“Provax cornuti e contenti”
Post che nella sostanza sono solo concentrati di disprezzo, rabbia e autogiustificazione, ma vengono passati come racconto di fatti oggettivi

A inizio mese ci avete segnalato un post apparso sulla bacheca di una farmacista che si firma con nome e cognome. Il testo del suo post, pubblicato il 2 gennaio, recita:
PROVAX?
CORNUTI E CONTENTI ..
Sono esattamente come l innamorato cornuto a cui spieghi le cose ma lui non vuole sentire e ti odia a te. Loro sono così.
Psicologicamente un po’ li capisco: come si fa ad ammettere di essere così coglioni da aver fatto tre dosi prima di capire che non serviva ad un cazzo?
Da copertura salvavita al 97 % a danni al sistema immunitario.
Se ci pensate è durissima da accettare.
Il desiderio di coerenza é fortissimo ed ammettere di essere coglioni non è facile.
E i coglioni hanno anche firmato.
Non si sono fermati a pensare che chi li iniettava era coperto con uno scudo penale ad hoc?
Non hanno avuto il dubbio che l l’inculata era servita?
Non c’è molto da verificare in questo post: è un concentrato di disprezzo, rabbia e autogiustificazione, non una sequenza di fatti. È l’opinione di una farmacista che oggi non risulta più iscritta all’Albo unico nazionale e la cui farmacia, almeno secondo Google, risulta chiusa definitivamente.
Ma è proprio perché qui non siamo davanti a un singolo scivolone verbale che il profilo della dottoressa diventa interessante. La sua bacheca è un catalogo ordinato di tutto ciò che il mondo novax ha prodotto in questi anni: terapie miracolose, integratori “anti-spike”, narrazioni tossiche su vaccini e Covid, vittimismo, disprezzo per chi non si “allinea” a queste narrazioni, e un costante sottinteso commerciale.
Non posso analizzare ogni contenuto della sua bacheca perché ne genera a flusso continuo (comportamento che si ritrova spesso in questo genere di profili); ci limitiamo a due post apparsi nelle ultime ore. Il primo ci mostra un’immagine di un flacone (generato con l’IA, direi a colpo d’occhio) con scritto sopra ZERO SPI-KE:

Accompagnato da questo testo: PER CHI SI È PENTITO IL PRODOTTO IO L HO FORMULATO… fatto in Italia e notificato al ministero ovviamente. Chi è interessato mi può scrivere su WhatsApp al 3314501323
Siamo di fronte al classico integratore che combina sostanze comunissime e gettonatissime nel mondo anti-vax: NAC, bromelina, quercetina, lattroferrina, zinco, selenio, nattokinasi, meliloto, desmodio. Tutta roba che ha effetti blandi e generici (antiossidanti, antinfiammatori, supporto aspecifico) e che, ovviamente, non ha mai dimostrato di degradare la proteina spike nell’organismo umano.
L’idea che esista qualcosa che possa degradare o rimuovere la proteina spike non è altro che una narrazione creata apposta per vendere prodotti – innocui, sia chiaro – e guadagnarci sopra. La spike, come già spiegato più e più volte, non è una tossina persistente che va “lavata via”. Dopo un’infezione (o un vaccino) viene prodotta per un tempo limitato e poi viene normalmente smaltita dal nostro metabolismo, come qualsiasi altra proteina. Siamo di fronte a un prodotto che viene venduto come antidoto contro una minaccia immaginaria, e che funziona benissimo contro una sola cosa: la paura. Perché – ed è qui che arriviamo al secondo contenuto – la paura è la prima cosa che viene diffusa da profili come quello della farmacista in esame.
E qui veniamo al secondo contenuto (lunghissimo) che voglio mostrarvi, un wall of text senza fine:
ROVINATI CON UNA BRODAGLIA SPERIMENTALE DI MERDAFuori da ogni buon senso farmaceutico.Ancora oggi si capisce dai commenti che non hanno capito che il vaccino Covid è una tecnologia mai davvero utile e mai davvero sperimentata.Facciamo un riassunto che voi Novax potete usare per tappare la bocca a sti ritardati.
Prima del 2020: cos’era davvero la tecnologia mRNA. (Immagini allegate)
Nei documenti ufficiali di sviluppatori e autorità regolatorie, depositati presso la SEC, l’mRNA veniva descritto come una tecnologia nuova e sperimentale, ancora in fase di sviluppo:
-una piattaforma nuova, senza precedenti di approvazione per prodotti allora in sviluppo-assenza di uno storico clinico consolidato, in particolare in ambito vaccinale-mancanza di protocolli definitivi per studi vaccinali su larga scala-supportata da studi clinici prevalentemente di Fase 1, con dati limitati nel tempo-sviluppata soprattutto come approccio terapeutico di tipo genetico, spesso personalizzato, su soggetti specifici e gruppi piccoli, sottoposti a monitoraggio attento e continuo (ad esempio in oncologia)A livello regolatorio, l’mRNA veniva trattato con particolare cautela, perché introduceva un meccanismo biologico nuovo, mai utilizzato prima su vasta scala. Per questo era considerato una piattaforma sperimentale in fase di sviluppo, pensata per contesti controllati e numeri ridotti.
