L’equiparazione tra stipendi (e pensioni) parlamentari

maicolengel butac 6 Mag 2019
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È la seconda volta in poco tempo che mi tocca trattare di questa proposta di modifica del trattamento monetario per i parlamentari italiani. L’altra volta mi ero concentrato solo su un certo tipo di dati, oggi cerchiamo di fare un passo in più.

Partiamo dall’immagine. Non è subito comprensibile, o meglio è chiaro che l’attacco è verso la proposta del PD di equiparazione tra stipendi dei parlamentari italiani e europarlamentari. Nel poster si fa, intenzionalmente, un po’ di confusione che ritengo vada chiarita. Prima si parla di 19mila euro al mese per i parlamentari del PD,  poi viene mostrata una comparazione dove i conti dicono 16138 contro i 12200 euro che attualmente incassano i parlamentari italiani.

Da dove saltano fuori i 19mila iniziali lo scopriamo tra un po’.

L’indennità

Ci viene spiegato che l’indennità di un europarlamentare è di 6825 euro, quella di un parlamentare italiano di 5000 euro. Le cifre sono abbastanza precise, hanno solo un problema: i 6825 europei sono da tassare secondo le leggi del nostro Paese. Come spiega Panorama:

Il netto dipende da paese a paese. A questi, infatti, vanno sottratti un’imposta europea e una serie di contributi assicurativi, arrivando ad un parziale di 6.824,85 euro. Somma che va tassata secondo le norme del paese di provenienza.

Che moltiplicando l’entrata per 12 mensilità ci porta ad un totale di oltre 75mila euro, quindi a una tassazione del 43%. Facendo i calcoli quindi quegli stipendi, una volta tassati, calano a circa 3900 euro.

L’indennità per le spese generali è corretta, sono 4513 euro per gli europarlamentari, e 3700 di rimborsi spese di mandato (nomi diversi ma significano più o meno la stessa cosa) per i nostri.

Ma quindi come si arriva a 19mila?

La diaria degli europarlamentari è calcolata spiegando che un europarlamentare prende 320 euro al giorno e che quindi bastano 15 giorni al mese per incassare 4800 euro. I parlamentari italiani invece incassano 3500 al mese. Quell’evidenziare i 15 giorni di lavoro serve per far intendere che, se lavorassero come un comune cittadino 24 giorni al mese, la cifra aumenterebbe. Ma è classica disinformazione subdola: in un anno il parlamento europeo ha attività per circa 180 giorni, per ricevere la cifra di 4800 euro mensili come riportato nell’immagine devono essere presenti praticamente a ogni attività parlamentare. Impossibile farne di più. Sia chiaro, 4800 non sono poche, ma perché esagerare? Da noi da quei 3500 vengono decurtati 206,58 euro per ogni giorno di assenza dalle sedute dell’Assemblea.

Circa 3 mila euro di differenza…

Volendo comunque tenere per buoni i massimali, quelli corretti, le due somme sono un filo diverse, l’immagine ci diceva che un europarlamentare prende 16138 euro al mese e un parlamentare italiano 12200, ma in realtà sono 13213 euro contro 12200, differenti, ma quasi 3mila di meno di quanto denunciato.

Nell’immagine invece non si fa riferimento alle proposte di modifica della pensione, proposte che erano presenti nell’articolo del Fatto Quotidiano che avevo trattato precedentemente qui su BUTAC (senza che le avessi approfondite).

Andranno in pensione prima?

Vediamo di capirci, nel Parlamento europeo si va in pensione a 63 anni, in quello italiano a 65. Quindi è vero che secondo la proposta alcuni parlamentari avrebbero diritto a ricevere una pensione prima di quanto non fanno ora. Perché dico alcuni? Ma perché forse non tutti hanno presente come funzioni il sistema pensionistico per i parlamentari attualmente in carica in Italia.

Riprendo dal sito della Camera:

I deputati cessati dal mandato, indipendentemente dall’inizio del mandato medesimo, conseguono il diritto alla pensione al compimento dei 65 anni di età e a seguito dell’esercizio del mandato parlamentare per almeno 5 anni effettivi. Per ogni anno di mandato ulteriore, l’età richiesta per il conseguimento del diritto è diminuita di un anno, con il limite all’età di 60 anni.

Quindi, chi ha fatto un singolo mandato ha diritto alla pensione a 65 anni, ma chi ne ha fatto 2 di mandati la riceve a 64, chi ne ha fatti 3 a 63 e così via fino a chi ne ha fatti 5 che la riceverà a 60 anni. Quanti parlamentari abbiamo che hanno fatto più di un mandato nel nostro parlamento attuale? Su Il Sole 24 Ore ci venivano raccontati numeri relativi al 2018. 14 onorevoli sono in Parlamento da oltre  4 mandati, quindi prendono la pensione almeno al compimento del 62esimo anno d’età. Casini c’è da oltre 6 mandati quindi la può prendere da quando ha 60 anni. Umberto Bossi con i suoi 27 anni e rotti ne ha diritto anche lui da quando ne ha 61. Come anche Calderoli, Gasparri, La Russa, ed Elio Vito. Sarei curioso di sapere quanti sono deputati da 3 mandati, perché sono quelli che già da ora prendono la pensione come gli europarlamentari.

Chi ha fatto 1 mandato + 1 anno ne ha diritto a 64, e così a scalare, fino a che non si arriva a chi ha fatto 2 mandati che ha diritto alla pensione a 60 anni.

Non credo sia necessario approfondire ulteriormente.
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