Uccidono i malati con pistole e mitra #COVID-19

maicolengel butac 24 Feb 2020
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Un amico mi ha girato un video che gli è arrivato su Whatsapp.

Nel filmato si vedono tre persone a fianco di un auto della polizia cinese, tre persone che si stanno armando mentre sopra i vestiti indossano camici e mascherine protettive. Gli stessi tre soggetti si vedono poi camminare armi in pugno per le strade di un luogo non geolocalizzato dagli autori del video, la Cina è vasta. Poi si vedono quelli che sembrano essere operatori sanitari prendersi cura di persone sdraiate per terra, in sottofondo si sentono quelli che sembrano spari. Infine si vedono due persone presumibilmente morte e altre persone nelle vicinanze.

Quanto segue non è farina del mio sacco, ma un riportare in forma riassuntiva, dopo avere verificato ogni fonte, un debunking in inglese già fatto da colleghi indiani.

I tre pistoleri

Il primo spezzone video trova la strada della viralità grazie alle tonnellate di siti con dominio .ru che lo rilanciano a tutto spiano, ne ho trovati davvero tanti che con poche stringate spiegazioni, o ancor meglio nessuna, l’hanno condiviso tra il 31 gennaio e il 2 febbraio. Di questi due spezzoni l’unica cosa che si può dire è che si vedono tre persone con camici protettivi e mascherine armarsi. Non si vede nessun altro quando ci sono i tre armati. I colleghi indiani hanno trovato un tweet dove un utente sostiene si tratti di un vecchio video:

这是2018年浙江省义乌市一街道有2人被疯狗咬伤,猎捕疯狗的记录。可以验证,视频中的语言是义乌方言。

Secondo il tweet si tratterebbe di poliziotti che stanno andando a eliminare dei cani randagi affetti da rabbia che avrebbero attaccato persone nei dintorni, e il video risalirebbe al 2018. Io ho cercato un po’ di più e ho trovato un’altra storia: secondo altri  commentatori cinesi si tratterebbe della squadra che ha catturato un assassino.


Pare che il 26 gennaio il colpevole di un omicidio di 19 anni fa sia stato identificato, e catturato indossando tenute protettive in quanto sembra che lo stesso avesse febbre e sintomi compatibili col Covid-19.

Non avendo però trovato fonte verificata per nessuna delle due storie mi limito a riportarvele. I colleghi indiani però hanno potuto verificare la provenienza del video grazie al numero della polizia sul tetto, e andare a cercare notizie in loco. La stampa locale in inglese riporta:

Le cure per strada

Nel secondo spezzone i tizi armati non ci sono più, in compenso vediamo gente sdraiata in terra, e persone in tenuta da operatori sanitari occuparsi di loro. Non c’è traccia dei tre poliziotti con le armi. I colleghi indiani hanno trovato la fonte di questo video. Che spiega che si tratta di un paesino colpito dall’infezione quando ancora non erano state prese tutte le misure di contenimento. Difatti nel video molti sono senza tenute protettive o mascherine. Secondo la fonte i botti sullo sfondo sono i fuochi d’artificio per il capodanno cinese, festeggiamenti che durano giorno e notte. Il video è stato girato proprio il 25 gennaio e pubblicato online il 26.

La vittima dei pistoleri

Il terzo spezzone invece mostra tutt’altro, nel video editato originale si vuole dare a intendere che il corpo che vediamo è quello di un malato ucciso dai tre tizi del primo spezzone, ma è una bufala. Questa parte l’aveva trattata la redazione dedicata al debunking di France24: Les Observateurs, dove spiegano che si tratta di un morto per incidente in moto. Incidente avvenuto nella città di Wuzu il 29 gennaio 2020. Su France24 c’è copia del comunicato stampa della polizia, ricevuto grazie a un cinese che li ha aiutati nella verifica dei fatti.

Il merito quindi è tutto dei colleghi sopra citati, io ho solo cercato di riassumere.

Concludendo

Questo genere di informazione distorta e manipolata circola sempre di più su social come WhatsApp. Vi vorrei ricordare che insieme a Telegram e tutti gli altri servizi di messaggistica che prevedono l’utilizzo dei gruppi, quindi social, stanno diventando uno dei canali preferiti per la veicolazione della disinformazione. Purtroppo si tratta di piattaforme dove è impossibile limitare la diffusione di un contenuto, a meno di un intervento pesante da parte di chi le gestisce. Dall’altra parte si tratta di piattaforme più dirette e personali rispetto ai social come Facebook, dove se ricevo un messaggio da un amico che ha il mio contatto (numero di cellulare) mi viene più facile fidarmi e ricondividere indignato.

Purtroppo non ho una ricetta per limitare oggi la questione, l’unica è rimboccarsi le maniche e iniziare davvero a prevedere seri corsi per affinare lo spirito critico nelle nuove generazioni. Tante regioni stanno chiudendo le scuole per la prossima settimana, che non sia il momento buono per i docenti per prendersi un attimo per studiare un po’ meglio il problema dell’Information disorder? A tanti non farebbe male.

maicolengel at butac punto it
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