AEREI-CISTERNE-CHEMTRAILS2

AGGIORNAMENTO DELLE 0RE 11:30

Tra i commenti sulla pagina FB di Butac uno degli autori del servizio delle Iene ha tenuto a dirci che il nostro articolo è errato, che gli aerei stessi sono le armi, e che andrebbero vietati secondo la legge 185 del 1990. Peccato che il report delle Nazioni Unite che mette in dubbio la correttezza dell’autorizzazione sia del 21 marzo, mentre il servizio si basa su fotografie fatte il 16 marzo 2016, quindi cinque giorni prima che l’UN evidenziasse la possibilità che l’esportazione e vendita dei mezzi andasse in contrasto con le norme vigenti all’interno dei paesi membri. Il sig. Grimaldi non ha del tutto torto, è vero nel servizio di ieri non si dice mai che gli aerei trasportino bombe, è stato il “testimone oculare” a marzo ad averlo inizialmente sostenuto; le Iene spiegano che le bombe partono da altra location (Cagliari) ma resta il fatto che fino al report dell’Onu del 21 marzo l’embargo verso l’Arabia Saudita non fosse previsto. Trovo però corretto riportare le parole di Luigi Grimaldi, autore del servizio:

Da lettore abituale del vostro sito sono molto sorpreso per i contenuti del pezzo che avete pubblicato oggi e che dovreste correggere se l’intento è quello di combattere la disinformazione.  La legge 185 del 1990 vieta la vendita e il transito attraverso il nostro Paese di sistemi d’arma destinati a paesi in guerra (articolo 1 comma 6). Quindi è un errore affermare che: “quindi poco importa come siano “targati” quei velivoli, sono un prodotto in parte italiano che viene venduto ad uno stato estero, senza che questo violi alcuna convenzione”.

Nel servizio è spiegato chiaramente che gli aerei sono un arma di per se. Quindi non ha nessuna rilevanza che siano armati o meno perché non solo l’aereo in se, ma anche tutti i suoi singoli componenti (anche se fossero separati), comprendendo in questo ogni vite o bullone,  ricadono nelle norme di questa legge.

A proposito poi delle normative che vietano o permettono l’uso dei nostri aeroporti per scali e per il rifornimento di aerei da guerra, nel servizio il direttore dell’ENAC spiega molto chiaramente che la sosta a Bologna avviene nel quadro di una convenzione con la Gran Bretagna, specifica per voli di stato, rendendo evidente che l’immatricolazione degli aerei come velivoli militari inglesi è la classica foglia di fico, dato che a tutti gli effetti quegli aerei non sono mai stati inquadrati nella Rojal Air Force.

In nessuna parte del servizio si dice o si accenna o si sottintende al fatto che gli aerei siano armati o meno per il semplice fatto che, rispetto alle leggi internazionali e alla legge italiana, questo non ha nessuna importanza. Non fa nessuna differenza.

Neppure si accenna nel modo più assoluto alla presenza dei serbatoi supplementari, né nel servizio vi sono accenni di qualsiasi tipo che consentano di sostenere che abbiamo scambiato tali serbatoi per bombe. Il sostenerlo è semplicemente falso.

Abbiamo spiegato invece chiaramente che le bombe che equipaggiano in azioni di guerra questi velivoli sono prodotte in Sardegna e inviate con voli cargo in Arabia Saudita, precisamente all’aeroporto militare di TAIF. Allo stesso tempo si spiega chiaramente che gli aerei nuovi di fabbrica partono dall’aeroporto di Wharton in UK, fanno scalo a Bologna, un altro scalo in Grecia, per arrivare sempre alla base aerea di Taif.

Non c’è nessuna notizia errata, e non mi pare buona informazione sostenere l’esistenza di un qualche riferimento nel servizio ai serbatoi supplementari che semplicemente non esiste, come non esiste il distinguo se gli aerei siano armati o meno. Così come, in base alla legge il fatto che alcune parti (come l’ala sinistra e parte della fusoliera oltre all’elettronica) siano prodotte in Italia non pone questi velivoli al di fuori delle norme della legge 185.

