Nerone e i putiniani, capitolo uno

Analizziamo insieme il libro "Disinformazione" di Alessandro Orsini, dal primo capitolo

maicolengel butac 17 Mar 2026
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Come vi avevo promesso ecco una disamina di quanto scritto nel libro di Alessandro Orsini dal titolo:

Disinformazione. La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali

Il libro – che da ora in poi, per semplicità, chiameremo solo Disinformazione – è diviso in capitoli, pertanto ho pensato sia molto più semplice procedere a una disamina a puntate, capitolo per capitolo, concentrandoci oggi sul primo dei cinque capitoli che lo compongono: Nerone e i putiniani.

Nel primo capitolo Orsini sostiene una tesi ambiziosa, ovvero che la manipolazione dell’opinione pubblica sulla guerra in Ucraina non venga dalla Russia, ma dai vertici politici e mediatici italiani. Infatti l’Italia, secondo Orsini, sarebbe uno Stato satellite degli Stati Uniti, e pertanto rifletterebbe le posizioni di Washington. Nel primo capitolo però la tesi non viene dimostrata in alcun modo.

Il capitolo si apre con un’accusa nei confronti di Mario Draghi di cui ci siamo già occupati nel primissimo articolo di questa serie. Ma l’altra cosa che onestamente mi ha fatto sorridere è il parallelo che fa Orsini tra lui e i cristiani sotto Nerone. Il parallelo è suggestivo ma non regge: i cristiani erano innocenti perseguitati con la violenza fisica dello Stato. Orsini invece ha pubblicato un libro, ha un contratto editoriale, compare in televisione e viene invitato ai festival: non lo vedo proprio indicato a ricoprire il ruolo del cristiano perseguitato dal cattivo Nerone/Draghi.

Meloni e Crosetto protagonisti

Il passaggio centrale del primo capitolo riguarda Giorgia Meloni e il Ministro della Difesa Guido Crosetto. Su Meloni in particolare Orsini cita una sua dichiarazione alla Camera dei Deputati rilasciata a marzo 2025. In quell’occasione Meloni, rispondendo a Fratoianni, diceva:

Si diceva che io parlassi di vittoria rispetto alla guerra in Ucraina. Non credo di aver mai usato la parola vittoria rispetto alla guerra in Ucraina. Io ho sempre detto che quello che dovevamo fare era garantire la deterrenza necessaria ad arrivare alla pace.

Orsini la cita in quanto Meloni, come verificato anche da Pagella Politica, ha mentito: la parola “vittoria” l’ha usata eccome in diverse occasioni ufficiali. Il problema è il passaggio successivo che fa Orsini, visto che da questa contraddizione deduce che il governo italiano avrebbe praticato disinformazione sistematica sull’intera guerra. Ma la disinformazione richiede di incontrare due criteri precisi: informazioni false, diffuse consapevolmente con l’intenzione di ingannare. Il fatto che una leader politica come è Giorgia Meloni riveda il proprio linguaggio quando cambia il vento è un fenomeno documentato in quasi ogni conflitto della storia: è opportunismo comunicativo, non necessariamente una strategia di manipolazione di massa o disinformazione che dir si voglia.

Per quanto riguarda Crosetto, il titolo del paragrafo a lui dedicato è Crosetto ovvero l’arte di mentire: un titolo forte, ma è evidente l’acredine tra i due. L’episodio che viene citato è la polemica risalente a luglio 2023, quando il ministro criticò pubblicamente gli organizzatori del Giffoni Film Festival per aver invitato Orsini a parlare ai giovani. Orsini usa questo episodio come prova che chi mette in discussione la narrativa dominante viene sistematicamente marginalizzato. Peccato che chiunque abbia seguito il dibattito pubblico italiano degli ultimi anni sa che Orsini di spazio mediatico ne ha e ne ha avuto, e non poco. Oltre al fatto che quella di Crosetto era appunto una mera critica: a Orsini non fu impedito di parlare. Presentare una critica pubblica di un ministro come prova di un sistema di controllo del dibattito, quando la tua presenza all’evento non fu minimamente ostacolata, è difficile da sostenere.

La NATO e la “strategia di sconfitta della Russia”

Nel capitolo inoltre viene suggerito che Stati Uniti e NATO avrebbero perseguito l’obiettivo esplicito di sconfiggere la Russia sul campo di battaglia usando l’Ucraina come strumento di questa sconfitta. Anche in questo caso Orsini presenta la sua ricostruzione come fatto, quando invece è solo la sua interpretazione dei fatti. Le posizioni ufficiali dei governi occidentali sono quelle di sostenere l’Ucraina nella difesa del proprio territorio e al massimo di ridurre la capacità militare russa nel condurre eventuali ulteriori aggressioni. Non c’è alcuna evidenza di una strategia esplicita di “sconfitta della Russia”. Chissà, magari nei capitoli successivi Orsini porterà prove di questa sua tesi; finora non l’ha fatto.

Lo Stato satellite

Arriviamo infine all’affermazione che l’Italia sarebbe uno Stato satellite degli Stati Uniti. Secondo il dizionario De Mauro di Internazionale:

stato satellite

loc.s.m.
TS stor.,
s. dominato dall’influenza politica, economica, ideologica e, talvolta, culturale di una potenza principale, spec. con riferimento ai paesi dell’Europa orientale nei loro rapporti con l’Unione Sovietica prima del crollo del comunismo

Applicare questo termine all’Italia contemporanea come satellite degli Stati Uniti richiederebbe prove che nel capitolo non vengono presentate in alcun modo. Sia chiaro: che nel dibattito sulla guerra in Ucraina sia stata sfruttata propaganda anche da parte occidentale è sicuramente vero, noi stessi ci siamo occupati in alcune occasioni di disinformazione a favore dell’Ucraina. Come accade in tutti i conflitti il discorso pubblico viene influenzato da fattori esterni e interpretazioni dei fatti che possono essere divergenti a seconda di chi le fa. Ma dimostrare l’esistenza di bias mediatici è cosa molto diversa dal dimostrare una disinformazione sistematica orchestrata dai vertici dello Stato come nel caso dello Stato satellite che sostiene Orsini.

Concludendo

Il primo capitolo del libro di Orsini presenta una narrazione coerente, ma sfrutta argomenti decontestualizzati, e le conclusioni a cui arriva l’autore si reggono più su interpretazioni politiche e selezioni di citazioni che su solide prove. Il risultato è una ricostruzione sicuramente suggestiva, che piacerà ai suoi follower, ma metodologicamente fragile.

Tra qualche giorno prossimo capitolo: Manipolazioni e organizzazioni. Già dal titolo ho l’acquolina in bocca.

maicolengel at butac punto it

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