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Purtroppo la notizia non è una bufala, una bimba di due mesi è morta in culla. Ieri mattina poco dopo le 6:30, l’ha trovata la sua mamma, poco dopo dopo l’ultima poppata.

Non avrei voluto scrivere un articolo su questa vicenda, rispettare in doloroso silenzio la tragedia che ha colpito questa mamma sarebbe stato più corretto. Ma in poche ore sui siti antivaccinisti si è subito visto gente “gongolare” se si può usare il termine in un caso come questo.

I giornali hanno tutti titolato sottolineando che la bimba è morta meno di 24 ore dopo la somministrazione del ciclo primario di vaccinazione, l’esavalente anti-pneumococco e anti-rotavirus. Corretto, i fatti sembrano esser andati così; purtroppo titolare a quel modo spiegando i fatti solo nel testo dell’articolo in un paese dove tantissimi si limitano a leggere solo le parti in grassetto e a guardare le immagini significa automaticamente addossare la colpa della morte al vaccino.

Vediamo di fare un passo indietro.

Esiste una patologia, studiata da anni, la SIDS, Sudden Infant Death Syndrome, colpisce i bambini tra un mese e un anno di età. In Italia fa circa 300 vittime all’anno, sempre tra un mese e un anno. La statistica ha dimostrato ampiamente che non ci sia una correlazione tra vaccinazioni e SIDS, muore lo stesso numero di bambini che siano o non siano vaccinati, che siano a ridosso della vaccinazione o meno.

Prendete i giornali, vi sembra che su testate nazionali venga fatto un articolo per ogni bimbo morto così? No, perché seppur morti tragiche alla fine non fanno notizie, la fanno solo ed unicamente quando possono venire fatte circolare sfruttando paure e angosce, quindi facendo sensazionalismo. Se per 300 giorni all’anno leggeste in prima pagina “Bimbo morto in culla” forse per qualche mese pensereste ad un’epidemia grave, alla lunga comprendereste che si tratta purtroppo di una fatalità nota, può capitare, e che il numero di 300 è relativamente basso rispetto a quanti ne nascono. Diventerebbe una non notizia.

Cosa fanno allora le testate? Sfruttano solo i casi dubbi, i casi che possano mettere in allarme il pubblico, e ci marciano sopra con titoli che raccontano senza raccontare. Peccato.

Qui su Butac avevo già trattato un caso identico di qualche tempo fa. Ma nel caso italiano di questi giorni credo sia il caso fare qualche ulteriore precisazione.

L’arte del creare allarme

Molti giornali nel titolare hanno anche evidenziato come siano stati ritirati i lotti di vaccino, e sostituti da altri.

Il ritiro dei lotti di un medicinale in caso avvenga una morte che possa avere collocazione temporale compatibile con la somministrazione dello stesso è una procedura standard di sicurezza. La si fa a priori, non significa che c’è un dubbio giustificato sul vaccino, è lo stesso che è stato somministrato ad altri bambini, senza che nessuno sia incorso in reazioni particolari.

Non evidenziare tutto questo in maniera corretta crea più allarmismo del dovuto, ma attira anche lettori, e purtroppo questi alle testate grosse servono, senza lettori non ci sono incassi, senza incassi non c’è lavoro.

Bisogna informare meglio

Sapete quanto mi sia caro l’argomento vaccini, quando vedo questi titoli soffro, perché so che faranno danni alla battaglia che da tempo sto combattendo insieme agli amici di TeamVaxItalia, battaglia che portiamo avanti con La Carta Italiana per la promozione delle vaccinazioni. Qui potete trovare il kit per la promozione, che v’invitiamo a scaricare e usare.

Purtroppo articoli come quelli che stanno girando su questa bimba vanificano tutto l’arduo lavoro fatto. Fare informazione è importante, i giornalisti rivestono un ruolo chiave in tutto questo, a parlare di argomenti come questi un editore deve mettere persone che sappiano parlare di medicina e spiegare correttamente i fatti o evitare totalmente di pubblicare l’articolo fino all’esito degli eventuali esami. Perché noi sappiamo bene come vanno queste cose, oggi si titola con allarme in prima pagina, domani, se i risultati degli esami scagioneranno i vaccini se va bene se ne parlerà in un trafiletto in ultima, ma è possibile anche che non se ne parli affatto, perché non è qualcosa che può diventare virale.

È triste.

#IoVaccino No alla #Disinformazione

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Michelangelo Coltelli

maicolengel at butac.it