Senzatetto morto a Desenzano del Garda

Noemi Jane Urso 8 Gen 2016
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Ci segnalano questa notizia del 7 gennaio:

Brescia: senzatetto italiano morto di freddo, a pochi metri il resort che ospita i profughi

Un senzatetto di 56 anni è stato trovato morto questa mattina a Desenzano del Garda, nel Bresciano. L’uomo è morto a causa del freddo poco distante dal ponte ferroviario del paese.
E pensare che a Desenzano del Garda, a pochi minuti di distanza, ci sono giovani maschioni africani in un resort di lusso.

Ok, vediamo cosa è successo in questi giorni a Desenzano. L’Eco delle Valli, testata locale della provincia di Brescia, scrive il 6 gennaio:

Trovato morto a terra, si cerca un’auto “pirata”. Giovedì ci sarà l’autopsia

A Desenzano, sul lago di Garda, è “giallo” per la morte di un uomo di 56 anni, Daniele Leoni, ex insegnante. Il suo corpo è stato trovato senza vita da un passante lunedì mattina in via Mezzocolle. Era riverso sul cordolo della rotonda vicino a un pilone del viadotto ferroviario. All’inizio si temeva fosse un caso di assideramento per la possibile nottata di domenica passata al freddo, ma le indagini dei carabinieri e della polizia locale giunti sul posto hanno sollevato un altro scenario.
Sul corpo, trasportato all’obitorio dell’ospedale di Desenzano per l’autopsia disposta dalla procura e in programma domani, sono state trovate ferite a un omero, lo sfondamento della cassa toracica e una scarpa a pochi metri di distanza. L’ipotesi della magistratura è che l’uomo, in pensione e residente in via Goito, ad alcune centinaia di metri dal luogo del ritrovamento, sia stato investito da un’auto che non si è fermata a prestare assistenza.
Sulla strada sono anche state trovate alcune tracce di lamiera, forse riconducibili al veicolo che le forze dell’ordine stanno cercando. Per questo motivo la procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e omissione di soccorso. Il 56enne, abituato a uscire ogni mattina per raggiungere il bar e l’oratorio, faceva parte di una famiglia molto conosciuta in città.

Non si parla di senzatetto, ma di una famiglia molto conosciuta in città. Si è ipotizzato inizialmente un caso di assideramento ma le indagini successive hanno evidenziato come con tutta probabilità l’uomo sia stato investito. Ma a quanto pare a RiscattoNazionale non interessa l’informazione, bensì la propaganda politica; come ben sappiamo, essendo sito già presente in Black List. Infatti, dopo aver dato una ricostruzione del tutto falsa della vicenda (dubito che siano stati ritrovati due diversi cadaveri vicino alla stazione di Desenzano nello stesso giorno e che non ve ne sia stata fatta menzione in nessuno dei due articoli), RiscattoNazionale continua così, con incredibile dovizia di particolari – anche vagamente improbabili, visto che mentre il senzatetto moriva di freddo, a pochi metri si trovano turiste nordeuropee in piscina:

Il lusso non è mai troppo, per i finti profughi di Renzi. Borgo Machetto, il governo ha affittato questo resort quattro stelle lusso di Desenzano del Garda, per ospitare i sedicenti profughi.
Per i giovani maschi africani, una vacanza all’insegna del relax e del bel vivere, nella struttura scelta per loro dalla Prefettura di Brescia: prato tagliato all’inglese, bracieri accesi sulla terrazza con vista sul campo da golf, bionde turiste del nord europa rilassate nel patio e in piscina.
(…) A questi pseudo albergatori con hotel di lusso lucrano per 35 euro in pensione completa, tasse di anziani e gente normale: ma non vi fate schifo?

La notizia va a mescolarsi con quella della morte, in questi giorni a Pesaro, di Rocco Bonaposta, che ha avuto rilevanza nazionale in quanto ritenuto “clochard” e strumentalizzato a sua volta da pagine a noi ben note come la suddetta RiscattoNazionale e, guarda un po’, VoxNews, ma anche da testate ben più grosse e da numerosi telegiornali: si parla di un italiano senzatetto abbandonato da tutti, senza dimenticare anche in questo caso la vicinanza con un hotel che ospita profughi per il quale i commenti si sprecano. Peccato che anche in questo caso la notizia sia data in maniera parziale e che la madre di Bonaposta abbia precisato che il figlio non era in condizioni di disagio sociale, che aveva un posto dove vivere ed era “amorevolmente accudito”, ma che aveva problemi di depressione che ben poco avevano a che fare – immagino – con la presenza di profughi a pochi minuti dal luogo del ritrovamento del suo corpo. Come scrive pu24.it, una delle poche testate online che ha trovato spazio per pubblicare le parole della madre:

Il rischio è quello di confondere il disagio sociale con il disagio personale. Il rischio è pure quello di strumentalizzazioni che sconfinano fuori dalla pertinenza della tragicità dell’evento in sè. La morte del 42enne Rocco Bonaposta, insegnante e laureato in filosofia, sta facendo scalpore a Pesaro, con un circolo di polemiche che sta seminando dubbi sull’efficacia del sistema dell’accoglienza e dei servizi sociali e che sta allargando la sua cassa di risonanza su scala nazionale. Perchè negli ultimi giorni sono state parecchie le tv e gli organi di stampa nazionali che hanno sottolineato il “controsenso” di una morte all’addiaccio di un italiano a breve distanza dall’albergo adibito a casa di accoglienza per i profughi.
Oggi però sulle edizioni locali di Resto del Carlino e Il Messaggero è la madre di Rocco Bonaposta a intervenire per sedare la “tendenza ad appropriarsi del nome del figlio per battaglie politiche personali“. Parole della signora Laura Ciacci che ha ribadito a chiare lettere: “Mio figlio non era un clochard. Aveva un tetto ed era amorevolmente accudito in casa propria dove viveva con la sottoscritta. Non era abbandonato a sè stesso, era un ragazzo colto, ma fragile. Che purtroppo ha perso la sua autostima per una piaga chiamata depressione. Dalla quale non si guarisce da un giorno a un altro come per un’influenza”.

Pare quindi evidente che la morte dell’uomo investito a Desenzano, cittadino italiano che pagava le tasse, e di un uomo con gravi problemi personali, italiano e con una famiglia amorevole alle spalle, siano entrambe state sfruttate da questi pseudo giornalisti per la loro propaganda politica: ma non vi fate schifo?

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