Nadal, Sinner e Bagnaia: la bufala del canile dei campioni
La notizia falasa, ma virale, che sfrutta la simpatia per i campioni e l'empatia per gli animali. Ecco perché la storia del rifugio Dogtopia è completamente inventata

I personaggi famosi sono spesso al centro di notizie disinformative, specie quando protagonisti di azioni lodevoli e acchiappalike. La vostra ultima segnalazione sembra confermare questo trend. Un utente ci ha infatti invitato a verificare la veridicità di un post pubblicato dalla pagina Facebook Animali Che Passione, ma riproposta nella medesima forma da più account sia su Facebook che su Instagram.
La caption recita:
Rafael Nadal ha annunciato il suo progetto “Dogtopia”: un centro di 15 ettari in costruzione vicino a Bologna, finanziato con un investimento di 5 milioni di dollari del tennista. Ma Dogtopia sarà molto più di un semplice rifugio: sarà un centro di accoglienza e cura per cani maltrattati, abbandonati o traumatizzati.
Un’iniziativa particolarmente ammirevole, ma purtroppo falsa. L’attività benefica del tennista, famoso per aver finanziato progetti nell’ambito dell’infanzia e dello sport, è gestita principalmente dalla “Rafa Nadal Foundation”, che non ha comunicato in alcun modo la donazione.
Inoltre, facendo un rapido giro su Google, possiamo notare come la stessa identica “notizia” veda come protagonisti altri nomi importanti dello sport. Anche il pilota di MotoGP Francesco Bagnaia e il tennista italiano Jannik Sinner avrebbero messo a disposizione 5 milioni di dollari per aprire un rifugio nei pressi di Bologna. A cambiare di volta in volta nei vari post sui social è solo il filantropo di turno e la lingua utilizzata per la didascalia. I collage di foto sono pressoché identici, stessa immagine di cani creata con l’intelligenza artificiale, stessa entrata della struttura – che in teoria non è stata ancora costruita – che si erge contro un cielo azzurro.
Ed è proprio cercando con Google Lens l’immagine del centro di accoglienza per cani che si scopre un’ulteriore verità. Dogtopia non è affatto un rifugio, ma un franchising di asili a pagamento per animali che offre anche toelettature e corsi di addestramento cinofili, con oltre 250 sedi tra gli Stati Uniti e il Canada, ma neanche una in Italia.
Visitando il loro sito scopriamo che il brand ha un lato no profit: è parte di un progetto che finanzia l’addestramento dei cani da assistenza per ragazzi autistici, ciechi e veterani militari, ma sicuramente non in Italia. Questo elemento, però, potrebbe essere stato sfruttato da chi ha fatto circolare la notizia falsa per creare confusione negli utenti.
Questa bufala, come molte di questo genere, sfrutta la forte empatia nei confronti degli animali e la simpatia per personaggi pubblici conosciuti per la loro dedizione alle cause sociali per attirare like e interazioni, creando una deformazione apparentemente innocua ma che si prende gioco del buon cuore di migliaia di utenti. Inoltre, ed è un punto non da poco, potrebbero incentivare una certa sfiducia nei confronti del mondo della beneficenza creando una certa disillusione anche nei confronti di progetti validi e meritevoli.
Beatrice D’Ascenzi
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