Per combattere le bufale partiamo dalla pubblicità

Una riflessione sull'importanza della pubblicità responsabile nella lotta contro la disinformazione

maicolengel butac 27 Mar 2019
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L’hobby che mi sono scelto qualche anno fa mi porta a visitare svariati siti di testate giornalistiche. Quotidianamente mi ritrovo su siti anche di testate blasonate, che oltre ai loro normali articoli hanno tanta pubblicità. Potrei dire che non è invasiva, visto che si nasconde confusa in mezzo alle vere news, ma sbaglierei. Perché proprio il fatto che quelli annunci siano “nascosti” è uno dei motivi per cui la maggioranza degli utenti non capisce che sia pubblicità. Da desktop la cosa è un filo più facile, ma da mobile bisogna stare molto attenti a cosa si clicca.

Vi faccio un esempio, senza nominare la testata.

Quelle sopra sono tutte pubblicità che mi sono apparse leggendo un singolo articolo. 14 banner pubblicitari che giocano sull’aspetto praticamente uguale agli altri articoli che sono presentati dalla testata. Decisamente facile che un utente si confonda e clicchi su uno di quelli invece che su un vero articolo del giornale. Tra pubblicità truffa e pseudo medicina, inviti a farsi prestare soldi e inviti a investirne…

Voi lo capite che così il lettore è spiazzato?

Sia chiaro, anche su BUTAC abbiamo avuto pubblicità simili, per un brevissimo periodo tra il 2015 e il 2016. Non capivo come riuscire a coprire le spese del sito e le ho provate tutte, poi alla fine ho compreso che quella non era la strada giusta. Vedere siti noti, letti da centinaia di migliaia di persone ogni giorno, infarciti, specie nelle loro versioni mobile, di pubblicità di questo tipo mette una certa tristezza. Significa che non si sono trovate altre vie per raggranellare i soldini necessari a mandare avanti la redazione.

Non dico sia facile, ma si deve chiedere a chi fornisce la pubblicità di smettere di inserirci dentro la merda. Perché molti di quei link sono veramente il peggio del peggio che la rete possa offrire. Sono tutti facili clickbait, che portano nella maggior parte dei casi a articoli completamente inutili, ma in altri casi aprono davvero le porte alla truffa sul web.

Vedete, annunci del genere sono sempre esistiti, ma di solito stavano nella sezione annunci economici a fondo giornale, e spesso non venivano pubblicati dalle grandi testate, se non nelle edizioni locali. Oggi invece lo stesso genere di annunci appare all’interno di articoli nazionali su testate mainstream. Davvero non si può fare nulla? davvero quel soldino guadagnato in più vale lo sdoganamento della fuffa?

Persino Google permette dei filtri per cercare di evitare di avere questo genere di pubblicità sui siti, perché testate lette da così tanta gente non si adeguano e inseriscono filtri per limitare la fuffa? Oddio qualche filtro probabilmente ce l’hanno, non vedo pubblicità al viagra, ma non basta. Bisogna fare quel passetto in più per aiutare ancora meglio il lettore.

Sarebbe bello che perlomeno le testate registrate ci provassero, magari con l’aiuto dell’Ordine dei giornalisti, o della Federazione Nazionale della Stampa.

Chissà…
maicolengel at butac punto it
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