Nessun sensazionalismo e nessun pseudo giornalismo. Vi invito quindi, nel rispetto della ricerca del rigore che anima il sito BUTAC, a modificare i vostri contenuti evitando una involontaria disinformazione raccontando “una storia sbagliata”.


DA qui in poi l’articolo originale scritto nella notte che sbufalava qualcosa di errato, la colpa è stata d’aver visto in diretta il servizio e non aver atteso di riguardarlo, andando a memoria su quella che era la bufala originale circolata a marzo. Mea culpa.

La notizia l’avevamo vista circolare a marzo 2016, ma la reputavamo non da sbufalare, visto che la maggioranza dei giornali seri avevano riportato la notizia in maniera corretta.

Qui quello che riportava correttamente il Resto del carlino:

Gli utenti della rete si sono anche chiesti, preoccupati, se i due caccia fossero armati, come sembravano suggerire due contenitori cilindrici agganciati sotto le ali, mentre sulla fiancata spiccava la scritta ‘Royal Saudi Air Force’, ben visibile nella foto che pubblichiamo per gentile concessione di Marco Gregoretti.

In realtà i due aerei non erano dotati di nessun armamento e i cilindri sono serbatoi. Dalle nostre verifiche, negli ambienti aeroportuali e tramite fonti militari, è emerso che il passaggio dei caccia a Bologna è una sosta tecnica dovuta a ragioni commerciali. Già in altre occasioni lo stesso tipo di velivoli si è fermato al Marconi per fare rifornimento, come avvenuto lunedì. I due jet sono Eurofighter Typhoon assemblati in Inghilterra. L’Arabia Saudita ha acquistato diverse decine di esemplari del caccia europeo, per la propria aviazione militare, e gli aerei vengono consegnati a scaglioni, seguendo la produzione. A pilotare i velivoli diretti verso l’Arabia sono piloti civili inglesi, incaricati dall’azienda che li produce di recapitarli a destinazione.

Mentre già all’epoca c’erano testate che insinuavano il dubbio, come DirettaNews24 che dimostra ancora una volta come il sensazionalismo la faccia da padrone su certe testate:

Gli aeroporti italiani sembrano essere diventati scalo di comodo per gli aerei militari dell’Arabia Saudita. Lo rivela il giornalista d’inchiesta ed investigativo Marco Gregoretti che ha pubblicato sul suo blog una notizia sconcertante di cui riportiamo fedelmente uno stralcio: “…I finanzieri della Dogana e gli agenti della Polizia non credevano ai loro occhi:  lunedì 14 marzo 2016, all’aeroporto civile Marconi di Bologna. Nessuno li aveva avvertiti, eppure era tutto vero … quelli che erano atterrati senza alcuna scorta e senza assistenza della aviazione militare italiana, erano due caccia dell’air force dell’Arabia Saudita. “Ma che ci fanno qui in Italia, a Bologna, nel nostro aeroporto civile?” hanno chiesto dall’Ufficio della dogana alla Torre di Controllo. “Non vi impacciate, siamo stati avvertiti dal centro. Sappiamo tutto noi…” Eludendo qualsiasi protocollo aeroportuale, qualsiasi norma di sicurezza, i due caccia hanno fatto rifornimento in maniera autonoma. Cioè: non è stato il personale dell’aeroporto a caricare il carburante nei serbatoi dei due potenti velivoli, ma gli stessi piloti. Senza la presenza ne dei vigili del fuoco, ne di addetti dell’aeroporto, come previsto dalle regole. Per poi decollare mentre gli aerei civili … effettuano le loro normali manovre di routine … I due caccia, come ha rivelato chi li ha visti da vicino, probabilmente erano … perfettamente armati con due missili a testa. Beh, c’è poco da stare tranquilli, dunque. Anche perché mi si dice che questo episodio sia la punta di un iceberg che coinvolge non solo Bologna, ma altri scali italiani…

