Sono un grande amante della Lego, ho svariati pezzi da collezione, ed è uno dei giochi che amo fare di più coi miei bimbi. Quando vedo un’offerta speciale sono sempre attratto, purtroppo non è tutt’oro quel che luccica… anzi!

Il gioco è di quelli a incastro, Facebook si fa pagare per degli annunci pubblicitari che in tanti casi rimandano a siti fasulli che vogliono solo arrivare ai nostri numeri di carta di credito, succede con gli annunci farlocchi con testimonial improbabili, e succede con gli annunci per tantissimi prodotti a prezzi scontati.

Siamo di fronte a un caso che ricade nel secondo gruppo.

Decisamente molto virale:

Liquidazione delle scorte! È ora di possedere un set di giocattoli da collezione!

Sconti fino al 70% su confezioni Lego da collezione, un’offerta che ovviamente per tanti appassionati è imperdibile. Si tratta di post sponsorizzati, quindi qualcuno ha pagato Facebook, che sa benissimo da chi ha ricevuto i denari. Denari che sono serviti per dare più visibilità a una truffa.

Perché chi clicca sull’annuncio si ritrova su pagine benfatte, che sembrano serie, e si fida: dopotutto era una pubblicità a pagamento sul social network più visitato del mondo. Vuoi che sia una truffa? L’amica che me l’ha segnalato se ne è accorta perché, per fare un regalo ai suoi bimbi, ci è cascata, ma è stata scaltra. Invece che usare la sua normale carta di credito ne ha usata una ricaricabile, dove aveva messo esattamente l’importo dell’acquisto. I signori dietro la truffa invece hanno cercato di prendere più soldi da quella carta, che a quel punto è stata bloccata salvando anche i pochi euro che ci erano stati caricati dentro.

Ma quanti sono così scaltri? Quanti, in un Paese con il nostro tasso di analfabetismo digitale, hanno quell’accortezza?

Un social network come Facebook non può far finta di niente, loro da questi post sponsorizzati guadagnano denari, sanno da chi li ricevono, se vogliono possono fare verifiche sui link a cui rimandano i post sponsorizzati prima che vengano pubblicati. Ma non lo fanno, evidentemente se ne infischiano. Basta che girino denari.

Serve a poco far finta di contrastare le fake news se poi si permette a chiunque, basta che rispetti i format imposti dalla piattaforma, di pubblicare post sponsorizzati che rimandano a siti truffa. Io fossi nei tanti che sono cascati in post di questo genere onestamente inizierei a far sentire la mia voce, cercherei qualche seria associazione di consumatori per denunciare un sistema che evidentemente non funziona.

I siti (sono più d’uno) che stanno portando avanti la truffa riportano quasi tutti la stessa azienda come contatto, una fantomatica LEGO NZ (Malaysia). cercando su Google ci si accorge di come negli ultimi mesi con la stessa dicitura siano stati aperti (e chiusi) altri siti simili, legodiscount.com ad esempio.

Basterebbe avere un algoritmo che riconosca quelle parole all’interno del sito e blocchi la pubblicità che reindirizza a siti simili. Un bot che analizzi la privacy policy dei siti ed evidenzi quando mancano completamente veri riferimenti all’azienda che avrebbe lanciato l’offerta. E invece Mark evidentemente se ne infischia.

Io capisco perfettamente che un luogo come Facebook campi di pubblicità, siamo noi il prodotto finale, ma in quanto prodotto finale dovremmo avere qualche tutela. E invece siamo mandati allo sbaraglio, contando sul nostro essere scafati…

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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