Operaio trova un miliardo di lire

L'ennesimo - letteralmente - articolo che riporta una non-notizia, impossibile da verificare e che richiederebbe qualche essenziale chiarimento

maicolengel butac 12 Giu 2023
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Siamo stati taggati su Twitter sotto a un tweet de La Stampa, questo:

 

Nulla di nuovo, siamo di fronte alla solita non-notizia generata dal solito comunicato stampa inutile pubblicato per riempire le pagine di testate che non hanno a cuore la qualità di ciò che pubblicano, ma solo la sua viralità. Si sa che queste notizie – come quelle sulle morti improvvise – attirano sempre uno specifico pubblico, e di conseguenza click, interazioni e condivisioni; e possono servire anche a fare pubblicità all’associazione che si è occupata di stilare il comunicato. In questo caso nell’articolo online, per fortuna, nomi non ne vengono fatti. Ma ciò non toglie che si tratti di una non-notizia: le regole per cambiare vecchia valuta sono chiare e precise, ed esistono da tempo. La minaccia dell’operaio, sempre che esista, è un sasso lanciato nel vuoto, l’unica cosa che può succedere è che l’uomo debba pagare la parcella di un avvocato per una causa assolutamente inutile.

Dare visibilità a “notizie” di questo genere serve solo a convincere chiunque trovi vecchi buoni postali o simili a contattare associazioni di avvocati che per una cifra (di solito modica) si occupano di preparare un incartamento da inviare alla Banca d’Italia. Incartamento che verrà archiviato, in quanto le regole in merito non prevedono che si possano incassare buoni postali e titoli di stato scaduti.

Tutte cose che il giornalista (o la redazione) che scrive il pezzo dovrebbe sapere bene, e riportare ai lettori, invece che limitarsi al pubblicare la (non) notizia.

Sono anni che ci occupiamo di questi fortuiti ritrovamenti, ne abbiamo scritto così tante volte da esserci dimenticati quante. Quello che è certo è che i primi a farsi pubblicare così sui giornali furono gli avvocati di Agitalia.

Come riportato sul sito della Banca d’Italia:

La Banca d’Italia riceve frequentemente richieste di rimborso o di informazioni riguardo il possibile rimborso di titoli di Stato e buoni postali fruttiferi di vecchia emissione e ormai scaduti.

Al riguardo, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fornito chiarimenti (http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2013/comunicato_0265.html) allo scopo di prevenire l’insorgere nei risparmiatori di aspettative destinate a rimanere deluse e di evitare che questi sostengano inutili spese legali.

Tali chiarimenti, basati su tassative disposizioni di legge che non possono essere derogate, sono così riassunti:

    • la prescrizione per i titoli di Stato e per i buoni postali fruttiferi decorre dalla data di scadenza/rimborsabilità e non dal giorno del loro ritrovamento;
    • in nessun caso tali titoli possono maturare interessi o rivalutazioni monetarie dopo la data prevista per il loro rimborso. Gli unici titoli che prevedono una rivalutazione del capitale sono quelli indicizzati all’inflazione, e comunque solo fino alla data di scadenza e non oltre.

Perché la redazione de La Stampa non lo spieghi è dimostrazione che nessuno ha controllato l’articolo, ci si è limitati a parafrasare un comunicato ricevuto, nulla di più.

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