Un episodio assolutamente inspiegabile che lascia tanti dubbi e perplessità: perché un aeroporto civile? Perché erano “soli”? dov’era la nostra aviazione? Cosa dovevano fare? Chi seguivano? Da dove arrivavano e soprattutto dove andavano? Tutti quesiti cui probabilmente non avremo risposta semplicemente perché, come comunicato dalla torre di controllo “Non vi impicciate, siamo stati avvertiti dal centro. Sappiamo tutto noi…”

Si tratta di aerei venduti dall’Inghilterra all’Arabia Saudita, volano senza armamenti, non stanno volando con bombe al seguito, ma chissà come mai, di questo nel servizio di ieri sera le Iene hanno attentamente evitato di parlare, si è continuato a raccontare che le bombe sono vietate, che non devono passare dai nostri aeroporti, ma senza mai portare una prova che questi aerei invece che serbatoi avessero bombe. Nessuna prova, se non la parola del cronista e di chi ha scattato quelle foto (che hanno ormai oltre un mese), le immagini di bombardamenti, e nulla più. Il servizio è fastidioso, perché pur partendo con un accusa pesante non investiga in alcuna maniera sui fatti, ma dandoli per assodati fa solo vedere e sentire voci che vengono dai paesi bombardati.

Sia chiaro, siamo tutti concordi che tra le vittime dei bombardamenti ci siano tantissimi innocenti che si sono trovati in mezzo ad una guerra che non volevano. Ma ne abbiamo davvero colpa noi, paese Italia?  Le possibilità sono due: il Carlino un mese e mezzo fa ci aveva raccontato bugie, o le Iene per spezzare una lancia in favore delle vittime di quei bombardamenti hanno deciso di far finta di niente, ed imbastire il servizio su una notizia errata.

In ambo i casi chi ci perde è l’utente finale. Peccato. Anche perché per fare una ricerca online non servivano grandi servizi giornalistici, grandi redazioni e tante telecamere. Bastava andare online, cercare Euro Fighter Typhoon, e vedere se erano previsti serbatoi drop tank.

Noi ci siamo andati, oggi esiste la possibilità di montare anche i conform tank sugli Euro Fighter, ma la norma sulla maggioranza dei modelli in volo è quella del drop tank.

Questo sono taniche extra per il Typhoon modellino:

FJ3011190

Questa è una foto che ci mostra con la sua dotazione di drop tank installata su un vero Typhoon:

RAF-Eurofighter-Typhoon-F2-ZJ927-photo-900x

Non vi ricorda qualcosa?

image (9)

E con questo confermiamo che per un servizio ben fatto come quello di Nadia Toffa sulla Dott.ssa Mereu, le Iene non mancano di farne uno pessimo, come questo appena trattato. Sensazionalismo e pseudogiornalismo a gogò; se si voleva mettere l’accento sulle povere vittime si poteva fare un vero servizio su quella guerra, spiegarla, raccontarla al pubblico italiano.

Oppure si poteva andare a fondo sulle normative che vietano o permettono l’uso dei nostri aeroporti per scali per il rifornimento di aerei da guerra; una cosa curiosa che non mi pare sia stata spiegata è che si l’aereo è costruito in UK, ma che il consorzio che lo produce è di tre società: Alenia Aermacchi, Airbus Group e BAE Systems. L’Alenia Aermacchi fa parte del gruppo Finmeccanica, ed è italianissima se ve lo steste chiedendo, quindi poco importa come siano “targati” quei velivoli, sono un prodotto in parte italiano che viene venduto ad uno stato estero, senza che questo violi alcuna convenzione.

Si poteva fare vero giornalismo, raccontare una guerra di cui si parla poco sui giornali italiani, e invece si è “solo  voluto raccontare una storia” sbagliata.

maicolengel at butac.it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon! Può bastare anche il costo di un caffè!