Malato a 22 anni, abbandonato dall’INPS

maicolengel butac 18 Ott 2017
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Questa vicenda è a mio avviso, per come è stata fatta passare sui giornali, di quelle gravi. Cerchiamo di fare chiarezza su una storia che sta indignando tantissimi senza che nessuno si sia minimamente preoccupato di fare verifica dei fatti.

Partiamo dall’inizio:

Malato di tumore a 22 anni: l’Inps lo abbandona, ma l’azienda continua a pagarlo

Per l’Istituto di previdenza il ragazzo non ha più diritto alla retribuzione. Ma il titolare della sua società non ci sta e continua a pagarlo

Così titolava il Corriere il 13 ottobre 2017. Il titolone ovviamente fa indignare tutti, pensare a un ragazzo di 22 anni malato così gravemente a cui lo Stato, nelle vesti dell’INPS, volta le spalle.

I fatti stanno davvero così? Quanto riportava il Corriere (e i tanti altri che hanno condiviso la notizia) è corretto?

Il titolo che avrei scritto io sarebbe stato così:

Azienda privata continua a pagare l’indennità di malattia anche scaduti i termini contrattuali

Secondo il contratto trascorsi i 180 giorni l’INPS smette di erogare l’assegno di indennità per malattia, ma la ditta Siropack, di fronte ad un giovane 22enne gravemente malato di tumore ha scelto di continuare a sostenerlo

Mentre invece i giornali hanno scelto di cavalcare l’indignazione, senza spiegare le cose per bene. Bastava andare a studiare quali sono le norme, uguali per tutti, sull’indennità per malattia sul sito dell’INPS:

E’ una indennità riconosciuta ai lavoratori quando si verifica un evento morboso (malattia) che ne determina l’incapacità lavorativa.

COSA SPETTA

  • Operai settore industria /operai ed impiegati settore terziario e servizi con rapporto di lavoro in essere:

    • a tempo indeterminato: l’indennità di malattia spetta per tutti i giorni coperti da idonea certificazione e per un massimo di 180 giorni nell’anno solare;

Quindi, secondo norme, trascorsi 180 giorni di malattia dentro allo stesso anno solare non si è più coperti dall’indennità di malattia. Questo non significa che ci dovremo pagare medicine e trattamenti da soli, quelli ce li passa il SSN se ne abbiamo diritto, solo che l’indennità per malattia, una sorta di stipendio erogato dall’INPS, non viene più pagata. Quindi ogni lavoratore italiano dopo sei mesi circa di malattia all’interno di uno stesso anno solare smette di ricevere quell’assegno extra. Non ne ha colpa l’INPS, non ne ha colpa lo Stato, è una norma scritta e approvata da tempo. Sia chiaro, esistono svariati ammortizzatori sociali possibili da usare in casi limite, ma non sono conseguenza del contratto lavorativo. Non conoscendo il caso specifico del giovane di cui si sta parlando non mi è possibile andare oltre per capire se avrebbe comunque diritto a qualche sostegno aggiuntivo.

L’articolo del Corriere concludeva così:

«Sa cosa è successo in settembre? Mi hanno comunicato che la sua paga era zero. Sa perché? Perché dopo 180 giorni l’Inps ha fermato il pagamento», spiega il titolare della Siropack. E incalza: «Sa che dopo sei mesi l’azienda può anche licenziare un dipendente in queste condizioni?». De Lucia non solo non ha intenzione di farlo, ma ha deciso di farsi carico del regolare pagamento dello stipendio di Steven. «I miei dipendenti si erano anche offerti di fare una colletta, ma non ho accettato. Se ne occupa l’azienda come è giusto che sia».

L’azienda che ha scelto di continuare ad avere a libro paga il giovane è da applaudire, ma che non si cerchi di far passare l’INPS come la cattiva della storia. L’INPS non ne ha colpa, applicano la norma in vigore, norma che viene accettata da chiunque firmi un contratto di lavoro. Anche un giornalista che stesse a casa dal lavoro in malattia dopo 180 giorni smetterebbe di ricevere l’indennità, ma forse, se titoli e articoli sono fatti coi piedi, tanto varrebbe che smettesse fin da subito di ricevere lo stipendio.

maicolengel at butac punto it
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