Brigitte Macron e la “transvestigation”: una bufala dall’impatto internazionale

Dalla Francia agli Stati Uniti, l'incredibile storia di una notizia falsa che da anni perseguita la Première dame di Francia. La battaglia di Brigitte Macron in un caso che solleva domande cruciali sul ruolo della disinformazione transnazionale

Beatrice 10 Ott 2025
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Una notizia falsa, un processo di disinformazione transnazionale e provvedimenti legali che sembrano l’unico modo per far tacere l’accanimento online. Brigitte Macron fornirà prove scientifiche e fotografiche in un tribunale americano per porre fine ad anni di accuse e speculazioni sulla sua identità di genere. La decisione nasce nell’ambito del processo che i coniugi Macron hanno intentato contro l’influencer trumpiana Candace Owens, che nel suo documentario in sei episodi ha rilanciato una bufala che da anni perseguita la Première dame di Francia: quella secondo la quale sarebbe nata biologicamente uomo.

Il fenomeno che ha travolto Brigitte Trogneux, moglie del presidente Emmanuel Macron, ha un nome e delle caratteristiche precise. Transvestigation” è un termine che nasce dall’unione di “transgender” (persona la cui identità di genere non corrisponde al sesso assegnato alla nascita) e “investigation” (indagine). La parola fa riferimento a una teoria del complotto secondo cui molte celebrità e persone di spicco, in particolare figure pubbliche, sarebbero in realtà donne transgender, mascherate da donne “cisgender” (cioè nate e identificate come tali).

Questa “indagine” consiste principalmente nell’analizzare foto, video e altri dettagli fisici delle persone prese di mira, come le proporzioni del corpo, la struttura ossea o la forma del cranio, per cercare “prove” che supportino la tesi. Le conclusioni sono basate chiaramente su interpretazioni pseudoscientifiche, fuorvianti e non veritiere, e proprio per questo chi è coinvolto fatica a smentire le voci online.

Nel caso della first lady d’Oltralpe, la notizia disinformativa sembra essere iniziata a circolare nel 2021 e negli anni se ne sono occupati anche Facta, Open e Bufale.net.

A diffonderla per prima, secondo le ricostruzioni, sarebbe stata l’autodefinitasi “giornalista freelance” Natacha Rey.

Grazie a una serie di video su YouTube e tweet divenuti virali, Rey ha diffuso la bufala che ha convinto milioni di utenti: Brigitte Macron sarebbe appunto una donna transgender, il cui nome di nascita, o dead name, corrisponderebbe a “Jean-Michel Trogneux“. Le prove di questa verità ricostruita? Foto d’infanzia e dell’adolescenza di Jean-Michel pre-transizione, che fugherebbero ogni dubbio. Peccato che quello ritratto nelle immagini sia in realtà il fratello di Brigitte, che insieme a lei ha avviato un’azione legale contro Natacha Rey e un’altra donna, la medium Amandine Roy, per aver diffuso questa informazione falsa. Sebbene in primo grado le due donne siano state condannate per diffamazione e multate, nel luglio 2025 la Corte d’Appello di Parigi ha ribaltato la sentenza e le ha assolte, ritenendo che le loro affermazioni non rientrassero nella definizione legale di diffamazione e che avessero agito secondo il principio della “libertà di parola”.

Fine della storia? Purtroppo no. Come abbiamo visto, nel 2025 il complotto ha acquisito nuova linfa grazie al documentario di Candace Owens. Proprio grazie a lei la bufala ha assunto portata internazionale.

Ma perché questo accanimento contro Brigitte Trogneux? I motivi sono principalmente due. Il primo è la sua storia con Emmanuel Macron. I due, infatti, si sono conosciuti quando lei era la sua insegnante al liceo e lui era ancora minorenne. Sebbene la loro relazione sia iniziata in seguito, la differenza di età e il contesto in cui si sono incontrati sono stati spesso oggetto di discussione e critiche.

Il secondo è la relazione sempre più tesa tra la Francia e gli Stati Uniti. Le divergenze dei due Paesi riguardo al futuro dell’Ucraina potrebbero essere parte dell’attacco alla Première dame. È un fenomeno comune che, in contesti di disaccordo politico tra nazioni, le figure pubbliche che rappresentano i Paesi coinvolti diventino bersagli di teorie del complotto, utilizzate come armi per minare la credibilità e l’autorità di un avversario politico o per delegittimarne le posizioni.

La vicenda di Brigitte Macron non è solo una storia di gossip o di pettegolezzi politici. È un esempio emblematico di come la disinformazione, sfruttando le tensioni politiche e sociali, possa trascinare i capi di Stato e i loro familiari in un tunnel di attacchi personali e infondati. In un’epoca in cui la verità è sempre più manipolabile, la battaglia legale intrapresa dai Macron non riguarda solo la loro sfera privata, ma rappresenta un monito sulla necessità di difendere i fatti e contrastare l’odio online.

Beatrice D’Ascenzi

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