Le narrazioni di guerra – la scuola di Minab
Cerchiamo nuovamente di fare chiarezza sulle notizie che arrivano da scenari di guerra

In tanti ci avete chiesto una verifica sulla notizia della scuola bombardata a Minab, verifica che, banalmente, non possiamo fare. BUTAC, come sanno molti di voi, è un blog, scritto principalmente da me, che vivo a Bologna, con qualche collaboratore esterno. Non abbiamo reporter sul campo, non abbiamo accesso diretto alle fonti locali, non possiamo toccare con mano. E lo stesso vale per la maggior parte di chi, in questi giorni, ha rilanciato la notizia o la sua smentita. Ed è proprio questo il punto.
Come ripetiamo da anni, quando si parla di notizie provenienti da territori in guerra la regola dovrebbe essere semplice: in assenza di verifiche dirette, si riportano le versioni ufficiali delle parti coinvolte specificando chiaramente che si tratta di dichiarazioni di parte. Le testate più serie fanno così, di conseguenza in Italia, troppo spesso, questo non succede. Si soffia sul fuoco, si prende per buona la versione proveniente dalla parte che sosteniamo, oppure si dà per assodato ciò che è ancora oggetto di verifica e, nel caso, si corregge dopo.
Nel caso di Minab circolano due narrazioni. La prima riprende quanto riportato dai media iraniani: una scuola sarebbe stata colpita durante un raid israeliano, con numerose studentesse morte. La seconda è quella del corrispondente dalla Turchia di Radio Radicale, Mariano Giustino, che su X prima nega categoricamente che la scuola sia stata colpita, parlando di notizia falsa, e successivamente pubblica una precisazione in cui sostiene che la scuola sarebbe stata sì colpita, ma da un razzo iraniano lanciato per errore da una base dei pasdaran vicina. Questi i suoi due post, pubblicati a distanza di un giorno. Il primo del 28 febbraio:
ATTENZIONE! Vi prego di non seguire la notizia della scuola a Minab che sarebbe stata colpita da un missile durante gli attacchi aerei israelo-americani e che avrebbe provocato decine di studenti morti. È FALSO! Fate circolare, per favore, anche sui media televisivi in #Italia che seguono troppo le veline del regime. Ebbene, il video che circola in rete non riprende la scuola di Minab. La scuola di Minab era un noto scudo umano perché attorno ad essa era stata costruita una base navale dei guardiani della rivoluzione sul viale Rasalat, vicino alla Brigata Asaf. La base navale è stata colpita, ma non la scuola. Aggiornamenti a breve…
Questo del giorno dopo:
PRECISAZIONE: La volete smettere di diffondere notizie FALSE? Siete penosi! Vi prego di far circolare! E mi riferisco in particolare al mainstream che, mi dicono, ancora in queste ore diffonde la notizia FALSA della scuola di #Minab che sarebbe stata colpita dai missili di #Israele. I filmati diffusi non sono attendibili, non esiste alcun filmato organico di questo incidente che non sia stato fornito dal regime. Quel che ad ora è noto è che vi è stato un lancio missilistico fallito da una base dei guardiani della rivoluzione vicina alla scuola che ha provocato il disastro. Le riprese mostrano che ciò che ha colpito la scuola è stato un lancio fallito di un razzo dei pasdaran, non di Israele o degli Stati Uniti. L’analisi della zona mostra che la scuola si trova al centro di un’area militare piena di basi dei terroristi pasdaran. Le Forze di difesa israeliane non hanno effettuato alcun attacco alla scuola. Ogni altra versione di questa storia È FALSA!
Il punto non è stabilire qui chi abbia ragione sull’origine dell’ordigno. Il punto è un altro: prima si nega che la scuola sia stata colpita, poi si ammette che è stata colpita ma si sposta la responsabilità. Senza alcuna evidenza indipendente pubblica a supporto.
Nel frattempo testate internazionali come il New York Times hanno analizzato i video circolati online e verificato che l’edificio ripreso corrisponde effettivamente a una scuola di Minab. Non hanno potuto stabilire con certezza chi abbia lanciato l’ordigno, perché non dispongono di prove definitive sull’origine del missile. Ma negare che la scuola sia stata colpita, alla luce di queste verifiche, appare quantomeno azzardato.
Sulle vittime vale lo stesso principio: i numeri non sono verificabili in modo indipendente, ma l’esistenza di vittime è stata confermata dalle stesse testate internazionali. Per le vittime, l’origine dell’ordigno non cambia la sostanza dei fatti.
E qui torniamo al punto iniziale: in guerra la propaganda è strutturale. Ogni parte ha interesse a costruire una narrazione. Affidarsi a comunicati stampa di parte o a ricostruzioni di chi non è sul posto, e per di più ha evidenti posizioni politiche, è sempre un errore. Le verifiche serie richiedono tempo, strumenti, accesso ai dati. Nel frattempo l’unica posizione intellettualmente onesta è distinguere tra ciò che è verificato, ciò che è plausibile e ciò che è propaganda. Il resto è tifo.
Un appunto finale. Ho scelto di citare il New York Times non perché sia infallibile, ma perché in questo caso ha fatto ciò che andrebbe sempre fatto: ha analizzato i video, geolocalizzato l’edificio, esplicitato cosa fosse verificabile e cosa no. Hanno distinto i fatti accertati dalle dichiarazioni di parte. Citare articoli che utilizzano formule come “reportedly” o che dichiarano fin dalle prime righe di basarsi su fonti ufficiali iraniane non equivale a presentare una prova indipendente. Significa citare testate che, correttamente, stanno riportando una versione dei fatti attribuendola a una fonte. Presentarle come “fonti che confermano il bombardamento” significa confondere una dichiarazione riportata da altri con una verifica indipendente.
Ed è esattamente questo il punto che vorremmo sottolineare: in guerra le fonti primarie sono quasi sempre di parte. Il lavoro giornalistico serio consiste nel dichiararlo apertamente, non nel trasformare una dichiarazione in una certezza solo perché è stata ripresa da un nome autorevole. Scegliere a chi dare credito non è una questione di simpatia o antipatia. È una questione di metodo: chi distingue tra ciò che è verificato e ciò che è semplicemente riportato, e chi invece no.
maicolengel at butac punto it
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