Sardine, diritti e provocazioni

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Qui nessuna sbufalata, ennesimo editoriale. Si vede che il periodo natalizio mi rende ciarliero.

Se siete sul sito solo per le bufale andate qui.


Mi avete segnalato un video apparso sulla pagina del direttore di Radio Padania e Il Populista, nel video lui stesso va in giro a chiedere a dei partecipanti a una manifestazione delle sardine cosa ne pensino di una frase, che lui attribuisce a Matteo Salvini. Si tratta di una chiara provocazione travestita da intervista, sulla falsariga di quelle viste negli scorsi mesi su alcune testate giornalistiche online.

La frase nell’occhio del ciclone è questa:

…grazie ai nostri padri e madri, nonni e nonne, avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.

Ovviamente, come c’era da aspettarsi, tutti quelli che l’hanno sentita l’hanno definita fascista e antidemocratica. La frase, evidenzia il direttore di Radio Padania, viene dal Manifesto delle sardine! Non sono qui per commentare il video. Non servirebbe a nulla, il video è vero, è evidente che nessuno degli intervistati ha letto il manifesto delle sardine, o comunque non da ricordarselo per bene. La frase estrapolata dal suo contesto la commento solo arrivati alla fine.

Vorrei mi accompagnaste per qualche minuto.

Il manifesto

Prima di tutto occorre che tutti abbiate letto il suddetto manifesto, (se lo conoscete già potete andare alle mie considerazioni qui):

Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.
Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.
Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.
Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.

Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.
Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.

Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.
Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e madri, nonni e nonne, avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.

Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.

Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo sardine libere, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto.

“E’ chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare”.

Firmato “6000 sardine”

La frase incriminata c’è, è bella evidente. Estrapolata dal suo contesto suona ancora più minacciosa. Si sta facendo riferimento allo strapotere online di una certa disinformazione populista. Non è una proposta di legge da parte di un partito, allora sì che ci sarebbe qualcosa da contrastare. È una dichiarazione d’intenti da parte di “6000 sardine” che sostengono che da oggi cominceranno a contrastare quella disinformazione online. Lo spiega bene il passaggio successivo.

Contrastare il populismo in rete

Purtroppo contrastare disinformazione con corretta informazione è un lavoro duro, e per farlo con successo necessita di una struttura, struttura che manca totalmente a un movimento di piazza senza una vera identità. Fare nascere mille o diecimila pagine e blog che passano un’informazione con quei toni per difendersi dalla disinformazione dall’altra parte non è la via per cambiare le cose. Anche perché in certi casi quei toni sono quelli che rischiano di allontanare fin da subito chiunque non la pensa come voi. Un movimento di questo genere deve essere il più possibile inclusivo, partire da obbiettivi che possano davvero essere condivisi da tutti.

Per contrastare il populismo della rete, per riappropriarsi di spazi virtuali colonizzati dalla generica disinformazione non basta un proclama.  Soprattutto serve spirito critico, serve riconoscere l’avvelenamento del pozzo da entrambe le sponde del fiume. Evitare assolutamente il tifo, quello lasciamolo negli stadi e nei palazzetti. Mentre invece, purtroppo, abbiamo già visto come in alcune occasioni le stesse sardine siano cadute in quell’odio e quella rabbia che dovrebbero combattere e contrastare. La rabbia e l’odio lasciateli alle bestie.

Era ora!!!

Lo ammetto, ho apprezzato molto il passaggio:

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.

Sarebbe bellissimo vedere nuove facce affacciarsi anche nel mondo della corretta informazione. Ce ne è un grande bisogno, ma vi avverto, è un lavoro di merda, non pagato e anzi spesso necessita di fondi per pagare spese legali e tool che tengano su baracca e burattini. E ogni giorno ci si sorprende delle bassezze di una certa controinformazione.

Siate diversi, ma siatelo per davvero!

Siate un movimento di diversamente indignati, seguite il manifesto di #ParoleOstili, fatelo vostro. E quando discutete sui social fatelo sempre dopo averci pensato due volte, dopo aver verificato quanto state per dire. Solo così contrasterete in parte quell’odio e quella rabbia che da anni imperversano sulla rete italiana (e magari un giorno riusciremo a farlo anche su quella internazionale).

La violenza verbale, l’odio, la denigrazione lasciatele perdere. C’è già qualcuno che con quelle armi fa meglio di voi, batterli sullo stesso piano è praticamente impossibile, e a mio avviso sbagliato.

E comunque è vero!

Il diritto a dire quello che ci pare è sacrosanto, ma non esiste nessun diritto ad avere una platea che ci ascolti. Non capirlo e commentare la frase sostenendo che sia fascista o antidemocratica fa parte del problema. Anche da parte di chi l’ha usata come provocazione sostenendo che sia comunque una frase violenta. Non lo è. Il diritto ad avere chi ci ascolta ce lo si guadagna col tempo, e non sempre perché si è onesti, a volte anche solo perché si ha qualcuno di bravo a scrivere, e condividere, i testi.

Se mi avete letto fin qua, grazie, di cuore.

maicolengel at butac punto it

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