Mussolini e la ricostruzione post-terremoto

maicolengel butac 24 Gen 2017
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ricostruzione

È sempre bello notare come certe testate amino riscrivere la storia.

Nel 1930 il terremoto delle Vulture: il governo Mussolini in 3 mesi costruì 3.746 case e ne riparò 5.190

L’affermazione è bella precisa: nel 1930, Mussolini costruì in tre mesi 3746 case e ne riparò 5190. Una bella ricostruzione. Fonte dei dati? Il Secolo d’Italia, che ad agosto 2016, subito dopo il sisma che ha colpito il nostro Paese, aveva provveduto ad aggiornare l’agiografia del Duce:

A soli tre mesi dal sisma, il 28 ottobre 1930, le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e della Puglia. Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni. Mussolini ringraziò di Crollalanza così: «Lo Stato italiano La ringrazia non per aver ricostruito in pochi mesi perché era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per aver fatto risparmiare all’erario 500 mila lire». Altri tempi, ma soprattutto altre tempre… Tra l’altro, le palazzine edificate in questo periodo resistettero ad un altro importante terremoto, quello dell’Irpinia, che colpì la stessa area 50 anni dopo.

Peccato che basti andare a fare una verifica di cinque minuti per trovare prima di tutto alcuni colleghi che ne hanno già parlato, e in secondo luogo la pagina sul sito dell’INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) che ci racconta:

Ad operazione ultimata 961 casette, comprendenti 3746 alloggi, furono cedute gratuitamente ai comuni insieme alle aree relative, in forza del Decreto del 10 settembre 1931.

Le casette del Vulture

Quindi il numero di 3746 alloggi finali non è di ottobre 1930, ma a operazione ultimata; a fine ottobre quello che si era completato è quanto segue:

Il 23 settembre 1930 furono ultimate e consegnate alle autorità locali alloggi in muratura per 160 famiglie, di cui 136 nella provincia di Avellino e 28 in provincia di Potenza (2).
In data 7 ottobre 1930 furono ultimate casette asismiche corrispondenti a 408 alloggi così ripartite: 269 nella provincia di Avellino 72 nella provincia di Potenza; 44 nella provincia di Foggia; 20 nella provincia di Benevento; 3 nella provincia di Bari (3).
In data 15 ottobre 1930 risultarono ultimate casette asismiche in muratura corrispondenti a 1705 alloggi di cui 1081 in provincia di Avellino, 276 in provincia di Potenza, 240 in provincia di Foggia, 52 in provincia di Bari e 56 in provincia di Benevento (ogni casa si compone di 4 alloggi, salvo poche di o di 6 alloggi). Risultarono riparate dal genio Civile 2340 case, di cui 154 rurali. In corso di riparazione ne risultarono 565, di cui 108 rurali. Riparazioni eseguite dai privati risultarono essere 1241, di cui 130 rurali, ed in corso di riparazione 1660, di cui 201 rurali (4).

Ricordo che, come ci spiegava Wiki, le casette erano ognuna con 4 alloggi, quindi, si tratta di 160+408+1705=2273, se le dividiamo per 4 abbiamo circa 570 casette, non 3746. 2340 case riparate, non 5190. Sempre bei numeri, sia chiaro, specie se pensiamo al periodo. Ma la precisione è sempre importante, perché senza quella tra 1, 2, 5 o 10 anni ci si ricorderà sempre e soltanto dell’informazione virale che si è fatta circolare, informazione errata. Che alla fine del periodo di ricostruzione siano arrivati ai numeri citati dal Secolo io non lo metto in dubbio, ma il Secolo cita anche una datazione ben precisa che non è quella corretta.

La rete ci aiuta, come avete visto, basta saper cercare un po’ per trovare una fonte affidabile, oltretutto la pagina dell’INGV è interessantissima per i racconti che riporta.

Il Secolo d’Italia aveva evidentemente fatto confusione (ma ad oggi pur con l’ottimo articolo di David Puente che li sbufalava già ad agosto 2016 se ne sono infischiati di correggere, e questo a mio avviso è grave): nel loro articolo fanno distinzione tra alloggi e e casette, poi quando si tratta di tirare le somme gli alloggi diventano magicamente casette, creando una moltiplicazione dei pani e dei pesci, oltre a qualche chiaro errore di cronologia.

Come volevasi dimostrare dal pezzo del Secolo del 2016 sono spuntati svariati soggetti che se ne infischiano se un Puente o un Bufale.net hanno fatto chiarezza, a loro importa solo diffondere l’informazione errata. Sia mai, come dicevamo prima, che in dieci anni quell’informazione errata non diventi la verità. Non è mai troppo tardi per fare Benito santo.

maicolengel at butac punto it

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