Il 20 giugno 2020 sul blog Medicina a Piccole Dosi (MPD) è apparso un articolo che titola:

Diminuiscono le vaccinazioni, diminuiscono le morti in culla: coincidenze?

Io onestamente vorrei chiudere l’articolo fin da subito, con un bel sì di risposta al titolo scelto dal nostro blogger. Autore che tra l’altro non fa granché, si limita a tradurre in forma riassuntiva un altro articolo, che linka, apparso sul sito Colorado Health Choice Alliance (CHCA), ovvero il sito che raggruppa gli antivaccinisti del Colorado.

Non proprio una delle fonti più affidabili. Ma comunque sono riportati grafici e dati autentici, quindi vale la pena perdere qualche minuto per un approfondimento.

Cherry picking

Siamo di fronte a un classico esempio di cherry picking. Ovvero una selezione precisa di cosa mostrare al proprio pubblico per poter portare avanti la propria teoria. Nei primi sei punti trattati da CHCA raccontano un po’ alla volta quelle che si ritengono essere sei lezioni importanti che abbiamo imparato durante questa quarantena da pandemia. Ve li riassumo a mia volta, con le mie considerazioni, ma trovate linkate le fonti delle mie affermazioni riassuntive in ogni punto.

  1. Nel periodo tra marzo e maggio oggetto dell’analisi c’è stato un picco di morti, verificabile da chiunque. Secondo CHCA sarebbe terminato il 21 maggio rientrando nella normalità. In realtà se guardiamo il grafico dell’OMS i dati non sono ancora rientrati del tutto nella media, pur essendo diminuiti di molto i casi di morti da COVID-19.
  2. CHCA e MPD evidenziano la localizzazione dei morti come un elemento interessante. Perché se si analizza la media delle morti di tutti gli Stati Uniti ci sarebbe stato, nel periodo in esame, un aumento ridotto della mortalità. Solo un 5% in più. Vero: se considero tutti gli Stati, in quel periodo l’aumento è limitato. MPD e CHCA prendono New York, Nord Carolina e Sud Dakota come casi da portare in evidenza. In Nord Carolina e Sud Dakota non c’è stato nessun aumento di mortalità, mentre New York ha avuto uno sbalzo del 130%. Tutto corretto, ma occorre precisare che gli aumenti si sono avuti perlopiù in Stati con una densità abitativa alta, dove non si sono messe in pratica subito misure di contenimento. In Nord Carolina la densità abitativa è di 213,6 persone per miglio quadrato, in Sud Dakota sono solo 10, 7 persone per miglio quadrato. A New York sono circa 27mila. La capite la differenza, vero? La necessità di fare distanziamento sociale è vista in modo diverso quando, per merito della scarsa densità abitativa, un focolaio viene identificato e isolato velocemente.
  3. Secondo CHCA i lockdown non hanno avuto alcun effetto sulla pandemia. MPD riporta in forma acritica tutto ciò: “come già detto, gli stati senza lockdown non hanno avuto in risposta un eccesso nel numero di morti. Nebraska, Iowa, Arkansas, South Dakota e North Carolina. Nessuna di queste! Comunque, concludono gli autori, non sapremo mai se un lockdown meno aggressivo nella città di New York avrebbe potuto cambiare le cose.” Ipotesi buttata là, ma basta vedere cosa dice l’OMS in merito: “We are not out of the woods. Lockdowns and social distancing have gained us time.” (trad. Non siamo fuori pericolo. Le quarantene e il distanziamento sociale ci hanno fatto guadagnare tempo.)
  4. CHCA poi evidenzia come siano gli anziani i più colpiti. Ed è vero. Nulla di nuovo, la fascia più colpita è quella degli over 65. Sotto ai 55 anni la pandemia è stata quasi impercettibile per numero di morti e casi gravi. Tutto corretto. Ma negli Stati Uniti l’età media è di 38,2 anni, ci sono più nascite che morti. Da noi le cose stanno diversamente. L’età media, in crescita costante, al momento è di 44,9 anni, sempre in aumento negli ultimi vent’anni. A un ritmo preoccupante. Abbiamo numeri relativi alle nascite all’opposto che negli Stati Uniti. Da noi il ricambio tra neonati e mortalità è in negativo. Paragonare i due Paesi senza considerare l’età dei suoi abitanti è sbagliato. Quello che può in qualche maniera valere per Paesi con pochi anziani non vale alla stessa maniera in posti in cui gli over 65 che ancora lavorano sono tanti.
  5. CHCA ci ricorda poi che i bambini sono i meno colpiti da forme sintomatiche, gravi o meno: la cosa è nota e confermata da tempo. Siamo di fronte alla classica “scoperta dell’acqua calda”. Ma serviva per introdurre il tema bambini, molto caro a tutti i siti che diffondono teorie antivacciniste. Ci vengono riportati dati ricavati dagli archivi CDC, onestamente ho poca voglia di verificarli uno a uno. Potete farlo voi, partendo da qui.
  6. Sempre parlando di bambini si fa riferimento a un possibile “guadagno” di circa duecento vite alla settimana durante la pandemia. Anche qui ci si appoggia a statistiche consultabili in rete, fornite nell’articolo originale, rimosse su MPD. Quello che fa CHCA è creare dei grafici, mischiando i numeri di una fonte con un’altra. Senza nemmeno aver finito l’anno. Entrando sul sito della CDC nella pagine dedicate ai dati sulla mortalità è chiaramente specificato che i numeri sono basati su quanto trasmesso dagli Stati federali e che, durante la pandemia, non è detto che questi numeri siano sempre accurati. Basare le considerazioni del prossimo punto su quei numeri è scorretto, se non si forniscono anche altri dati al lettore.
  7. Ed eccoci alla ciliegina sulla torta. Dopo averci presentato dati, sempre basati su fonti verificabili, si arriva al punto di chiusura. Quello che dà il titolo all’articolo di MPD. Il settimo punto difatti non è altro che una personale opinione dell’autore di CHCA basata sulle evidenze che ha scelto di presentare ai suoi lettori. Siccome è noto che durante il lockdown c’è stato un crollo nelle vaccinazioni pediatriche, e siccome risulterebbe un numero inferiore di SIDS (Sudden Intant Death Syndrome, morti in culla in italiano), basato però su un aneddoto e non su una fonte verificabile, allora è ovvio che le morti in culla siano causate dai vaccini. Ma le cose non stanno così, il cherry picking è evidente. Si evita di raccontare che negli Stati Uniti le morti in culla sono in calo costante e notevole da anni. Nel 2017 il TIME titolava:

