Operazione Doppelgänger

Un approfondimento a partire dal report "Beyond Operation Doppelgänger" della Lund University svedese

maicolengel butac 19 Mag 2025
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Negli ultimi anni su BUTAC abbiamo parlato spesso di propaganda che arriva dalla Russia, la cosiddetta dezinformatsiya. Il tema riteniamo sia importantissimo per un sito che, come il nostro, cerca di occuparsi del contrasto alla disinformazione. Qualche tempo fa abbiamo tentato di aggiornarvi sull’Operazione Overload, meccanismo subdolo e al tempo stesso geniale sfruttato per distrarre i media e i fact-checker internazionali inondandoli di segnalazioni di false “fake news”.

L’operazione

Oggi vi vogliamo raccontare quello che potremmo definire un altro capitolo di questa immensa macchina disinformativa, l’Operazione Doppelgänger, in occasione della pubblicazione del report “Beyond Operation Doppelgänger”, che potete trovare qui in .pdf, e che porta le prestigiose firme della Lund University e dalla sua Psychological Defence Agency.

Inizialmente, da alcuni media, l’organizzazione dietro Doppelgänger era stata presentata come la nuova IRA (Internet Research Agency), che tra il 2013 e il 2023 era stata la punta di diamante della disinformazione russa. Il report svedese invece spiega chiaramente che anche questa “operazione” non è il fulcro della propaganda russa, ma solo uno dei tanti tasselli di questa immensa macchina della disinformazione che da anni inquina l’informazione globale.

Beyond Operation Doppelgänger ci racconta cose che avevamo già visto con l’Operazione Overload: a chi disinforma (i russi) non importa se si parla male o bene di loro, basta che se ne parli. L’unico obiettivo è quello di penetrare il flusso delle news con notizie distorte o direttamente false, poco conta se quelle notizie verranno scambiate per vere o verranno subito smascherate: l’importante è che vengano riportate e amplificate. Con Overload venivano inondate le redazioni dei media internazionali di mail di segnalazioni (false), con Doppelgänger invece vengono creati doppioni di testate giornalistiche che diffondono queste stesse notizie o doppioni dei profili social di famosi media e influencer.

Noi stiamo continuando a evitare di trattare le tante segnalazioni che ci arrivano grazie a questo genere di “operazioni speciali”. Ultimamente ne riceviamo quasi una al giorno:

Ogni mittente della lista qui sopra è un fake, ogni messaggio riporta notizie false, spesso al momento della segnalazione dalla scarsa o inesistente circolazione. Beyond Operation Doppelgänger spiega che dietro alla gestione di queste e altre notizie di disinformazione e propaganda ci sarebbe ora la SDA (Social Design Agency), che sarebbe appunto la nuova IRA. SDA sfrutta ogni articolo che cita qualcuna delle informazioni diffuse grazie a questi eserciti di troll e bot e lo riporta al Cremlino come “prova dell’impatto” che le loro strategie comunicative stanno portando avanti.

Un importante investimento

Il report stima un investimento annuo di 600 milioni di euro in questa rete, che va ben oltre la stessa SDA: si stima difatti che esista una fitta costellazione di aziende semi-private (dall’involontariamente comico acronimo ANO – Autonomous Non Profit o Non Commercial Organisations): spin doctor digitali, brand di notizie creati ad hoc, e influencer in affitto. Non servono più Sputnik o Russia Today. Oggi c’è un ecosistema che sa parlarti come vuoi, nella lingua e nello stile che preferisci. Un ecosistema che colpisce singoli Paesi (quando non addirittura singole minoranze etniche o linguistiche), come in precedenza abbiamo visto con le elezioni tedesche, ora lo si vede con quelle polacche e in passato con quelle in Italia.

Peccato se ne continui a parlare pochissimo.

Marketing adattativo

Per ogni target c’è un contenuto studiato. E se non funziona? Si cambia e si riprova. È marketing adattivo, non solo propaganda ideologica.

Il punto centrale del rapporto è appunto che ogni debunk, ogni denuncia, è già stata prevista ed è parte dell’effetto voluto; probabilmente vi rientrerà anche questo articolo che state leggendo. L’errore più comune fatto da alcuni giornalisti (e anche qualche collega fact-checker) è stato quello di trattare i siti che diffondono questo genere di disinformazione come singoli contenuti da confutare. Perdere tempo dietro i singoli, invece che mostrare ai lettori l’immensità della macchina disinformativa, è un po’ come guardare il dito che indica la Luna.

Il messaggio importante che continuiamo a ripetere ogni volta che possiamo è che inseguire le singole notizie disinformative generate da queste realtà è un esercizio di stile assolutamente inutile. Occorre mostrare le strategie dietro a questa propaganda; il rischio, altrimenti, è quello di fare solo da cassa di risonanza a chi sta cercando di manipolare la percezione del pubblico.

Cosa possiamo fare?

Il rapporto “Beyond Operation Doppelgänger” ci dice una cosa importante: la Russia ha imparato a vendere anche i propri insuccessi come trionfi. Ed è brava a farci lavorare per lei. Overload e Doppelgänger non sono solo operazioni, sono strategie vincenti. E finché non impariamo a ignorarle, a disinnescarle, e ridefinire i nostri criteri di successo, continueremo a finire nella trappola.

Quello che dovrebbe essere un imperativo, per i Paesi che non vogliano cascare in questo genere di disinformazione, è prendere a esempio la Svezia.

La Svezia e la disinformazione

In Svezia l’approccio alla lotta alla disinformazione è una cosa seria: non nascondono di essere da anni nel mirino della propaganda e hanno messo in piedi un approccio articolato su più fronti per evitare che i propri cittadini vengano risucchiati in narrative dannose per la società.

Tra di esse:

🔹 Sensibilizzazione del pubblico – Il governo e la Psychological Defence Agency svedese invitano i cittadini a fare attenzione a non diffondere informazioni false o fuorvianti, spiegando come riconoscerle e verificarle.

🔹 Rafforzamento della Psychological Defence Agency – L’agenzia ha il compito di individuare e contrastare le influenze informative ostili, soprattutto quelle provenienti dall’estero, e sta potenziando le proprie capacità operative.

🔹 Collaborazione internazionale – La Svezia lavora con altri Paesi, come gli Stati Uniti, per contrastare la disinformazione e le attività di influenza straniera.

🔹 Condivisione responsabile delle informazioni – I cittadini sono incoraggiati a riflettere prima di condividere contenuti, soprattutto se provocano reazioni emotive forti, e a farlo solo se la fonte è affidabile.

🔹 Focus sulle influenze esterne – L’attenzione principale è rivolta alle minacce esterne e agli attacchi informativi che possono minare la sicurezza nazionale.

🔹 Verifica delle fonti – Si raccomanda sempre di verificare le notizie su più fonti, soprattutto in caso di eventi gravi, utilizzando anche i canali ufficiali del governo.

Nel nostro Paese questo si fa poco e male, e difatti capita che perfino telegiornali nazionali caschino nella disinformazione; basti pensare al caso del TG2 che raccontò di come proprio in alcune aree della Svezia fosse in vigore la Sharia a causa dell’elevato numero di immigrati. La redazione fu costretta a chiedere le scuse ufficiali all’Ambasciatore svedese in Italia. Il direttore del TG2 all’epoca era Gennaro Sangiuliano, che nel 2022 il governo Meloni decise di mettere alla guida del Ministero della Cultura – ma dopotutto da noi nessun governo ha mai riconosciuto pubblicamente che esista un problema, dovrebbe bastare questo per capire la differenza d’approccio tra noi e la Svezia.

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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