvivenza in ambienti acidi e alcalini, sopportando valori di pH compresi tra 5,5 e 8,1, e una buona resistenza al normale trattamento di clorazione delle acque.

Prevenire, come sempre, è meglio che curare

Le strategie per combattere la proliferazione della legionella nascono innanzitutto dalla prevenzione e in una gestione/manutenzione adeguata al rischio. Il rischio Legionella è contemplato nel Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (elenco degli agenti biologici I), inoltre sono state pubblicate linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi negli impianti idrico-sanitari e negli impianti di climatizzazione, approvate dalla Conferenza Permanente Stato-Regioni. Nel caso foste interessati ad approfondire la parte normativa qui trovate i riferimenti relativi alla Legionella e qui e qui informazioni sul Registro di autocontrollo Legionella.

I trattamenti più comuni per rimuovere biofilm e incrostazioni dagli impianti idraulici sono:

  • Trattamento termico, in cui si mantiene l’acqua a una temperatura superiore ai 60 °C;
  • Shock termico: si aumenta la temperatura dell’acqua, fino a 70-80 °C;
  • Iperclorazione continua: si introduce cloro nell’impianto sotto forma di ipoclorito di calcio o di sodio, fino a che la concentrazione residua del disinfettante sia compresa tra 1 e 3 mg/l;
  • Iperclorazione shock: si mantiene una concentrazione di 50 mg/l per un’ora oppure 20 mg/l per due ore;
  • Biossido di cloro: consente una disinfezione continua, rimuove il biofilm (habitat naturale della legionella) e costituisce un’azione molto prolungata sia nel tempo sia nella distanza dal punto di iniezione; 
  • Raggi ultravioletti: la luce UV (254 nm), generata da speciali lampade, uccide i batteri;
  • Ozono: L’attività germicida dell’ozono si fonda sulla elevata capacità di ossidante diretto; grazie a questa qualità, tutte le strutture macromolecolari delle cellule (muffe, batteri  lieviti ecc.) vengono profondamente alterate e inattivate;
  • Filtri terminali: applicati direttamente al punto di prelievo, formano una barriera meccanica (0,2 µm) al batterio della Legionella e proprio per questo garantiscono una protezione assoluta al 100%. Questi devono essere sostituiti con una certa periodicità, in base alla dichiarazione del produttore.

E nel filtro del condizionatore come ci è finita?

Il condizionatore funziona sfruttando alcune leggi della termodinamica (che non  vi starò di certo a elencare e spiegare, la fisica non è decisamente la mia materia preferita) e le proprietà di un gas refrigerante. Per sfruttare questi principi un condizionatore è costituito da una macchina che viene posta all’interno del locale da climatizzare (unità interna detta anche split) e una macchina che viene posta all’esterno (unità esterna) collegate da un circuito idraulico in cui scorre il gas.

Nell’unità esterna il gas viene compresso e, passando attraverso uno scambiatore, cede calore all’ambiente esterno. Passando poi attraverso un capillare si espande raffreddandosi. Una volta raffreddato, il gas arriva alla macchina interna e, passando attraverso uno scambiatore, sottrae calore all’ambiente, riscaldandosi; il gas torna quindi alla macchina esterna per essere nuovamente compresso dal compressore. L’aria che viene a contatto con lo scambiatore dell’unità interna (raffreddato dal passaggio del gas refrigerante) si raffredda, e quindi l’umidità contenuta in quest’aria condensa in goccioline d’acqua che vengono poi smaltite verso l’ambiente esterno tramite una specifica tubazione (tubo di scarico della condensa).

A grandi linee questo è il funzionamento di base di ogni condizionatore; ogni condizionatore dispone di opportuni filtri e apparecchiature per purificare l’aria. Il tubo di scarico della condensa spesso non è collegato con la rete di scarico dell’acqua ma è un tubo che finisce all’esterno, a volte in una tanica, a volte rimane libero di gocciolare, spessissimo è vicino all’unità esterna. in questo modo abbiamo creato delle condizioni ottimali per la formazione di un biofilm che nel tempo si espanderà lungo il tubo. Se arriva una Legionella trova le condizioni adatte per la crescita e facilmente, con un po’ di tempo a disposizione, arriverà anche al filtro.

Se avete dei condizionatori in casa vi consiglio vivamente di programmare una buona manutenzione e pulizia dei filtri, con frequenza che stabilirete anche in base all’utilizzo. ma non fatela da voi, spendete due soldini e fatela fare da chi è del mestiere. Ne va della vostra salute (anche perché Legionella non è l’unico microrganismo che può dimorare nei filtri del condizionatore).

Guarisci presto Boss!

Thunderstruck @ butac .it

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