chemio

L’altro giorno vi ho raccontato della manipolazione dei dati riportata dal blog di Maurizio Blondet sulla chemioterapia. Un nostro assiduo lettore mi ha fatto notare che si può andare oltre nell’analisi degli studi, cercando di fare ulteriore chiarezza su alcuni dei numeri che vengono spesso citati a dimostrazione che la chemio fa male.

chemio-sopravvissuti5anni

La tabella riportata qui sopra viene da qui, ovvero dallo studio che mostra i dati sulla sopravvivenza a cinque anni. Su ChrisBeatcancer linkato poco sopra potete trovare lo studio intero. Studio che viene descritto così:

The 5-year relative survival rate for cancer patients diagnosed in Australia between 1992 and 1997 was 63.4% (95% CI, 63.1e63.6) [30]. In this evidence-based analysis, we have estimated that the contribution of curative and adjuvant cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adults is 2.3% in Australia and 2.1% in the USA”

Quindi è uno studio che riguarda chemioterapie di oltre vent’anni fa, nel frattempo i farmaci si sono evoluti, pur non avendo ancora trovato valide cure alternative la ricerca non si è mai fermata, portando progressi che questo studio non tratta.

Ma procediamo oltre, in alcuni casi come potete verificare è riportata una sopravvivenza pari a zero. Lo stesso Blondet citando questo studio ci racconta:

Uno studio colossale. Sono stati  seguiti per 14  anni 155 mila pazienti americani ed australiani  colpiti da  tumore. Alla fin fine,  i ricercatori concludono che 3.306 di questi sopravvissuti a cinque anni possono  ragionevolmente essere attribuiti alla chemio.   3,303 su 154.971 pazienti, significa un tasso di ‘guarigioni’ del 2,3 per cento in Australia e del 2,1  in Usa. A che scopo prescrivere – e obbligatoriamente –  un medicinale che mette l’inferno nel corpo del paziente (come disse il professor Staudacher), per un tasso di guarigioni del 2 per cento? Qualunque cura di ciarlatano può vantare un 2%, se tenesse le statistiche dei suoi pazienti.

Eh no, scusate ma se qua dobbiamo parlare di ciarlatani io ho in mente un nome ben preciso. Ma andiamo a vedere cosa ci dice lo studio rispetto a cosa ci racconta Blondet. I numeri citati nella tabella come ci viene spiegato nello studio stesso:

We undertook a literature search for randomised clinical trials reporting a 5-year survival benefit attributable solely to cytotoxic chemotherapy in adult malignancies.

Abbiamo intrapreso una ricerca bibliografica per gli studi clinici randomizzati di segnalazione di un beneficio di sopravvivenza a 5 anni imputabile alla sola chemioterapia citotossica nei tumori adulti.

Ovvero si è tenuto conto di coloro che sono sopravvissuti oltre i cinque anni per merito del solo trattamento chemioterapico. Quindi non si è tenuto conto in alcuna maniera di quelli che sono sopravvissuti per merito di interventi chirurgici o altro. Nella tabella sono riportati TUTTI i possibili casi di cancro, anche quelli per cui la chemioterapia non è necessaria.

Lo stesso studio da cui tutti estrapolano la tabella ci spiega le cose come stanno:

Most people with head and neck cancer are treated for cure with radical surgery, radiotherapy, or a combination of both. Three meta-analyses were identified , which did not show any benefit from adding chemotherapy to radical radiotherapy with or without surgery. A subgroup analysis of a more recent meta-analysis showed a 4% overall improvement in survival with concurrent radiotherapy and chemotherapy.

Quindi la chemioterapia è uno dei sistemi usati, ma si sfrutta anche la chirurgia, i numeri della tabella riportano solo i sopravvissuti per merito della chemio, quelli che sono sopravvissuti per merito dei trattamenti chirurgici non sono contemplati, ma questo Blondet evita di spiegarcelo.

Il primo caso con percentuale di sopravvivenza zero a cinque anni è quello del tumore al pancreas, purtroppo uno dei tipi di tumore con diagnosi più nefasta, e che la scienza ci spiega fin da subito che se non trovato in tempo, ad oggi, non lascia grandi speranze.

Ma dopo il pancreas vediamo il sarcoma epitelioide, dove invece la terapia più usata per la rimozione/cura è quella chirurgica, quindi chi sopravvive a cinque anni dalla diagnosi non lo fa per merito della chemio, ma per merito di un intervento chirurgico atto a rimuovere il tumore in questione.

Poi si passa al melanoma della pelle (l’ha avuto anche mia madre) anche qui il primo passo è la rimozione chirurgica, se il tumore è troppo diffuso si ricorre anche a radio e chemioterapia, anche in questo caso purtroppo se la diagnosi arriva troppo tardi l’aspettativa a cinque anni è bassa, ma non A CAUSA del trattamento, bensì del progredire della malattia.

I tumori dell’utero, anche qui si tratta di casi in cui i trattamenti principali sono chirurgici atti a rimuovere il tumore, la chemio viene usata per pazienti a uno stadio molto avanzato.

Prostata, anche qui la chemioterapia esiste solo ed unicamente come terapia palliativa, non è una cura, il carcinoma della prostata lo si tratta perlopiù con trattamento chirurgico e radioterapie.

Non è mia intenzione tediarvi fino in fondo alla lista, credo abbiate colto il succo. La faccenda è simile nei casi in cui vediamo una percentuale bassissima di sopravvivenza. Lo spiega lo stesso studio via via che elenca tutte le tipologie.

I tumori di testa e collo ad esempio:

Most people with head and neck cancer are treated for cure with radical surgery, radiotherapy, or a combination of both… The benefit from chemotherapy will only be seen for those with stage III and IV disease

Ovvero la chemio ha senso ed ha qualche effetto di allungamento delle aspettative di vita solo in pazienti molto avanzati per cui l’intervento chirurgico e la radioterapia non possono più bastare.

Il tumore dell’esofago invece è purtroppo uno dei più cattivi, la speranza di vivere oltre i cinque anni (nel 1997) era inferiore al 10% dei diagnosticati. Oggi si parla del 15%. Le cose sono un po’ migliorate, ma davvero poco, senza che sia colpa della chemioterapia.

Non voglio procedere oltre, come ben sapete e cerco di ripetere spesso non sono un medico, il mio compito è solo rendervi più facile la ricerca delle informazioni. Avere più curiosità nell’analisi delle notizie che vi vengono riportate, stuzzicare in voi la voglia di una ricerca più approfondita. Senza fidarvi dell’ennesimo blog di disinformazione.

Credo d’avervi fornito sufficienti punti di discussione e confronto.

maicolengel at butac punto it

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