Era molto lontana dall’avere basi sufficienti per rappresentare un vaccino conosciuto e consolidato, e ancor più lontana dall’essere impiegabile in una vaccinazione di massa globale su persone sane.
Il tempo è l’unico vero metodo scientifico per arrivare ad un vaccino funzionale
Proprio perché sperimentale, la piattaforma mRNA necessitava ancora di un lungo periodo di sviluppo, monitoraggio e raccolta dati. Un’esigenza ancora più stringente considerando che si trattava di un vaccino.
Un vaccino è uno degli interventi medici più complessi, perché viene somministrato a persone sane e interviene in modo profondo e duraturo sul sistema immunitario.
Per questo motivo, lo sviluppo dei vaccini tradizionali è storicamente uno dei processi scientifici più lunghi e rigorosi. Non perché la scienza sia lenta, ma perché il tempo è parte integrante del metodo scientifico.
Nel percorso classico:
-dalla Fase 1 alla Fase 3 servono spesso 6–10 anni-la reale comprensione di un vaccino arriva dopo 15–20 anni o piùAnche le fasi cliniche sono una formalità:
-Fase 1: sicurezza preliminare-.Fase 2: dosaggio ed efficacia iniziale-Fase 3: conferma su larga scalaIl numero dei soggetti conta, ma non basta: ciò che rende scientificamente valido un vaccino è la riproducibilità dei risultati nel tempo.
Il 2020: l’arrivo della pandemia
Nel 2020 arriva la pandemia di COVID-19 e non esisteva alcun vaccino pronto.
Nessuno. Né tradizionale, né a mRNA, né con dati consolidati per quella malattia.I documenti di riferimento del mRNA restavano quelli precedenti, sostanzialmente invariati rispetto al 2018, in cui la piattaforma era ancora di fatto in Fase 1, quindi estremamente immatura per affrontare una pandemia globale.
La lacuna più grande non era solo il tempo, ma anche l’esperienza:
-mai usata su larga scala-mai somministrata a milioni o miliardi di persone saneL’emergenza e la decisione
In un contesto di fortissime pressioni cliniche, sociali, politiche ed economiche, chi doveva gestire l’emergenza aveva un obiettivo chiaro: presentare rapidamente al mondo un vaccino.
Di conseguenza, si è deciso di portare la piattaforma mRNA dalla Fase 1 alla Fase 3 in pochi mesi.
È stata una scelta emergenziale sul piano politico, ma scientificamente fragile e metodologicamente disperata per assenza di un reale tempo di sviluppo.
Accelerazione emergenziale
Ricapitolando, nel 2020 non esisteva alcun vaccino mRNA approvato, non esisteva uno storico clinico consolidato e non erano disponibili dati di medio e lungo termine; la piattaforma mRNA si trovava ancora nelle fasi iniziali di sperimentazione clinica. I primi studi clinici sui vaccini mRNA contro COVID-19 iniziano proprio nel 2020 e vengono accelerati fino al raggiungimento della Fase 3 nell’arco di pochi mesi per essere autorizzati.
Questa accelerazione ha comportato:
-sovrapposizione delle fasi cliniche-arruolamenti rapidi e in larga parte casuali-procedure regolatorie accelerate e superficialiQuesto ha consentito l’uso del vaccino nella pandemia, ma non ha reso la tecnologia mRNA scientificamente matura sotto il profilo dell’efficacia e della sicurezza.
L’mRNA ha attraversato le fasi cliniche come una persona raccomandata che supera gli esami per spinta esterna, non per una reale e completa acquisizione delle competenze richieste.
Il vero limite: il tempo
Gli studi di Fase 3 del vaccino mRNA hanno dunque coinvolto 30.000–40.000 soggetti.
Un numero superiore allo storico mRNA, ma ancora basso rispetto agli standard dei vaccini tradizionali.In quei pochi mesi si poteva osservare solo questo:
-breve termine (≈ 3 mesi): osservazione parziale e limitato-medio termine (3–12 mesi): dati quasi assenti-lungo termine (anni, 10–15): dati inesistentiQuesto non è un’opinione, ma un limite biologico.
Il consenso informato
I moduli di consenso riflettevano la conoscenza ancora limitata sulla sicurezza del vaccino mRNA.Nei vaccini tradizionali maturi, gli eventi avversi sono estremamente rari. Nel vaccino mRNA, invece, già nei documenti iniziali comparivano frequenze elevate:
-molto comuni (≥ 1 su 10)-comuni (≥ 1 su 100)-non comuni (≥ 1 su 1.000)Per gli eventi avversi gravi, i documenti elencavano solo alcuni casi noti, specificando che altri potevano emergere nel medio e lungo termine, senza sapere quali, per semplice mancanza di tempo.
