Il tema più caldo di questi giorni è sicuramente il MES, il meccanismo europeo di stabilità. Tanto per non farci mancare niente circolano molte bufale su questo famigerato fondo salvastati.

Occupiamoci di una cosa per volta

In rete fioccano post che sostengono che il MES sia stato ideato e firmato durante questa emergenza. Inoltre molti lo dipingono come un provvedimento da “sinistra”. È falso.

Il MES esiste dal 2012. Era stato concordato in Europa già nel 2010 e, il 3 agosto 2011 fu il quarto governo Berlusconi ad approvare il disegno di legge per la sua introduzione in Italia, mentre la ratifica finale è arrivata il 23 luglio 2012, durante il successivo governo Monti. Qui trovate il link alla legge 116 del 23 luglio 2012 tratto dalla Gazzetta Ufficiale. Come dice il proverbio “carta canta”.

Quindi che cos’è il MES, anche noto come fondo salvastati?

È un fondo europeo da cui gli stati della zona euro hanno la possibilità – e non l’obbligo – di chiedere un credito che verrà poi concesso solo se particolari condizioni sono rispettate. Queste condizioni includono austerità e altre riforme strutturali, e sono alquanto stringenti.

La novità degli ultimi giorni è che se questi prestiti servono per finanziare le spese sanitarie causate da COVID-19 allora queste condizioni che includono l’austerità non si applicano. Questa è la vera notizia, che purtroppo viene spesso omessa dalla discussione.

Perché il governo ha dichiarato che non userà il MES?

Il MES è di fatto la soluzione, più semplice perché le condizioni restrittive appunto non si applicano e non è necessario altro tempo per inventare e mettere in pratica un nuovo strumento. Prevalentemente a causa dei costi politici, il Movimento 5 Stelle, la Lega e Fratelli d’Italia da tempo condannano il MES come una vera e propria trappola per l’Italia. Per i 5 stelle, che sono al governo, attivare ora il MES sarebbe infatti molto rischioso politicamente, perché potrebbe indebolire la loro credibilità di fronte all’opinione pubblica e spingere parte del loro elettorato verso gli altri partiti contrari al fondo salvastati.

L’alternativa al MES caldeggiata dal nostro Paese sono gli eurobond

L’idea è semplice: visto che l’Eurozona è un’entità con un’unica banca centrale e un’unica moneta, perché non creare anche un unico debito pubblico, garantito da tutta l’Eurozona? Gli eurobond significano proprio questo: la condivisione dei debiti tra tutti i Paesi dell’area euro. Perché l’Italia chiede gli eurobond? Perché, essendo garantiti anche dagli altri Paesi, sarebbero più sicuri dei titoli del debito pubblico italiano e permetterebbero quindi al nostro Paese di finanziarsi a tassi di interesse più bassi.

La differenza fra MES e eurobond è la seguente:

Con il MES è un singolo Stato che prende in prestito denaro e si impegna a restituirlo, mentre attraverso gli eurobond tutti gli stati membri della zona euro si farebbero carico dell’onere del debito.

Adesso approfondiamo il dibattito in Italia. Innanzitutto il nostro Paese non ha attivato alcun credito tramite MES senza condizioni, ha semplicemente accettato di incorporare questa alternativa nella discussione e Conte continua a puntare agli eurobond. Tuttavia la matassa non è facile da sbrogliare a causa delle innumerevoli divisioni nel governo e nell’opposizione. La critica principale sollevata dai detrattori del MES – Movimento 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia – è la seguente: temono che usare il MES, anche senza le condizioni, porti l’Italia a subire posizioni vessatorie da parte dell’UE. PD e FI sono invece favorevoli al MES senza condizioni perché lo ritengono uno strumento utile per un accesso al credito più rapido in questa fase di emergenza.

Invece la motivazione principale dei detrattori degli eurobond è che acconsentire alla creazione di un debito pubblico europeo significherebbe dare il via a una politica fiscale europea, in aggiunta a quella dei singoli Stati; si tratterebbe quindi di cedere ulteriore sovranità. Proprio per questo Lega ha votato contro gli eurobond il 16 aprile 2020 al Parlamento Europeo.