    Infant Deaths Continue to Drop in the U.S.

    Nel 2018 è uscito una review inglese sulle morti in culla, dove viene chiaramente spiegato che la maggioranza di quelle analizzate sono causate da violenze domestiche, problemi di salute mentale e abuso di sostanze. Lo studio riportava come in molti casi basti una comunicazione diretta con le famiglie che hanno comportamenti a rischio per salvare molti bambini. Purtroppo lo studio inglese evidenzia come in UK la comunicazione pediatrica in questo campo abbia ancora molta strada da fare. Negli Stati Uniti, invece, secondo il TIME la situazione è in via di progressivo miglioramento, con un calo che nel 2017 è stato del 29% rispetto ai numeri del 2005. Si parla di circa 1400 bambini all’anno (secondo le stime del 2017) negli Stati Uniti. Per concludere voglio riportare le parole dell’Istituto Superiore di Sanità:

    Numerosi studi, sia americani che europei, hanno permesso di escludere la correlazione tra la somministrazione di vaccinazioni e la Sids. Il sospetto che potesse esserci correlazione tra questi due eventi nasceva dall’intenso porgramma di vaccinazione cui sono esposti i neonati nei primi mesi di vita e il fatto che la Sids si manifesta, principalmente, proprio tra i neonati di età compresa tra 1 e 6 mesi.

     

Non credo sia necessario aggiungere altro. Anzi, qualcosa in chiusura ve la lascio, il MENSA Italia ha realizzato un bel video sulle fallacie argomentative, guardatelo, condividetelo, e divertitevi a scoprire quali e dove vengono regolarmente usate per portare avanti le proprie tesi spacciate come insindacabili verità.

 

maicolengel at butac punto it

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