chemio

L’avevamo lasciato qualche giorno fa mentre ci riportava teorie astruse sui false flag americani che subito lui volta pagina e cambia argomento… di chi sto parlando? Ma di Maurizio Blondet, ovviamente, il suo blog è uno di quelli che ultimamente mi segnalate di più.

Quanti stecchiti dalla chemio. E dai giornalisti ignoranti.

cattura

Il titolo è di quelli forti, che spaventano, che insinuano l’ansia nel lettore ammalato, magari convincendolo a seguire terapie alternative. Butac di secondo nome fa curiosone, e come sui false flag vado a cercarmi l’articolo originale, perché tutto quanto ci riporta Blondet sono opinioni sue e di altri, ma si basano tutte solo ed unicamente sullo studio riportato dal Lancet.

La rivista scientifica, come ci spiega Blondet, riprende uno studio fatto dalla sanità inglese, quindi in pochi secondi ho trovato sul sito del Governo britannico il comunicato che riporta i risultati dello studio e tutte le evidenze risultate al termine dello stesso.

The study looked at all women with breast cancer (23,228 patients) and all patients with the most common form of lung cancer (9,634 patients) treated with chemotherapy in England in 2014. It examined how many of these patients died within 30 days of the start of their most recent chemotherapy.

Lo studio ha esaminato tutte le donne con cancro al seno (23.228 pazienti) e tutti i pazienti con la forma più comune di cancro al polmone (9.634 pazienti) trattati con la chemioterapia in Inghilterra nel 2014. Ha esaminato quanti di questi pazienti sono morti entro 30 giorni dall’inizio della loro più recente chemioterapia.

La descrizione dello studio è la stessa che ci riportava Maurizio, quindi fin qui tutto bene, e sono uguali anche le percentuali di decessi: circa l’ 8,4%  dei pazienti col cancro ai polmoni e il 2,4% delle pazienti col cancro al seno sono deceduti entro trenta giorni dalla chemioterapia più recente. Ma da qui in poi lo studio e l’articolo di Blondet prendono direzioni diverse. Il Lancet pubblica tutto lo studio, e sulla pagina del Governo britannico vengono messe bene in evidenza quelle che sono le scoperte più importanti. Ve le riporto già tradotte, ma le trovate al link di cui sopra.

  1. La maggior parte delle persone che sono morte entro 30 giorni stava ricevendo cure palliative (in cui il cancro non può essere curato e la chemioterapia è data per alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita): 569 pazienti con cancro al seno e 720 pazienti affetti da cancro del polmone.
  2. C’era anche un piccolo numero di morti in quei pazienti sottoposti a terapia con l’intenzione di curare: 41 malati di cancro al seno e 53 pazienti affetti da cancro del polmone.
  3. Non ci sono stati ammassi di questi decessi. La maggior parte degli ospedali non ha avuto decessi tra i pazienti che si sperava di curare; quei morti erano sparsi tra 53 cliniche (poco meno della metà del totale).
  4. I pazienti più anziani con malattia più avanzata, che avevano anche altre malattie e uno status generale peggiore, sono stati quelli con più probabilità di morire.
  5. I pazienti con un elevato indice di massa corporea (BMI) hanno avuto minor probabilità di morire rispetto a quelli con un basso indice di massa corporea.
  6. I pazienti hanno avuto più probabilità di morire quando è stato somministrato loro il primo ciclo di chemioterapia.
  7. I tassi di morte precoce da studi clinici nel trattamento del cancro del polmone (non a piccole cellule) con intento curativo sono circa lo 0,8%. Lo studio ha riscontrato un tasso di mortalità più vicino al 3% in tutto il NHS.
  8. Lo studio ha trovato 7 ospedali nel trattamento del tumore al seno e 5 nel trattamento del cancro del polmone con l’intento di curare in cui la percentuale di rischio di mortalità (tenendo conto dei nuovi dati su ogni paziente trattato) è stata al di fuori dei limiti di confidenza attesi.

Quindi per tradurre in parole povere: su 610 morti per cancro al seno e 773 morti per cancro al polmone solo 94 avevano speranze di guarigione, fin dalla partenza, tutti gli altri decessi sono di pazienti che erano condannati a cure fatte solo per alleviare il dolore e migliorare la qualità della vita per il tempo restante.

Abbiamo 32,862 pazienti messi sotto esame, di questi 1383 muoiono a trenta giorni dall’ultima chemioterapia (che spesso coincide col primo ciclo), di quei 1383 solo 91 avevano speranze di cura, gli altri sapevano di avere una sentenza terminale. Non sono andato a leggermi tutto lo studio, per sapere quanti dei 32.862 iniziali fossero sottoposti a cure palliative, ma mi pare chiaro che comunque la percentuale dei morti inaspettati sia bassa, circa lo 0,27%.

Vi riporto l’interpretazione dei dati riassunta pubblicata da Lancet, giusto per completezza:

I nostri risultati mostrano che diversi fattori influenzano il rischio di mortalità precoce del cancro della mammella e del polmone pazienti in Inghilterra e che alcuni gruppi sono a un sostanziale aumento del rischio di mortalità a 30 giorni. L’identificazione degli ospedali con tassi di mortalità a 30 giorni significativamente più elevati tassi di mortalità dovrebbe promuovere una revisione del processo decisionale clinico in questi ospedali. Inoltre, i nostri risultati sottolineano l’importanza di raccogliere dati di routine al di là degli studi clinici per comprendere meglio i fattori che immettono i pazienti a più alto rischio di mortalità a 30 giorni, e, infine, migliorare il processo decisionale clinico. I nostri approfondimenti sui fattori che influenzano il rischio di mortalità a 30 giorni aiuteranno i medici nei trattamenti e i pazienti nel prevedere l’equilibrio dei danni e dei benefici connessi con il trattamento sistematico anti cancro (SACT).

Credo di avervi riportato tutto nella maniera corretta, per approfondimenti suggerisco di seguire i link forniti nel testo.

Non sono medico e quanto riportato qui sopra, come sempre, è frutto della verifica dei fatti e delle fonti, se ho fatto errori di traduzione la colpa è solo mia, ma se le fonti riportano, in parte, cose diverse da quelle su cui ha espresso le sue opinioni Maurizio Blondet non è un problema mio.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon! Può bastare anche il costo di un caffè!