Applicare queste frequenze a una vaccinazione su scala globale significa accettare numeri assoluti enormi di eventi avversi, anche se apparentemente banali; dal punto di vista metodologico, questo è scientificamente insostenibile.
La parte più grave: gestione politica e mediatica
La scienza, con tutti i suoi limiti, è stata quella che era. La responsabilità maggiore, però, sta nella gestione politica e nella comunicazione pubblica.
In pochissimo tempo si è passati dall’emergenza all’obbligo. Un prodotto con dati limitati e ancora immaturi è stato presentato e imposto come soluzione universale, senza distinguere contesti, rischi individuali e limiti conoscitivi.
A livello mediatico il messaggio è stato fortemente a senso unico:
-non si è spiegata la complessità;-non si sono chiariti i limiti reali dei dati;-non si è fatta vera educazione scientifica.Il vaccino è stato raccontato come completamente sicuro, completamente conosciuto, scientificamente definitivo. Cosa che non era nel 2020 e che non può esserlo nemmeno oggi.
In questo contesto è legittimo interrogarsi anche sui conflitti di interesse: parliamo di miliardi di euro che hanno ruotato attorno a questa campagna, un fattore che avrebbe richiesto ancora più trasparenza, non meno.
Il dibattito scientifico negato
Medici e ricercatori che sollevavano dubbi metodologici, chiedevano prudenza e ricordavano i limiti oggettivi dei dati disponibili non stavano facendo propaganda, ma scienza.
Molti di loro cercavano di analizzare, rielaborare e comprendere quegli stessi dati limitati, producendo studi, revisioni e interpretazioni per dare un senso a ciò che era ancora incompleto.
Tuttavia, in un clima mediatico dominato da un pensiero unico, queste posizioni sono state etichettate, delegittimate e ridotte a “no-vax”, “antiscientifiche” o “complottiste”.
Non perché fossero infondate, ma perché la critica non era ammessa e la consapevolezza non doveva essere divulgata.Ed è qui che il sistema ha mostrato la sua parte più marcia, non nel limite dei dati, ma nel rifiuto del confronto.
ConclusioneQuesta non è una storia di complotti.È una storia di scienza sotto pressione, di scelte emergenziali, di limiti oggettivi e di dibattito soffocato.Capire come l’mRNA sia passato da tecnologia sperimentale a vaccino globale in pochissimo tempo serve a restituire consapevolezza.Perché la vera scienza non è fede e non ha paura del dibattito.Così come 1 + 1 = 2 non teme il confronto da migliaia di anni, ciò che è dimostrato resta tale;ciò che non lo è va discusso e sviluppato, non censurato.La libertà di scelta non dovrebbe mai essere negata. Ed è ancora più legittima quando i limiti sono ben noti, dichiarati e documentabili.
Chiunque dotato di spirito critico è in grado di rendersi conto che qui non siamo di fronte a un’analisi di tipo scientifico, come magari ci si dovrebbe aspettare da una che si firma farmacista, ma solo a un lungo testo creato apposta per spaventare. Funziona perché fa una cosa molto semplice: malinforma. Lo fa mescolando frammenti di testo veri e plausibili a un testo emotivo nato per parlare alle pance di chi legge, non alle teste. Si parte da cose reali: le fasi cliniche, i tempi della ricerca, il fatto che l’mRNA fosse una tecnologia giovane. Poi si aggiungono dettagli, elenchi, riferimenti a documenti, Fase 1, Fase 3, consenso informato. Il lettore viene immerso nella nebbia della malinformazione. E il succo di tutto il muro di testo è semplice: ti hanno usato come cavia, ti hanno mentito, ti hanno tradito. Spaventare, quello è l’unico scopo di un muro di testo del genere. Spaventare chi si fa suggestionare, che poi spesso sono gli stessi acquirenti di altri prodotti venduti in farmacia da farmacisti ben lieti di convincerci a comperare acqua e zucchero pagandola cifre stratosferiche.
Quando riescono a convincerci che qualcuno ci ha usato come cavia, allora sì che siamo spaventati e ben disposti a comperare prodotti che possano servire farci stare bene. E guarda caso basta scrollare pochi post per leggere:
HO CENTINAIA DI RECENSIONI POSITIVE di persone che hanno preso i miei prodotti.
Ho formulato 28 integratori per le necessità più disparate.
Se vuoi vedere il mio catalogo mi puoi scrivere su WhatsApp al 3314501323.
Ovviamente sono tutti fatti in Italia e autorizzati dal ministero.
Un minuscolo appunto: l’autorizzazione del Ministero per gli integratori serve solo a certificare che “male non fanno”, non che possano dare i risultati promessi; speriamo che questa cosa sia chiara una volta per tutte.
Non crediamo di poter aggiungere altro.
redazione at butac punto it
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Immagine in evidenza di Mika Baumeister su Unsplash