Ma se la Lega ha votato contro MES e eurobond qual è la sua proposta? L’Europa usi solo la politica monetaria. Alla politica fiscale devono pensarci i singoli Stati facendo più debito. La critica sollevata a questa posizione è: “Per quanto tempo il debito pubblico italiano può rimanere sostenibile e quanto costa finanziarci attraverso strumenti di debito in termini di interessi?”. Ricordiamoci che gli interessi aumentano in base alla rischiosità del debito pubblico; più questo diventa grande più rischia di essere insostenibile, e gli interessi su di esso aumentano.

Riassumendo

L’emissione di eurobond implica una maggiore integrazione economica europea e non tutte le forze politiche italiane sono favorevoli. All’UE compete la politica monetaria e non tutti, in Italia e in Europa, sono pronti a cedere anche parte della politica fiscale.

Infine, perché lo scontro in Europa è così acceso? Da un lato il Nordeuropa preferisce il MES perché non vuole farsi garante del debito degli altri Paesi. Sempre a causa dei costi politici: per un politico tedesco od olandese è molto difficile dire ai propri elettori che i soldi delle loro tasse verranno usati per ripagare il debito di altri Stati.

Gli altri Paesi invece preferiscono gli eurobond perché credono che condividere il debito porti benefici e stabilità all’intera eurozona. Ad esempio gli interessi più bassi chiesti dagli eurobond porterebbero a un abbassamento degli interessi sul debito pubblico e quindi a una sua riduzione.

Le due posizioni da un punto di vista tecnico

Il diverbio è connesso alle possibili cause di un aumento del debito pubblico. In generale il debito di uno Stato può aumentare per due ragioni: lo Stato aumenta il suo deficit primario, cioè quando la spesa pubblica cosiddetta primaria (per pensioni, sanità, scuola ecc.) è maggiore di quanto lo Stato incassa tramite le tasse, e a causa della spesa per interessi sul debito passato.

Da un lato il Nordeuropa preferisce non farsi garante del debito di altri Paesi perché teme che ciò possa incentivare comportamenti fiscali irresponsabili, specialmente da parte di Paesi che hanno un debito pubblico già molto alto. Questi ultimi potrebbero approfittare di un eventuale debito pubblico europeo come se fosse una “rete di protezione”, intraprendendo scelte fiscali rischiose o inefficienti. Ciò non implica che il fronte rigorista europeo voglia “spolparci”, è preoccupato per le conseguenze sui suoi contribuenti. Diffidiamo di chi usa termini propagandistici e soggettivi. Riassumendo, il fronte rigorista europeo e i sovranisti italiani hanno in comune l’intenzione di non cedere sovranità fiscale all’Eurozona.

Dall’altro lato gli Stati dell’Europa mediterranea mettono l’accento sulla spesa per interessi. Affermano che l’austerità possa essere controproducente, perché potrebbe alimentare la paura negli investitori che tali Stati non riescano a reggere la disciplina fiscale, e li spinga pertanto a chiedere tassi d’interesse più alti. Gli eurobond, garantendo tassi d’interesse più bassi, renderebbero più facile stabilizzare il debito pubblico, portando stabilità all’intera Eurozona.

Concludendo

Finita la spiegazione, concludo con un’opinione personale. In Italia quello che mi delude profondamente è la comunicazione condita con termini propagandistici e opinabili, a volte veri e propri slogan. Politica e opinione pubblica hanno il dovere di trattare in modo oggettivo ed esaustivo questi argomenti tanto scottanti quanto tecnici, altrimenti la disinformazione si diffonderà esponenzialmente e gli italiani si ritroveranno plagiati oppure, nella migliore delle ipotesi, perennemente in cabina elettorale, persino in tempi di crisi. Ricordiamoci che anche l’instabilità politica contribuisce ad aumentare la rischiosità di uno Stato.

Aurora Vancini

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