Missione tiroide e gli integratori

Un sito che mette insieme PubMed e i consigli sanitari provenienti dallo Spirito dovrebbero essere un grosso campanello d'allarme

maicolengel butac 21 Nov 2025
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Il trucco di creare interi siti web – o quelli che sembrano interi siti – per pubblicizzare prodotti di nessun valore non cessa di mietere vittime. Oggi ci avete segnalato un dominio, missione-tiroide.com, che contiene a quanto pare un solo contributo, un lungo articolo che si apre con il titolo che vedete nell’immagine d’apertura e che vi riportiamo per comodità:

Il Motivo Nascosto Per Cui Tante Donne Con Hashimoto Si Sentono Svuotate E Non Riescono A Dimagrire

Poi vai a vedere chi firma: una certa “Laura Sanchini”, presentata come “esperta di tiroide”. Peccato che Laura, nella vita reale, sia semplicemente… una foto stock. Pescata a caso da uno dei soliti archivi gratuiti. Nessuna laurea, nessuna ricerca all’attivo, nessun Ordine dei medici.

Sempre lo stesso modus operandi

Il format dell’articolo è quello classico delle pagine pensate per vendere integratori, non per informare:

  • storia personale piena di sintomi in cui è facile riconoscersi (stanchezza, gonfiore, insonnia, umore a terra, chili di troppo);
  • il medico di base che “non capisce nulla” e guarda solo i numeri;
  • l’incontro con il “medico giusto” (qui un certo Daniele, senza cognome) che spiega la vera causa di tutto;
  • e alla fine la soluzione “naturale” che nessuno vi avrebbe mai detto.

In mezzo, una quantità notevole di informazioni vere ma usate male: TSH, fT4, fT3, conversione da T4 a T3, ruolo del fegato, carenze di selenio, glutatione, NAC. Concetti veri, che in endocrinologia esistono davvero, ma che qui vengono mescolati tra loro per costruire un’unica narrazione:

Se stai ancora male è perché la terapia “ufficiale” non basta, ma per fortuna c’è un metodo specifico e un prodotto pensato proprio per te.

Il prodotto

Solo dopo aver letto chilometri di lettere si arriva al cuore dell’operazione, ovvero il magico prodotto miracoloso. Volete provare a indovinare di cosa si tratta? Vabbè non era così difficile: siamo di fronte al solito integratore. Venduto da un’azienda che si chiama Miavola, presentato come “Il Convertitore”, ma in realtà se lo cerchiamo sui siti originali si chiama Conversol.

Ovviamente pensato per “sbloccare” la conversione da T4 a T3, rigenerare il fegato, far tornare l’energia, aiutare a dimagrire e salvare pure i capelli; mi dicono fonti affidabilissime che miscelato bene possa pure servire ad allungare il pene, solo che questo è pensato per le donne, per cui nel testo non lo raccontano.

Gli ingredienti?

Quelli che troviamo spesso in prodotti simili: estratto di carciofo, selenio, estratto di cardo mariano, estratto di radice di tarassaco, glutatione, L-metionina, L-cisteina/NAC.

Non è una terapia personalizzata, non è un farmaco, non ha dietro studi clinici sul prodotto specifico: è un normalissimo integratore presentato come svolta epocale per tutte le donne che soffrono della tiroidite di Hashimoto.

La cosa interessante è come viene costruita la patina “scientifica”: vengono citati studi reali su selenio, ossidazione, fegato, conversione T4/T3, e in mezzo, senza batter ciglio, compare anche Anthony William, un tizio che si è autoproclamato “medical medium”, che dice di ricevere consigli sanitari dallo Spirito. Mettere sullo stesso piano un medium e PubMed è già di per sé un segnalino rosso di fuffa grande come una casa.

Il prodotto viene venduto tramite il sito di Miavola, che esiste in varie lingue. Nei termini e condizioni scopriamo che a commercializzarlo è una azienda tedesca: Monapure GmbH, con sede in Brotteroder Straße 3, 12249 Berlino, in una normalissima palazzina di appartamenti. Difficile credere che lo producano lì: molto più plausibile che il prodotto arrivi da terzisti e venga semplicemente marchiato e rivenduto.

L’azienda ha un capitale sociale di 25mila euro: pochini per una realtà che, a leggere il sito, dovrebbe occuparsi in mezza Europa di “soluzioni mirate” per patologie croniche, vendendo flaconi da circa 40 euro l’uno.

A chiudere il cerchio, una selva di disclaimer in fondo alla pagina: non facciamo diagnosi, non curiamo, non promettiamo guarigioni, consultate sempre il medico, l’offerta non è destinata alla diagnosi o al trattamento delle malattie… Curioso che si sentano in dovere di inserire quelle avvertenze, dopo un intero articolo in cui ci spiegano come il loro integratore dovrebbe aiutarci a risolvere i problemi che poi nei disclaimer ci avvertono che non sono titolati a risolvere.

Pubblicità ingannevole!

Missione Tiroide non è un sito nato per diffondere informazioni mediche, ma una lunghissima pagina pubblicitaria creata per confondere chi se la trova di fronte. Così dispersiva e complessa da leggere che porta l’incauta persona che dovesse trovarsela di fronte a fidarsi di quelle richerche, di quei paroloni, e a spendere i denari richiesti per un prodotto di nessuna utilità. Sia chiaro, il problema principale non sono le erbe amare dentro alle capsule. Il problema è far passare l’idea che, se stai male nonostante la terapia prescritta, la via d’uscita sia sempre ed esclusivamente un flacone da 40 euro trovato su un sito con un solo articolo e una sola risposta pronta per chiunque.

Come riportava qualche mese fa il Sole 24 Ore:

Gli integratori alimentari sono “prodotti faro” della spesa italiana, con 30 milioni di utilizzatori che spendono per comprarli quasi 5 miliardi di euro facendoci guadagnare il primo posto tra i paesi europei con una quota del 26% sulla spesa totale, nettamente distanziati dagli “inseguitori” Germania e Francia (rispettivamente 19 e 15%).

5 miliardi all’anno, 30 milioni di utilizzatori: lo capite perché siamo terra di conquista per i fuffari che vendono questi prodotti? Sia chiaro, se facciamo i conti si tratta “solo” di una spesa aggiuntiva di 166,67 euro a cranio per chi ne fa uso sistematico, ma sono comunque 166 euro che ci si potrebbero tenere in tasca.

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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