Sfrattati perché hanno perso il lavoro

maicolengel butac 10 Mag 2018
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sfrattati

Oggi non ci dedichiamo a una singola bufala. Ma in generale vorrei che voi che leggete BUTAC con passione aveste un po’ di elementi per confutare da soli gli articoli che spesso compaiono sui giornali in merito agli sfratti. Anche oggi non mi rendo affatto simpatico, ma spero ci abbiate fatto l’abitudine.

La crisi e gli sfratti

Senza fare nomi riprendo un po’ dei fatti raccontati in uno degli articoli che mi state segnalando in questi giorni.

Il licenziamento, solo l’ultimo di una lunga serie, il lavoro che vacilla e il denaro per pagare l’affitto che diventa un miraggio, lo sfratto che distrugge le ultime speranze di rialzarsi. Poi quella soluzione obbligata, presa dall’oggi al domani: trasferirsi sulla strada. «Ho sempre lavorato persino quando tirare a fine mese significava raccattare i soldi per coprire le spese (l’affitto, le bollette, il supermercato) e nient’altro». «Dopo pochi mesi venivo rimpiazzato e la favola finiva. Poi è successo che una delle ditte che mi aveva assunto da un giorno all’altro è fallita e mi ha lasciato a casa con mesi di stipendio arretrati».

La storia è simile a tante altre che leggiamo sui giornali, tragica, specchio di un Paese in crisi. Ma quanto ci viene raccontato colpisce alla pancia, lasciando completamente a secco la parte giornalistica dei fatti. Vediamo di capirci: in Italia, se non paghi l’affitto, prima che tu venga cacciato di casa passano mesi, molti mesi. Se poi hai anche dei figli, specie se piccolissimi come nel caso in esame, vengono sempre proposte soluzioni alternative, perlomeno per i bambini e la mamma. Soluzioni che non prevedono il salvataggio della famiglia ma la tutela dei piccoli.

Qual è l’iter?

Dunque, prima di tutto io, padrone di casa, posso chiedere lo sfratto solo dopo che tu hai tardato almeno di 20 giorni a pagare l’affitto, trascorsi i quali posso depositare in tribunale la richiesta di sfratto per morosità. L’inquilino però ha tempo fino a che il tribunale non avvia la procedura per pagare, e se lo fa tutto viene bloccato. Lo stesso avviene se paga di fronte al giudice in fase di udienza. Tra la richiesta di sfratto e l’udienza è facile che passino mesi, nei comuni grandi anche molti. In quel periodo ovviamente l’affitto non viene pagato. L’inquilino colto in momento di necessità ha quindi tempo per muoversi, cercare soluzioni alternative, rivolgersi ai servizi sociali. Nei casi a cui ho dovuto obtorto collo assistere io a episodi come questo l’inquilino non l’ha mai fatto, è rimasto saldo al suo posto senza mai cercare aiuti esterni.

L’udienza

Arrivati all’udienza si può richiedere il “termine di grazia” che allunga ulteriormente i tempi, altri 90 giorni (tre mesi) per cercare di pagare l’affitto. Se anche in questo caso nulla succede verrà emessa un’ordinanza di sfratto. Tra l’emissione dell’ordinanza e lo sfratto esecutivo però possono passare altri mesi, perché occorre una squadra capeggiata da un ufficiale giudiziario. Verrà inviata comunicazione all’inquilino, che potrà decidere di non farsi trovare in casa. Se non è in casa la cosa si protrae ulteriormente, con l’intervento della forza pubblica. Lo capite che tutta questa trafila può durare davvero molti mesi, durante i quali si sarebbe in grado di trovare sistemazioni almeno per i bambini? Certo che non è bello, certo che sarebbe favoloso se tutti i Comuni avessero pronte case gratis da dare a chi ne ha bisogno. Ma si tratta di fantasie a occhi aperti.

Oltretutto quando ci sono di mezzo minori la casistica dei rimandi per lo sfratto è ancora più complessa. Per capirci ancora meglio vi riporto quanto riporta La legge per tutti:

Innanzitutto è bene sapere che anche all’inquilino che sia genitore di minori si applicheranno le norme che gli consentono di evitare lo sfratto intimato per morosità anche dopo che il proprietario lo avrà citato in giudizio per ottenerne la convalida.

La legge, infatti, consente di sanare la morosità direttamente all’udienza e lo consente fino ad un massimo di tre volte nel corso di un quadriennio.

Occorre, però, che alla prima udienza il conduttore versi l’importo dovuto per tutti i canoni scaduti e per gli oneri accessori maturati sino a quella data (oneri accessori sono ad esempio le spese per la fornitura dei servizi di gas, acqua, energia elettrica, per il servizio di pulizia, per il funzionamento e l’ordinaria manutenzione dell’ascensore ecc.), importo maggiorato degli interessi legali e delle spese del processo liquidate in tale sede dal giudice.

La legge agevola ulteriormente l’inquilino che si trovi in comprovate situazioni di difficoltà (e tali potrebbero essere quelle derivanti, ad esempio, dall’avere a carico minori) consentendogli di poter ottenere dal giudice di pagare i canoni e gli oneri accessori scaduti, interessi e spese non all’udienza, ma entro un termine successivo non superiore ai novanta giorni (l’udienza verrà quindi aggiornata a non oltre dieci giorni dopo la scadenza del termine di grazia concesso dal giudice per verificare se il pagamento sia stato effettuato; in caso contrario lo sfratto sarà senz’altro convalidato).

Infine, la legge concede un’estrema possibilità per l’inquilino che versi in precarie condizioni economiche (e l’esistenza di figli a carico sicuramente renderebbe le stesse ancor più precarie): la possibilità, cioè, di sanare la morosità non già tre, ma quattro volte nel quadriennio, (morosità non superiore a due mensilità ed insorta dopo la stipula del contratto) ed anche, ogni volta, entro il termine massimo di centoventi giorni dalla prima udienza fissata per la convalida dello sfratto.

Esistono agevolazioni, case popolari (ma pur sempre con affitti da pagare), liste dove iscriversi e così via. Quando si va a verificare col Comune come mai quella famiglia vive in macchina saltano sempre fuori questioni non verificate dal giornalista. Che siano case rifiutate perché troppo piccole, sistemazioni per figli e moglie distanti da quella del marito… e così via. Il giornalista che tutte queste cose non le racconta, che non sembra aver parlato con il Comune di appartenenza o con i servizi sociali non sta facendo un buon lavoro. Non vi sta informando sui fatti. Sta solo cercando la vostra indignazione, il vostro condividere la storia, perché è così che porta a casa la pagnotta.

Non credo serva aggiungere altro.
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